lunedì 2 febbraio 2009

Processo Mori-Obinu: maresciallo indagato in aula per falso

segnalato Alfredo Picco

Palermo. Un maresciallo dei carabinieri del Ros è stato incriminato in aula per falsa testimonianza dopo aver deposto nel processo all'ex comandante dello stesso raggruppamento speciale dell'Arma, Mario Mori, ed al colonnello Mauro Obinu. Il pm Nino Di Matteo ha chiesto e ottenuto dal tribunale la trasmissione degli atti per procedere contro il sottufficiale, Angelo Bongiorno, in servizio al Ros di Caltanissetta. Il testimone ha reso dichiarazione che il pubblico ministero ha ritenuto del tutto false: in particolare il testimone ha affermato che il 31 ottobre 1995, a Mezzojuso (Palermo), non era presente, fra i carabinieri incaricati di fotografare i partecipanti a un summit con Provenzano, il colonnello Michele Riccio, supertestimone del processo. Secondo Riccio, quel giorno si sarebbe potuto arrestare Bernardo Provenzano, ma i vertici del Ros, in particolare Mori e Obinu, non diedero l'ordine di intervenire. Lo stesso Riccio aveva dichiarato di essere presente, cosa confermata da altri testimoni e attestata anche da una relazione di servizio sottoscritta pure dal maresciallo Bongiorno.Il pm Nino Di Matteo ha insistito sulla contraddizione fatta emergere dalle dichiarazioni del maresciallo Bongiorno. Sulla relazione di servizio il teste ha risposto di avere firmato qualche giorno dopo: "E lo feci - ha precisato - perché me lo chiese lo stesso Riccio". Queste affermazioni hanno portato il pm a chiedere ed ottenere immediatamente dal tribunale presieduto da Mario Fontana, un confronto tra Bongiorno e un suo collega, l'appuntato Damiano Tafuri: quest'ultimo aveva affermato che il loro comandante, l'attuale colonnello Antonio Damiano, aveva informato i suoi uomini che il blitz fotografico avrebbe riguardato persone che andavano ad incontrare Provenzano. Bongiorno, che in un primo momento aveva sostenuto che la comunicazione di Damiano era avvenuta "molto tempo dopo", davanti al collega oggi ha cambiato versione, riconoscendo che Tafuri aveva ricordi più precisi dei suoi. Il processo è stato rinviato al 13 febbraio.

da ansa.it

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