giovedì 12 febbraio 2009

Morta a Morta

di Marco Travaglio

Si dice che gli uomini si svelano fino in fondo solo di fronte alla morte. È stato così anche di fronte alla morte di E.E. (come Michele Serra, non voglio neppur nominare quella povera ragazza usata come scudo umano dai peggiori avvoltoi).
Che ha costretto politici e giornalisti a dare il meglio o il peggio di sé. Berlusconi ha mostrato fino all'ultimo quanto gl'interessasse «salvare una vita»: dopo l'assalto al Colle, ora confida al fido Minzolini: «Abbiamo tutto l'interesse ad andar d'accordo con Napolitano, potrebbe crearci problemi»: per esempio non firmare le leggi incostituzionali sulla giustizia. Intanto le sue tv, che lui controlla fotogramma per fotogramma, hanno sciacallato finchè han potuto, poi han mandato in onda quattro ore di «Grande Fratello». Così Canale 5 ha fatto il pieno di ascolti e di introiti pubblicitari e Mentana è rimasto in naftalina, per non disturbare Vespa. Il quale, un'ora dopo la morte di E.E., aveva già riaperto il set di Cogne, di Erba e di Perugia, con qualche ritocco ad hoc per evitare confusioni, ma sempre sul filone «giallo». Infatti, al secondo minuto di «Morta a Morta», c'era già un «esperto» che lanciava sospetti sulle «vere cause» del decesso e invocava «esami tossicologici» per trovare le prove dell'omicidio.
Fatica sprecata: bastava interpellare Quagliariello, Gasparri, Fede o Giordano, che l'assassino l'han già scovato da giorni: Napolitano o, in alternativa, Peppino. Mancava solo il plastico della clinica «La Quiete», ma gli scenografi dell'insetto necrofilo ci stanno lavorando. Poi dice che uno guarda il Grande Fratello.

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