lunedì 4 maggio 2009

Busta con tre proiettili per Ciancimino e due pm

di Salvo Palazzolo

Nuove minacce per Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco Vito, che ha deposto al processo Mercadante. Dieci giorni fa, gli è stata recapitata una lettera che conteneva tre proiettili e delle foto: quella sua, e dei pm Di Matteo e Ingroia. Ciancimino junior svela che il padre mediò per evitare una punizione esemplare, chiesta dal boss Cannella a Provenzano, all'amante della moglie di Mercadante


Massimo Ciancimino depone per la prima volta in aula nella sua nuova veste di grande accusatore: parla per quattro ore contro l´ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante. Ma non a Palermo: la seconda sezione del Tribunale si è spostata ieri a Milano, per motivi di sicurezza. "Ho ricevuto diverse minacce - precisa Ciancimino - l´ultima dieci giorni fa. Nella città in cui mi trovo ho ricevuto una lettera anonima con tre proiettili e la foto mia, quelle dei pm Di Matteo e Ingroia. C´era pure un biglietto - spiega Ciancimino junior - diceva che mi sto mettendo tutti contro, magistrati, imputati e istituzioni. E pure che non avrei avuto molta strada e che avrei incontrato altro tipo di proiettili".

Il giovane Ciancimino risponde alle domande del pm Nino Di Matteo. Spiega di aver saputo dal padre di un incarico ricevuto da Provenzano, negli anni Ottanta, per mediare su una questione delicata: la relazione fra la moglie di Mercadante e l´imprenditore Enzo D´Amico. Il boss Tommaso Cannella, parente di Mercadante, chiedeva una punizione esemplare per D´Amico. Che però è nipote di un altro boss nel cuore di Provenzano, Pino Lipari. Così Ciancimino decise: "L´amante vada via da Palermo per tre anni. Poi, con un "indultino", dopo un anno venne fatto rientrare". Di questa vicenda Ciancimino junior dice di aver saputo anche dalla figlia di Mercadante, con la quale fu fidanzato.

Il racconto dell´accusatore ripercorre poi periodi più recenti. "Almeno tre volte, fra il 1999 e il 2002, ho visto Provenzano nella casa romana dove mio padre era ai domiciliari, vicino a piazza di Spagna. Mio padre era certo che ci fosse uno pseudo-accordo in base al quale Provenzano si poteva muovere tranquillamente, in Italia e all´estero". A Palermo l´ex sindaco aveva quattro linee telefoniche, spiega il figlio: "Su una riceveva le chiamate solo di quattro persone. Una era l´ingegnere Lo Verde, Provenzano".

da repubblica.it

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