sabato 28 febbraio 2009

Deborah Secondini

di Marco Travaglio

L’on. Deborah Bergamini, già assistente di Berlusconi e poi dirigente Rai, ha tenuto una dotta lezione di diritto e privacy sul Corriere, per giustificare il suo emendamento che peggiora, se possibile, la legge-bavaglio di Angelino Al Fano, infliggendo fino a 3 anni di galera ai cronisti che pubblichino intercettazioni penalmente irrilevanti. Tipo quelle sul crac Hdc, in cui il sondaggista berlusconiano Luigi Crespi trattava con lei nel 2005 per un credito con Mediaset. Piccolo problema: all’epoca la signora Deborah non lavorava più per Berlusconi, ma per la Rai, semprechè le due attività presentino ancora qualche differenza. In veste di capo del Marketing Rai, “Debbi” si consultava col premier Berlusconi e coi capi delle tv Mediaset per concordare la “gestione” della morte di papa Woytjla per “dare alla gente un senso di normalità ed evitare un forte astensionismo alle elezioni”. Presa col sorcio in bocca a fare “uso criminoso della tv pubblica pagata coi soldi di tutti”, come disse il suo Capo a proposito di Biagi, Luttazzi e Santoro, Deborah è ora una vestale del “diritto di ogni cittadino alla privacy” contro “i giornalisti che violano i diritti costituzionali diffondendo notizie sulla sfera privata”. In realtà nelle sue telefonate non c’era nulla di privato, semprechè la Rai non sia stata privatizzata a nostra insaputa. Dunque chi le ha pubblicate ha esercitato il diritto costituzionale di informare. Strano che un’iscritta all’Ordine dei Giornalisti lo ignori. Forse è il caso che s’iscriva all’Ordine dei Censori, levandoci dall’imbarazzo di doverla pure chiamare “collega”.

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