martedì 24 febbraio 2009

Intercettazioni, fronda nel Pdl Bongiorno: "Insostibuili nelle indagini"

segnalato da Arturo Flocca - Siena

ROMA - Berlusconi la chiede ormai da mesi. La stretta sulle intercettazioni è un suo pallino. Al punto che, appena venerdì, ha pensato di proporre al consiglio dei ministri il voto di fiducia alla Camera sul testo che, da ieri, è arrivato in aula. Per una discussione generale in cui Pd e Idv hanno annunciato una battaglia durissima. Perché è una "legge ad crimen" e una "pietra tombale" sulle indagini, come dice la democratica Donatella Ferranti; perché "apre le porte a uno stato di polizia in cui si potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere", come dice il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Perché è una legge che "mette il bavaglio ai giornalisti" e gli fa rischiare l'arresto, come dice la Fnsi che per oggi, con la Fieg, ha organizzato una manifestazione di protesta (alle 10.30 in corso Vittorio Emanuele 349).
Ma il Cavaliere avrebbe voluto che già in questa settimana il ddl sugli ascolti ottenesse l'ok per passare al Senato. "Aspetto dal 3 giugno del 2008, sarebbe ora d'approvare questa legge o no?" ha detto ai suoi. Ma il Guardasigilli Angelino Alfano, che dà il nome al ddl, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Alfredo Vito l'hanno dissuaso. Per una ragione semplice: troppe perplessità e troppi dissensi, anche di peso, nelle file della maggioranza. Meglio riflettere ancora, e aprire spiragli a modifiche. Soprattutto perché inviti alla riflessione arrivano dal Quirinale dove gli esperti giuridici hanno letto il ddl, hanno riflettuto sui drastici giudizi delle toghe, hanno chiosato l'ultimo parere critico del Csm. Un dubbio su tutti: l'obbligo di disporre di "gravi indizi di colpevolezza" per ottenere l'intercettazione. Troppo, tanto quanto si richiede per un arresto.
Dice in Transatlantico il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, magistrato e per anni toga di Unicost: "Lassù, chi deve decidere non l'ha ancora fatto". Leggasi Berlusconi e il suo consigliere Niccolò Ghedini, e Alfano. Dice il ministro: "Non ci sono novità. Dobbiamo approvare la legge e basta". E Ghedini: "Domani c'è l'assemblea del gruppo. La legge è ottima, equilibrata, ma se emergono dubbi possiamo discuterne". Altro che dubbi, in ballo ci sono perplessità su punti nodali. Come quello dei "gravi indizi" che Ghedini ha definito più volte "qualificante perché tutela i cittadini" e "va lasciato com'è". Continua a dirlo il capogruppo Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa, che si fa interprete del Ghedini-pensiero: "Non ci saranno stravolgimenti. Il testo è frutto di articolate consultazioni tra maggioranza, governo e relatore". Ma proprio quest'ultimo, anzi quest'ultima, perché si tratta dell'aennina presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, è convinta del contrario. E l'ha ribadito ieri in aula quando ha presentato il provvedimento. "Una legge per evitare un uso distorto ed eccessivo ci vuole, ma le intercettazioni sono uno strumento d'indagine in molti casi insostituibile". La Bongiorno "apre" sugli indizi: "L'assemblea verificherà se possa bastare un minor grado di colpevolezza, prevedendo che gli indizi siano "sufficienti"". E precisa: "È una questione giuridica e non politica". Sul diritto di cronaca promuove l'emendamento Bergamini, quello del carcere fino a tre anni per chi pubblica un ascolto destinato alla distruzione ("Lo prevede già il codice sulla privacy"). Ma sul black out alle indagini fino al dibattimento dichiara: "Una parte deve assolutamente restare segreta, bisogna solo stabilire quanto debba essere estesa questa fase. Le indagini possono essere molto dilatate nel tempo e ciò forse precluderebbe la possibilità di fornire informazioni di interesse per la collettività".
È un'innegabile apertura. Come quella di Ghedini che, ragionando con i suoi, ha detto: "Il carcere? È singolare che la stampa protesti per continuare a violare la legge. Allora dovrebbero anche dire che l'articolo che c'è adesso, il 684, è incostituzionale. Tuttavia il carcere può essere alternativo a una multa". Il capogruppo leghista Roberto Cota non ha dubbi: "Anche Alfano ha detto di essere disponibile a valutare alcune cose... Sarà un dibattito parlamentare interessante". E il centrista Roberto Rao promette l'astensione se il testo non sarà blindato.

da repubblica.it

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