venerdì 9 gennaio 2009

Il golpe di Silvio

di Gianni Barbacetto

Programma per il 2009: attacco alla Costituzione per rendere la politica non indagabile. Si consolano così. Un gip qua, un riesame là, qualche ritocco lo danno alle indagini; e a volte smentiscono il pm. È successo a Napoli, ma soprattutto a Potenza e a Pescara. È normale dialettica processuale. È la prova che il sistema funziona: i gip e il riesame esistono proprio per vagliare le attività dei pm. Ma loro, no, loro, i politici, gongolano e strillano: vedete? i pm sbagliano, sono smentiti dai giudici! Le indagini si sgonfiano, le indagini si sgonfiano! Magra consolazione. La corruzione resta profonda. Nel bel mezzo dell'epidemia, invece di fare qualcosa per fermare il contagio, i politici fanno festa per un paio di consulti che hanno smentito (e solo parzialmente) le diagnosi più gravi. Intanto, tutto attorno, l'epidemia continua inesorabile. Le smentite sono in qualche caso solo parziali: un giudice sostiene per esempio che il tal politico non sta in una associazione a delinquere, ma è solo un ladro semplice. Che c'è da festeggiare, cari miei? E poi il gioire per una svolta processuale dimostra, paradossalmente, la subordinazione della politica al piano giudiziario: invece di fare festa, i partiti abbiano il coraggio di prendere decisioni autonome, cacciando chi è indegno di guidare le istituzioni, e possibilmente prima che se ne occupi qualche giudice. Anche perché ci sono comportamenti che non sono reato sul piano penale, ma sono inaccettabili o almeno discutibili sul piano politico. E ancora: se un gip o il tribunale del riesame smentisce l'impianto accusatorio del pm, vuol dire che il sistema funziona. Che senso ha allora prendere quelle smentite a pretesto per proporre (ancora!) la cosiddetta "riforma della giustizia"? Che poi vuol dire: meno autonomia per il pm che indaga, più libertà per il politico che ruba. Ci sta cascando anche il Pd, oggi coinvolto negli scandali (anche se ne deve fare di strada, per raggiungere il grado di corruzione del centrodestra). Il ministro ombra della giustizia, Lanfranco Tenaglia, ha detto che il suo partito è disponibile a introdurre un collegio di tre giudici per decidere sulla custodia cautelare e a discutere il riequilibrio tra accusa e difesa. Con i tre giudici il processo diventerà ancora più lungo e, nelle piccole sedi giudiziarie, pressocché impossibile, se non si farà la vero riforma della giustizia, quella che dà più uomini e più mezzi e che ridisegna le sedi giudiziarie. Quanto al riequilibrio, nella nostra Costituzione, grazie a Dio, la pubblica accusa non è sullo stesso piano della difesa. E comunque, se proprio vuole impegnarsi, ci aspettiamo che gli avvocati siano obbligati a comportarsi come i magistrati, per esempio smettendo di esercitare la professione una volta eletti in Parlamento, così finalmente finirà lo scandalo degli legali che alla Camera e al Senato fanno leggi a favore dei loro clienti.

da societacivile.it


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