lunedì 9 marzo 2009

Il "Piano casa" del Governo. Grandi ville per tutti


di Marco Cedolin

Il governo continua ad interpretare in maniera molto singolare la crisi economica, sia per quanto concerne le sue reali dimensioni (Berlusconi e Tremonti quasi ogni giorno si prodigano per minimizzarne la portata), sia per quanto riguarda gli interventi attraverso i quali tentare di arginarne le conseguenze.

Gli interventi operati fino a questo momento sono stati tutti di carattere prettamente difensivo. Qualche miliardo sotto forma di contributo alla rottamazione, destinato a sostenere la moribonda industria automobilistica (senza nessun tentativo di favorire eventuali riconversioni industriali che potessero porre rimedio all’ormai irreversibile declino dell’auto) incassando l’approvazione della Fiat e dei sindacati.
Una cifra di circa 9 miliardi di euro destinata a sostenere gli ammortizzatori sociali, leggasi cassa integrazione, incrementata nello scorso mese di febbraio del 553%. Altrettanti miliardi per la costituzione di un fondo a favore delle imprese, nel tentativo di dare una risposta alle richieste di Confindustria.

Circa 18 miliardi destinati ai cantieri delle grandi infrastrutture, fra cui il futuro Ponte sullo Stretto di Messina, alcune tratte TAV, il Mose, alcune nuove linee di metropolitana,l’Expo di Milanoe altre opere minori. Un’operazione quest’ultima che contribuirà a rimpinguare le tasche della lobby del cemento e del tondino, ottenendo una scarsissima ricaduta occupazionale in proporzione all’investimento.

Il prossimo provvedimento che dovrebbe vedere la luce nel corso della settimana, riguarderà il “piano casa” che, stando alle parole di Berlusconi, attraverso il probabile aumento del 20% delle cubature del patrimonio edilizio esistente, comporterà effetti straordinari sul settore dell’edilizia, permettendo agli italiani “di aggiungere una stanza, due stanze con bagni alla villa esistente”. Oltre all’aumento delle cubature, la cui entità potrà anche essere superiore nel caso le nuove costruzioni vengano eseguite con criteri di bioedilizia, la nuova legge dovrebbe contemplare anche una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni ambientali e paesaggistiche, nonché una sorta di condono mascherato sotto forma di ravvedimento operoso.

Senza cedere alla tentazione di fare della facile ironia sul fatto che Berlusconi, preda del suo inguaribile ottimismo, nutra la fantasia d’immaginare gli italiani alloggiati all’interno di ville da sogno che attendono solamente di venire ampliate, sarebbe interessante tentare di comprendere le reali ricadute determinate da una manovra di questo genere. E’ forte la sensazione che un simile provvedimento potrebbe costituire il viatico per la cementificazione selvaggia di un paese che in larga parte risulta già cementificato in maniera esagerata. A maggior ragione in un momento di grave ristrettezza economica, allorquando le amministrazioni comunali si manifestano aperte a qualunque compromesso possa consentire loro d’incamerare risorse.

Altrettanto forte è l’impressione che la nuova legge, mirata a soddisfare le esigenze dei ceti economici medio - alti (la fascia medio – bassa della popolazione non vive certo in abitazioni che possano venire ampliate, né possiede redditi che le consentano un eventuale ampliamento) possa aprire una vera “autostrada” agli interessi degli speculatori di ogni sorta, con il rischio di produrre malaffare e mettere a “rischio cemento” l’integrità del nostro territorio che già versa in condizioni assai critiche.

dal blog dell'autore

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