martedì 10 marzo 2009

Chiuse le indagini su Mastella. Si aspetta il rinvio a giudizio


di Lorenzo Chiavetta

In Italia si sa, ogni occasione è buona per attaccare la magistratura. Prendiamo ad esempio i processi ai cosiddetti “potenti” (normalmente i politici di turno). Se il potente Tal dei Tali, viene processato e poi condannato, la colpa, per i nostri giuristi politici, è del giudice, che ha dato ragione al pubblico ministero (che ha richiesto la condanna) e da qui tutti ad invocare la separazione delle carriere. Perché questa invocazione? Semplice: per far sì che il pm sia controllato dal Governo. Ma questa è un’altra storia. E se invece Tal dei Tali fosse assolto? Si encomierebbero i giudici? Macchè. Anche in questo caso, tutti a polemizzare contro di loro. Già, perché Tal dei Tali “è stato perseguitato da anni e ora finalmente è stata riconosciuta la verità”. Insomma, per i nostri politici o ci sia una condanna o ci sia un’assoluzione, sempre di complotto della magistratura si tratta. In tutto ciò, ci si mettono pure i giornali, e le indagini su Mastella ne sono l’esempio.
Facciamo un passo indietro. Gennaio 2008: in Campania scoppia il putiferio. Vengono indagati l’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella, la moglie Sandra Lonardo (presidentessa del consiglio regionale della Campania) per la quale saranno predisposti anche gli arresti domiciliari, il consuocero di Mastella e una dozzina di politici regionali e locali tutti in quota Udeur. La notizia viene data con grande scalpore dai giornali anche se, da come viene posta, sembra che la colpa sia dei giudici che indagano piuttosto che degli indagati.
Ma cosa era emerso dalle inchieste e dalle intercettazioni predisposte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere? Cose non molto positive, a dire il vero: manipolazioni politiche nelle Asl; minacce per far andare una carica professionale ad una persona piuttosto che un’altra; vere e proprie lottizzazioni partitiche un po’ ovunque.
Di lì a poco dopo, la Procura di Santa Maria Capua Vetere si reputò non più competente nelle indagini e trasferì gli atti alla Procura di Napoli. Mastella, convinto che in quel di Napoli tutte le accuse sarebbero venute a cadere, apostrofò pesantemente il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, denominandolo “troglodita” e “farabutto”. Invece, Napoli diede ragione a Santa Maria Capua Vetere così come, in successione, il tribunale del riesame e la Cassazione: i magistrati della cittadina casertana avevano agito correttamente. Subito dopo, cadde il Governo Prodi ma anche questa è un’altra storia.
È passato un anno da allora, un anno in cui ci si è spesso chiesti che fine avesse fatto l’indagine. Bene. Qualche giorno fa, la procura di Napoli ha mandato una lettera inerente la chiusura delle indagini in tutte le rispettive case degli indagati. Ciò significa che, tra non molto, arriverà per ognuno di loro la richiesta di rinvio a giudizio. Diciamo che la missiva inviata è una atto formale, che serve a rendere noto che non c’è stata nessuna archiviazione. In questo modo, i sospettati possono allungare il brodo richiedendo una proroga di indagine, o magari chiedendo di far sentire qualcun altro e così via.
Entrando nello specifico, Mastella è accusato di ben tre concussioni, tre abusi di ufficio e una rivelazione di segreto di ufficio: reati abbastanza gravi. Va ricordato, inoltre, che l’uomo di Ceppaloni è indagato come leader nazionale dell’Udeur e non in funzione di ministro. Ma andiamo a vedere nel dettaglio i reati contestati e le accuse che vengono sostenute dalla Procura napoletana. Iniziamo con le concussioni.
Prima concussione: l’ex Ministro di Grazie e Giustizia, con l’aiuto del consuocero e di due assessori regionali, avrebbe cercato di costringere Bassolino ad assicurare la nomina a commissario dell’area di sviluppo industriale (ASI) di Benevento ad una persona a lui vicina.
Seconda concussione: Mastella avrebbe cercato di obbligare il dirigente di un Asl a concedere appalti, posti di lavoro e incarichi dirigenziali a persone appartenenti al proprio partito.
Terza concussione: l’ex parlamentare avrebbe fatto sì che l’assessorato per i lavori pubblici a Cerreto Sannita venisse dato ad un esponente Udeur.
Poi abbiamo gli abusi d’ufficio. Due di essi, riguardano presunte irregolarità a vantaggio di una comunità montana (anche qui Mastella si sarebbe avvalso dell’aiuto del consuocero). Il terzo riguarda un abuso di potere per fare in modo che un dato ricorso al Tar andasse nella maniera voluta da lui stesso.
Sul reato di rivelazione di segreto di ufficio, al momento si hanno poche notizie. In compenso si sa perché la moglie Sandra Lonardo fu arrestata (e rilasciata più avanti). Ella, nella sua funzione di presidentessa del consiglio regionale, aveva dichiarato “guerra” ad un direttore generale di una Asl, reo di non aver nominato come primario l’esponente, ovviamente in quota Udeur, da lei proposto. Al riguardo, agli atti, c’è anche un’intercettazione in cui la signora Mastella, riferendosi al direttore generale dell’Asl, afferma che “quello è un uomo morto”. Il dirigente, in seguito all’accaduto, fu per lungo periodo massacrato con interpellanze e interrogazioni da parte del consiglio comunale. Arrivarono perfino minacce di interrogazioni parlamentari,qualora non avesse nominato il primario(ginecologo) tanto caro alla Regione. Una vera e propria estorsione.
Quindi, tornando al discorso di prima, abbiamo Mastella, con annessa consorte, e altri 22 indagati prossimi al processo, in seguito alla chiusura delle indagini. Qual è il punto? Che questa notizia non è stata data dai giornali, né detta ai Tg. Solamente le pagine locali de “Il Mattino” gli hanno dedicato qualche articolo.
Ma come? 14 mesi fa tutti i media a urlare al complotto al solo inizio delle indagini e oggi, che sta per arrivare il rinvio a giudizio per buona parte dei membri dell’Udeur, dobbiamo accontentarci di qualche misera pagina su un quotidiano locale campano?
E ancora, perché i media danno maggiore risalto all’archiviazione della posizione di Silvio Berlusconi nello scandalo “RAI-Saccà” e vengono invece dedicati servizi di pochi secondi alla condanna per corruzione di David Mills, corrotto proprio dal presidente della Fininvest? Le assoluzioni o le archiviazioni valgono forse più delle condanne o dei rinvii a giudizio?
Questa non è informazione e bisognerebbe urlarlo tutti in coro.

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