venerdì 13 febbraio 2009

Il misterioso caso di Cristiano Di Pietro


di Andrea Pisani

Dopo alcune settimane dallo scandalo delle tangenti che ha travolto Napoli, la famosa inchiesta sul “Global Service” non trova più spazio nei notiziari quotidiani. Neanche nel periodo in cui era appena scoppiata si è parlato approfonditamente del caso, mentre si è ritenuto più interessante soffermarsi su una vicenda secondaria ma sempre inerente all’inchiesta: il caso Di Pietro jr.

Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio (ex-pm e oggi Presidente dell’Italia dei Valori), è stato intercettato mentre colloquiava con l’ormai ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise Mario Mautone, al quale ha segnalato diverse persone per alcuni lavori.

Il telefono sotto intercettazione era quello di Mautone, indagato per comportamenti illeciti, e non quello di Di Pietro, ignaro del fatto che stesse parlando con una persone sotto inchiesta.

Nello stesso momento in cui sono uscite le intercettazioni riguardanti Cristiano la stampa e i tg si sono precipitati nel pubblicare la notizia; eppure la persona in questione non aveva commesso nulla di penalmente rilevante, né tantomeno era stata iscritta nel registro degli indagati. Perché allora diffondere una notizia del genere piuttosto che soffermarsi su chi invece era realmente coinvolto in quell’inchiesta?

I più maliziosi potrebbero pensare che sia stata architettata una vera e propria campagna denigratoria nei confronti di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori, sfruttando le raccomandazioni chieste dal figlio con l’intento di screditare il rispetto della legalità alla base del partito. In parole povere, accomunare l’Italia dei Valori a tutti gli altri partiti, facendo precipitare su di esso la mannaia della “questione morale”.

Cristiano Di Pietro però, come già detto, non era indagato; la pressione mediatica lo costrinse alle dimissioni dal partito, accompagnate da una lettera nella quale dichiara: “la mia unica colpa è essere figlio di mio padre: per colpire lui stanno colpendo me”, e ancora: “faccio il mio dovere senza aver infranto la legge. Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un appestato", con riferimento alle numerose prime pagine dedicategli da “Il Giornale”.

Dopo giorni di discussioni e dichiarazioni dei vari politici il caso viene messo a tacere con le dimissioni di Cristiano. Caso che però scoppia di nuovo pochi giorni dopo, quando vien resa nota la notizia della sua iscrizione al registro degli indagati, eseguita come atto dovuto per proseguire l’inchiesta. Le polemiche si alimentano nuovamente, nonostante la persona interessata si sia fatta da parte ben prima che fosse indagata.

Spenti gli animi, del fatto si smette di parlare. Una breve notizia del rinvio a giudizio di alcune persone e nulla più. Stranamente l’informazione, televisiva e cartacea, ha scelto di non rendere noto all’Italia che Cristiano Di Pietro non è stato rinviato a giudizio dopo aver diffuso ampiamente le intercettazioni che lo riguardavano, preferendo piuttosto lasciar credere che sia un delinquente o, come lui stesso si definisce, un “appestato”.

I giorni passano, ma le pesanti accuse lanciate da parte de “Il Giornale” non vengono minimamente ritrattate, nonostante la procura di Maria Capua Vetere abbia scagionato Di Pietro jr. da qualsiasi accusa.

Rimane solo l’ombra delle raccomandazioni, che in Italia fan quasi tenerezza nel confrontarle ad una condanna in primo grado di concorso esterno in associazione mafiosa come quella del senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.

da agoravox.it

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