mercoledì 4 marzo 2009

Massimo Ciancimino: dopo le stragi del '92 la mafia ha ripreso vigore

di Silvia Cordella

Sarà interrogato il 23 marzo a Bologna Massimo Ciancimino, imputato per riciclaggio, tentata estorsione e intestazione fittizia di beni, nel suo processo che si sta celebrando in secondo grado, con rito abbreviato, davanti alla quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo. La decisione della trasferta è stata presa dal collegio presieduto dal giudice Rosario Luzio in seguito ad una nota giunta dal procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, il quale aveva chiesto che per “la serenità” dell’imputato, il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, fosse ascoltato lontano da Palermo. La decisione di Messineo si rifaceva a una serie di atti intimidatori di cui è stato vittima proprio Ciancimino e per i quali si sta ancora indagando. L’ultimo in ordine di tempo avvenuto lo scorso dicembre, all’esordio del suo primo appuntamento dinanzi al Collegio. L’imputato era stato sentito nel capoluogo siciliano dai giudici dell’appello (“alla luce del cammino collaborativo del Ciancimino”) dopo che nuovi elementi sarebbero emersi sugli affari della società “Gas spa”, riconducibile, almeno per la parte societaria del gruppo del prof. Lapis, alla reale titolarità di Don Vito Ciancimino. I nuovi spunti sarebbero quelli affioranti dal racconto dello stesso imputato in altri interrogatori resi nei mesi scorsi ai pm Nino Di Matteo e all’aggiunto Antonio Ingroia, trasmessi alla Procura Generale per la parte che le interessa.
Attraverso i suoi legali (avv. Dominici e Mangano) l’imputato aveva anche lamentato la scomparsa di un fascicolo d’intercettazione ambientale “decisivo” ai fini del verdetto che non era stato acquisito dalla Corte d’Appello trattandosi di registrazioni venute male o introvabili. In quei fascicoli, ora in mano alla Procura, vi sarebbero suggerimenti che possono spiegare molte cose, forse anche la consapevolezza di altri soci nella gestione mafiosa dell’azienda. Di questo ne è convinto Ciancimino che più volte si è detto deluso della disparità con la quale la Corte avrebbe continuato a valutare le due compagini societarie della Gas spa, quella del gruppo Brancato e quella del gruppo Lapis. Quest’ultimo chiamato di recente in Procura per rispondere alle domande dei magistrati della Dda: Di Matteo, Ingroia, Buzzolani e Sava, in ordine a fatti che potrebbero aprire la porta a vecchie o nuove indagini antimafia.
Circostanze diverse quindi che attengono al processo per riciclaggio ma che conterrebbero sfumature indizianti ancora tutte da chiarire. Un fatto è certo, dietro il mantello protettivo del vecchio Don Vito, non solo Provenzano ha concluso affari e stretto alleanze. Altri nomi per ora restano nell’ombra. Provocatoriamente aveva domandato lo stesso Ciancimino “come è possibile che l’altra parte della società che per ventisette anni ha gestito le trattative con i fornitori e con le ditte subappaltanti non sapesse nulla?”. La risposta sarebbe – secondo il figlio di Don Vito - da ricercare nella “logica di potere delle caste” che condizionano fortemente ampi settori istituzionali, non ultimo quello della giustizia che, “con sentenze a senso unico”, non hanno fatto altro che affermare “l’intoccabilità dei soliti potentati palermitani” suscitando il “disprezzo delle persone” verso i vari organismi che rappresentano lo Stato. Un commento che Ciancimino junior ha scritto in merito alle ultime dichiarazioni dell’aggiunto Antonio Ingroia (quotidiano online “livesicilia.net), rilasciate nell’ambito dell’ultima operazione antimafia “Senza Frontiere” di Villabate. Avallando le considerazioni del magistrato sul consenso sociale che per decenni ha rigenerato il fenomeno mafioso (permettendogli di “accedere al cuore della vita politica, economica e sociale della città”), Ciancimino ha poi puntato il dito anche contro il “palazzaccio”. “Mi creda dott. Ingroia che nei vostri palazzi certamente non si è lavorato al meglio. Di marcio nei vostri palazzi c’è ancora tanto - ha detto - sentenze come la “mancata perquisizione del covo Riina” “l’agenda rossa del Dott. Borsellino” e altre assoluzioni prive di senso logico e giuridico, palesano fratture interne alla procura che non è mai riuscita a sanare per scendere unita e compatta contro il fenomeno mafioso”. Ciancimino, che ha assunto il ruolo di testimone della Procura nell’inchiesta sulla “Trattativa” intercorsa nel 1992 tra gli uomini del Ros e Cosa Nostra (attraverso la mediazione di suo padre, ndr), ha così continuato: “non basta ‘catturare Provenzano’ se poi non si spiega come si sia riusciti a far sì che per 37 anni potesse girare liberamente, meglio non parlare della cattura di Riina. Circostanze che ci riportano a quelle alleanze di cui il capo di Cosa Nostra in tutti questi anni ha beneficiato per curarsi, fare affari, evitare gli arresti e anche cambiare la linea “politica” della sua organizzazione criminale trasformandola, dopo la cattura di Riina, da bassa macelleria mafiosa a mafia dei “colletti bianchi”.
“Il malessere sociale è la forza ed il concime di qualsiasi organizzazione criminale – ha continuato - se lo Stato non recupera in tal senso, il sacrificio di tanti Vostri colleghi non sarà servito a niente”. D’altra parte ha precisato Ciancimino “ben vengano organizzazioni come ‘Addio Pizzo’ e tante altre che cercano di far rivivere la cultura della legalità” ma “quello che non riesco proprio a capire è come mai nel 1992, quando il sacrificio di pochi eroi primi fra tutti Falcone Borsellino e tanti altri tra uomini delle istituzioni e semplici cittadini, aveva fatto perdere alla mafia quasi tutto il consenso anche quello delle persone più vicine, lentamente, con la nuova politica non stragista, già detta ‘del silenzio’ voluta dal Provenzano e con una serie di inspiegabili silenzi anche da parte delle istituzioni, il consenso ha ripreso vigore”. Argomenti questi, di cui il figlio ribelle dell’ex sindaco di Palermo, parlerà quando sarà chiamato in aula a testimoniare al processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, imputati per favoreggiamento a Cosa Nostra in seguito alla mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso nel 1995.

da antimafiaduemila.com

Nessun commento: