venerdì 27 febbraio 2009

P2 - Piano di rinascita democratica: manca solo il presidenzialismo

di Lorenzo Chiavetta

Manca solo il presidenzialismo: Berlusconi ha realizzato il Piano di rinascita democratica della Loggia P2

La Loggia P2 non ha mai cessato di esistere. I vari Berlusconi, Cicchitto e Costanzo, per fare qualche nome, sono tutti lì, ai loro posti. Nessuno ha pagato a pieno per l’appartenenza al piano criminale che vedeva al proprio vertice il “maestro venerabile” Licio Gelli. In un qualsiasi altro Paese del mondo, la presenza di tali signori sul palcoscenico politico-mediatico, avrebbe suscitato sull’opinione pubblica un totale disprezzo. In Italia, invece, è la normalità.
Ma c’è qualcosa di peggio che gli Italiani sembrano ignorare: la realizzazione, da parte del nostro attuale premier, dei punti cruciali del Piano di rinascita democratica previsto dall’ordinamento della loggia massonica. Ecco di seguito i punti realizzati.
Il Piano prevedeva “l’ installazione di tv via cavo capace di controllare l’opinione pubblica media del paese”. Lo stesso Licio Gelli ha più volte affermato che “il vero potere risiede nella mani dei detentori dei mass media”. Per notare come si è arrivati alla realizzazione di questo punto, basti vedere il percorso “televisivo” della tessera 1816 gelliana, ovvero il “muratore” Silvio Berlusconi. L’imprenditore lombardo, verso la fine degli anni ’70, rilevò dalle mani dal politico Giacomo Properzi “Telemilano cavo”, ribattezzata poi in “Telemilano”, “Telemilano 58” ed infine “Canale 5”. Ma non è tutto. Il controllo, secondo il Piano di rinascita, doveva estendersi anche alla carta stampata: “è necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti, ai quali, una volta acquisiti, dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti e in un secondo tempo occorrerà acquisire alcuni settimanali di battaglia, coordinare tutta la stampa provinciale locale attraverso un’agenzia centralizzata, coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale e infine dissolvere la Rai tv in nome della libertà di antenna ex articolo 21 della Costituzione”. La sfrontatezza di Berlusconi si evince anche dal fatto che il documento massonico è stato scoperto nel 1982 ma lui ha proseguito il suo piano di attuazione senza fermarsi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Negli anni Ottanta, il numero delle sue televisioni salì arrivando a quota 3, complice anche il decreto dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, che di fatto salvò le tv illegali del Cavaliere. Verso la fine dello stesso decennio, scoppiò inoltre la cosiddetta “Guerra di Segrate”, che vedeva contrapposti il padrone della Fininvest e Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori. Dopo un arbitrato extragiudiziario che dava ragione all’ingegnere torinese, Berlusconi si ribellò, impugnando l’arbitrato di fronte la Corte d’Appello di Roma. Il giudice relatore, Vittorio Metta, stavolta diede ragione al Cavaliere. Ma, come appurato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2007, Berlusconi otterrà il controllo del colosso editoriale italiano solamente grazie alla corruzione del sopracitato giudice Metta, avvenuta ad opera di uno dei tanti avvocati di cui dispone: Cesare Previti, futuro ministro del primo Governo Berlusconi, il quale subirà diverse condanne ma che oggi è fuori grazie all’indulto (è in affidamento ai servizi sociali). Alla sentenza di Roma, seguirà poi un ulteriore arbitrato di Giulio Andreotti, il quale troverà una sorta di accordo di transizione: “Repubblica”, “L’Espresso” e alcuni giornali e periodici tornano a De Benedetti mentre tutto il resto rimane a Berlusconi. Così “Panorama”, “Epoca” e tutto il resto della Mondadori entrano a far parte di Fininvest, insieme ovviamente alle reti Mediaset. Infine, l’uomo di Arcore, dopo la “discesa in campo”, piomba nella redazione de “Il Giornale” (di cui era il padrone da tempo), mettendo in atto la strategia mediatica della P2: scendere in politica garantendosi l’appoggio immediato dei media acquisiti. Il resto poi lo fece Montanelli, il quale con onore decise di non sottostare alle direttive del padrone e di andare via. In tutto ciò, si realizza in maniera indiretta un altro piccolo punto del Piano: “i giornalisti scomodi devono essere fatti oggetti di censura”. Per la realizzazione diretta, bisognerà aspettare ancora qualche anno con la radiazione dal piccolo schermo dei vari Santoro, Guzzanti, Luttazzi e Biagi.

Una volta divenuto Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi può finalmente proporre gli altri punti del Piano di rinascita: uno su tutti la riforma giudiziaria, con la separazione della due carriere requirente e giudicante, di cui si è parlato molto in tempi recenti. O ancora il predisporre degli esami psicoattitudinali preliminari per intraprendere la professione del magistrato (come dimenticare la definizione che diede l'arcorese dei magistrati: “persone mentalmente disturbate”).
Poi abbiamo il rilancio del nucleare, espressamente previsto dalle direttive della propaganda P2. Addirittura, anche la proposta di utilizzare l’esercito nelle strade era già scritta nell’organo gelliano: "così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle rispettive centrali direttive soltanto alla condizione che la magistratura li processi e li condanni rapidamente, inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda”.
Altra sottolineatura del Piano: convivenza di due soli grandi allineamenti politici, uno di destra e uno di sinistra. Se si analizza il cosiddetto “veltrusconismo” (termine tanto caro a Beppe Grillo) che si è venuto a formare oggi, con Pd e Pdl, l’obiettivo può considerarsi raggiunto.

Infine, l’ultimo punto, non ancora realizzato ma che rappresenterà il culmine della volontà della P2, è il presidenzialismo. A tal proposito, lo scorso 4 dicembre, intervistato da Klaus Davi, Licio Gelli affermava: “nel mio piano di rinascita prevedevo la creazione di una repubblica presidenziale, perché dà più responsabilità e potere a chi guida il Paese, cosa che nella repubblica parlamentare manca". Che il Cavaliere aspiri a diventare il futuro Capo dello Stato è ormai noto a tutti. Ma egli aspira a diventarlo solo dopo che l’Italia sarà diventata una repubblica presidenziale. Ecco una sua dichiarazione del 20 dicembre scorso: “...sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del paese. L'architettura attuale non permette di prendere decisioni tempestive e non dà poteri al premier”.
E' inevitabile non concludere con una dichiarazione del “maestro venerabile”, risalente al 2003, che dovrebbe far riflettere gli Italiani: ”ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza ed è un dialogo che mi inquieta. Guardo il Paese,leggo i giornali e penso: ecco qua e tutto si realizza poco a poco, pezzo per pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa in 53 punti”. Che dire...
A 30 dalla creazione di quel piano, i risultati si stanno ottenendo.

da articolo21.info

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