venerdì 27 febbraio 2009

Ponte sullo stretto - Incendiata l'auto al sindaco di Villa S. Giovanni


di Gianluca Ursini

"Villa nei prossimi 5 anni sarà al centro dell’attenzione perché diventerà uno snodo infrastrutturale di portata nazionale, e la nostra intenzione di firmare il 10 marzo prossimo la convenzione per la “Stazione unica” appaltante con la Prefettura di Reggio può dare molto fastidio in provincia di Reggio Calabria"; parla chiaro e senza giri di parole Giancarlo Melìto, sindaco di Villa San Giovanni all’indomani dell’ennesima intimidazione mafiosa subita dalle amministrazioni Pd del porto dello Stretto. Per la prima volta il sindaco si è ritrovato obiettivo degli anonimi attentati, con il suo 4x4 cosparso di benzina e dato alle fiamme di fronte al suo studio medico in località Campo calabro. Attentati che non rappresentano una novità in Calabria, dove anche il sindaco di Polistena, cittadina della piana di Gioja Tauro, si era ritrovato 10 giorni or sono un mazzo di crisantemi nell’auto, come avvertimento mafioso.

Ma queste intimidazioni per Villa rappresentano una curiosa coincidenza temporale. Fra pochi giorni ci sarà la riunione del Comitato interministeriale che decide quanti miliardi stanziare per far partire il cantiere “Ponte sullo Stretto”. Due giorni fa c'era stata la rinnovata promessa del presidente del Consiglio sull’opera “che si farà”, e una settimana dalla visita del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli che ha presentato il progetto e ha prospettato anni di commesse pubbliche per le imprese locali.

La pressione mafiosa sull’amministrazione Melito non era mancata in questo primo anno di vita, con ben sei lettere minatorie a diversi assessori con l’invito a "non cambiare il giro degli affari" e minacce del tenore: "fatti i fatti tuoi"; "Minacce che noi del comune non abbiamo rivelato perché coperte da segreto istruttorio – ricorda Melìto – con gli inquirenti che avevano aperto una indagine, ma che ora vanno ricordati". Minacce poi concretizzate nel rogo della barca dell’assessore alla polizia municipale Pasquale Mamone, o con il rogo della vettura di Saro Bellé, capogabinetto del sindaco. "Oramai un veterano – ironizza Bellè – in 15 anni al servizio delle amministrazioni di sinistra di Villa questa è la terza auto bruciata, senza una lira di indennizzo". Il precedente sindaco ex Ds Rocco Cassone aveva rassegnato le dimissioni dopo aver vissuto 4 anni sotto scorta ed aver assistito al tentato rogo della propria casa.

Un quotidiano locale parla di “caso Villa” e il dirigente locale del Pd Tonino Giordano chiede che si apra “un vero e proprio caso Villa, con un dossier sottoposto all’attenzione del presidente del Consiglio. Vogliamo che il Governo manifesti la sua vicinanza a questa coraggiosa amministrazione e che dia un segnale inequivocabile”. “L’attenzione di altre persone è sicura – rincalza il sindaco Melito – per gli investimenti infrastrutturali che si preparano sulla riva calabrese, non ultimo qui a Villa un nuovo Porto sud, per deviare il traffico gommato e non far convivere i nostri cittadini con i 4 milioni di Tir in transito sullo Stretto. Opera che mira a diventare il nuovo Porto dello Stretto. Ma credo che la mia giunta dia soprattutto fastidio per la decisione di lanciare il metodo della Stazione unica appaltante per i lavori pubblici, la cui convenzione firmeremo il 10 marzo, e che vedrà la partecipazione attiva della Prefettura di Reggio”.

Metodi finora poco comuni da queste parti e che possono dare molto fastidio a tante imprese: la torta da spartire per i prossimi mega appalti è da 14 miliardi, che non potrà ricadere interamente sulle ditte che da 20 anni tirano per le lunghe i lavori sull’autostrada Salerno-Reggio. “Per i locali ci sarà da lavorare nei primi 5 anni dall’apertura del cantiere del Ponte (2010), fino alla posa dei piloni: qui quel che fa gola alle imprese subappaltanti è il calcestruzzo e il movimento terra – riflette il sindaco – e il fatto che ci sia una stazione unica di appalto, garanzia di legalità e trasparenza nell’assegnazione dei fondi, è un cattivo esempio.” Odiato da gente finora rimasta nel buio. “Le intimidazioni erano anonime e non sono state seguite da rivendicazioni – spiega Melìto – ma si sa a chi la nostra gestione degli appalti da fastidio: a chi finora voleva mettere mano sui soldi pubblici senza procedure trasparenti. E vorrei chiudere con una nota di sollievo: la stazione unica d’appalto ci permetterà di togliere pressione sui singoli uffici comunali che disponevano dei fondi e rappresenterà una garanzia anche per noi amministratori”.

da l'unità.it

Nessun commento: