mercoledì 21 gennaio 2009

A picco il clan dei Madonia nel Nisseno

di Laura Galesi

Crolla anche l’uomo politico del 2008: presunti coinvolgimenti del neopresidente della provincia Pino Federico

CALTANISSETTA - Dal regime di 41 bis il boss mafioso Giuseppe, in arte, “Piddu” Madonia continuava a gestire gli affari illeciti, attraverso la sorella e la moglie. Estorsioni imposte alle imprese di una vasta zona della Sicilia e affari illegali sono al centro dell’indagine che ha portato i carabinieri del reparto operativo di Caltanissetta e del raggruppamento operativo speciale ad eseguire 24 ordini di custodia cautelare. Mentre non c’è ancora conferma se tra gli indagati risulta anche il presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico del MpA eletto con 9361 voti di preferenza all’ARS e con il 63,50 per cento di voti alla presidenza della provincia di Caltanissetta, presumibilmente indagato per voto di scambio. Ancora caute le affermazioni degli esponenti del PD. “E’ poco opportuno rilasciare dichiarazioni su questo evento-dice Giuseppe Licata consigliere provinciale del PD- non c’è avviso di garanzia a carico del presidente Federico che fino ad ora è stata una figura di spicco della nostra politica. Questi fatti però si ripercuotono negativamente sulla politica siciliana”. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che i mafiosi facevano campagna elettorale per l’attuale presidente nelle elezioni regionali del 2006. Il clan, che fa capo a “Cosa Nostra”, retto da Carmelo Barbieri, arrestato nell’operazione “Atlantide-Mercurio”, gestiva il patrimonio familiare accumulato illecitamente attraverso il reinvestimento in due società di Gela e Niscemi che operavano nel settore delle scommesse sportive, su cui puntava il clan per riciclare denaro sporco. Il gip, Andrea Fiore, ha ordinato il sequestro preventivo di un’azienda di calcestruzzi per un valore complessivo di 4 milioni di euro, il giudice ha invece rigettato la richiesta di sequestro di un’azienda di Ravenna coinvolta nell’indagine. “Sono soddisfatto-dice il sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino- per l’operazione congiunta di carabinieri e magistrati. Non si possono fare condanne preventive alle istituzioni ma è certo che nel suo complesso la politica siciliana deve porre al centro la questione morale. Dobbiamo impegnarci perché si diffonda in maniera forte nelle coscienze dei cittadini e degli operatori economici la cultura dell’antimafia. L’amministrazione che rappresento in questo senso ha fatto passi importanti. Da subito posso affermare che, in questo caso e in tutti quelli che riguardano i processi di mafia a Niscemi ci costituiremo parte civile nel processo. Inoltre, abbiamo di recente approvato uno schema di regolamento per incentivare la denuncia contro il pizzo e le estorsioni. ”. Le norme varate di recente dall’amministrazione comunale di Niscemi sono rivolte alla costituzione di un’associazione antiracket insieme a tutti gli operatori economici anche attraverso l’esenzione dei tributi locali in favore di tutte le aziende che decidono di denunciare. Punizioni più dure a Niscemi per coloro i quali risultano conniventi, fino alla revoca delle concessioni comunali e applicare il protocollo di legalità sugli appalti in maniera preventiva. “In caso di appalti pubblici-continua il sindaco- le società concorrenti dovranno esibire, prima della gara pubblica, la certificazione antimafia. Abbiamo deciso di lavorare su due livelli: da un lato le iniziative di sensibilizzazione con azioni atte a coinvolgere la città e dall’altra le azioni amministrative perché la politica deve, oggi più di prima, fare i conti con la questione morale”. Dura la presa di posizione del PRC regionale. “Qualora-dice Mimmo Casentino del PRC- le accuse rivolte alle istituzioni trovino attendibilità il nostro partito, a livello regionale, chiederà le immediate dimissioni dei politici coinvolti”.

da liberainformazione.org

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