venerdì 20 febbraio 2009

Non cercate quell´agenda

di Giorgio Bongiovanni

“La giustizia è morta” grida ancora una volta Salvatore Borsellino dopo aver appreso la notizia che la Cassazione ha messo la parola fine alla speranza di poter vedere almeno approfondito uno dei capitoli più inquietanti e delicati della strage di via D’Amelio: la scomparsa dell’agenda rossa di suo fratello Paolo Borsellino.
La Suprema Corte ha infatti confermato il proscioglimento del tenente Arcangioli accusato di aver sottratto la preziosa agenda dalla valigetta del magistrato come lascerebbero logicamente presupporre le immagini filmate che lo riprendono mentre con la borsa in mano si allontana dall’auto del giudice pochi minuti dopo la terribile deflagrazione. La procura di Caltanissetta titolare delle indagini si era appellata contro la sentenza che aveva decretato il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dei carabinieri con una motivazione che già avevamo avuto modo di commentare (vedi articolo correlato "Non finisce qui").

A nostro parere e in accordo con quanto proposto dai magistrati Di Natale e Liguori titolari del ricorso la sentenza presentava non poche anomalie soprattutto nella trattazione degli elementi di prova. Stupisce come nonostante le enormi questioni rimaste irrisolte e inspiegate riguardo al comportamento dell’Arcangioli e dell’importanza storica e politica di quella strage si sia scelto di non procedere nemmeno ad un rinvio a giudizio che se non altro avrebbe potuto fugare i dubbi che permangono sulla figura dell’Arcangioli e della sua condotta. Invece il mistero si infittisce e i sospetti aumentano ancor di più con le dichiarazioni che lo stesso ufficiale ha rilasciato a margine di questa decisione suggerendo in modo sibillino “di cercare altrove”. Altrove dove, scusi, signor Arcangioli? Se ha qualche idea perché non l’ha riferita ai magistrati a tempo debito invece di fornire ricostruzioni imprecise, confusionarie e discordanti che non fanno certo onore ad un ufficiale del suo rango? Rincresce dirlo, ma queste mezze frasi evocano quella spiacevole sensazione di depistaggio tipica di certe metodologie che fanno da cornice a tutte le stragi.
Ci rincuora solo la fiducia che riponiamo nella procura diretta dal Sergio Lari che, siamo certi, non lascerà nulla di intentato per cercare di scoprire dove sia l’agenda rossa di Paolo Borsellino e soprattutto la portata di quanto in essa contenuto.
Paolo Borsellino aveva capito quali equilibri si stavano stabilendo in quel periodo, al prezzo della vita di Falcone e della sua se non avesse acconsentito, come fece, ad accettare l’ignobile accordo sul quale da allora si regge, drammaticamente, questa nostra specie di Repubblica.
Se lo ha scritto e se l’agenda non è stata distrutta è una formidabile arma di ricatto ed è per questo avvolta dalla più fitta coltre di fumo. Quello stesso fumo attraverso cui camminava, che gli piaccia o no, il tenente Arcangioli con in mano la borsa del giudice.
A Salvatore Borsellino e a tutta la sua famiglia tutto il nostro affettuoso sostegno e l’impegno a fare tutto quanto in nostro potere per scoprire la verità così da poter ricambiare l’ immenso sacrificio almeno con la pace che viene dalla giustizia.
A noialtri, tutti, l’obbligo di fare nostro l’esempio di Paolo Borsellino nelle scelte quotidiane che siano di coscienza, di rigore e di altruismo.

da antimafiaduemila.com

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