venerdì 10 aprile 2009

I corvi tornano a gracchiare nella procura di Palermo


di Benny Calasanzio

La notizia di per sè fa effetto, fa impressione. La procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati, con l'ipotesi di fittizia intestazione dei beni di un boss, Sergio Sacco, cognato del Procuratore e capo della DDA di Palermo, Francesco Messineo. Il cognato di Messineo era stato più volte indagato, in passato, per mafia, ma è stato sempre scagionato. Il che non depone a suo favore, e per me rimane un mezzo mafioso, ci siamo?

Uno però legge questa notizia e dice: cavolo, ma con che faccia questo guida ora la direzione distrettuale antimafia? Se nella famiglia di un mafioso qualcuno diventa sbirro o si pente gli sterminano parenti e amici. E se è uno sbirro ad avere queste grane?, che un suo familiare è colluso? La tentazione di chiedere a Messineo di farsi da parte è primaria. Se però uno riflette un attimo capisce tante, tantissime cose. La parentela disgraziata del dottore Messineo era cosa nota ai tempi dell'insediamento del procuratore capo a Palermo. Il Csm l'aveva vagliata e l'aveva ritenuta ininfluente quando già Sacco era stato colpito da indagini: cosa c'entrava Messineo se aveva un cognato "malacarne"? Poteva influire ciò nella sua azione? No disse il Csm e no dissero coloro che con Messineo avevano lavorato e gli avevano riconosciuto una grandissima capacità. Francesco Messineo arriva in una procura spaccata in mille pezzi dalla gestione di Piero Grasso e con pazienza, con perseveranza riesce nell'impresa impossibile di ristabilire la pace, ma soprattutto il ricircolo delle informazioni, la condivisione delle conoscenze che a Palermo era morta con Falcone e con Borsellino. Decollano le indagini e si tornano finalmente ad indagare anche i colletti bianchi. Questo fino a quando non capita per le mani dei magistrati palermitani uno che tutti snobbavano, che consideravano "mezzatesta": Massimo Ciancimino, figlio del politico boss corleonese Vito, padre padrone e distruttore di Palermo. Il giovane viveur, arrestato e condannato per riciclaggio, da qualche tempo ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria e sta raccontando al giudice Antonio Ingroia particolari importantissimi: dalla data della trattativa Stato-mafia che qualcuno voleva portare dopo la strage di Via d'Amelio e che Ciancimino junior invece anticipa (motivando in questo modo la necessità di ammazzare per questo Borsellino), alle tangenti d'oro donate ai politici, tra i quali Carlo Vizzini, addirittura ex membro della commissione antimafia. Sarà un caso, ma è proprio da quando i magistrati stanno spremendo Ciancimino che qualcuno sta gracchiando. Da quel momento viene fuori il cognato dimenticato di Messineo e sono certo che qualcosa colpirà presto anche il giudice Ingroia. Vediamo. Aspettiamo. Intanto a me, con tutto il rispetto per i registi e per gli attori di questa soap, non me la fanno.

da bennycalasanzio.blogspot.com

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