domenica 4 gennaio 2009

I mafiosi recuperano i loro beni sequestrati

di Salvo Palazzolo

Allarme della Dia: riacquisiti dai parenti con le aste giudiziarie. Le nuove strategie dei boss per salvare i propri patrimoni

Palermo - I boss di Cosa nostra puntano adesso ad aggirare le aste giudiziarie per recuperare i beni travolti dal fallimento delle loro società tartassate dalle indagini. Così, Salvatore Lo Cricchio, facoltoso esattore del pizzo legato al clan di Resuttana-San Lorenzo, era ritornato in possesso di un grande appezzamento di terreno a Partinico: chi se l'era aggiudicato nel 1993 all'asta giudiziaria era un insospettabile imprenditore, in realtà imparentato alla lontana proprio con i mafiosi di Resuttana, i Di Trapani. Nel 2002, l'imprenditore ha venduto il terreno al figlio di Lo Cricchio (ufficialmente nullatenente e residente ancora a casa della madre), naturalmente per una cifra simbolica. L'ultima indagine del centro operativo Dia di Palermo, che ha portato al sequestro di beni per 2 milioni e mezzo di euro, svela le nuove strategie dei boss per salvare i propri patrimoni. Lo Cricchio si era affidato anche a un insospettabile prestanome in Umbria, Paolo Faraone, per mettere al riparo dalle indagini due attività in cui avrebbe investito i suoi soldi e quelli del clan di Resuttana: il supermercato "Fuori orario market", a Terni, e il ristorante "La vecchia fattoria", nella vicina Narni. Sono stati sequestrati assieme a una palazzina, due magazzini e un box, anche questi in provincia di Terni. Fra Palermo e Partinico, a Lo Cricchio sono stati invece sottratti tre terreni e un appartamento. Così ha deciso la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. E adesso, il prestanome di Terni, un palermitano trapiantato da anni in Umbria, risulta indagato. Non ci sarebbe stato soltanto lui al servizio dei boss. "Lo Cricchio - dice la Dia - si è avvalso della collaborazione di soggetti esterni a Cosa nostra, in possesso di conoscenze qualificate". L'operazione della Direzione investigativa antimafia, che è stata coordinata dai pm Ingroia, Gozzo, Paci e Scaletta, riapre il dibattito sull'uso dei beni confiscati. Tonino Russo, parlamentare del Pd, denuncia: "Non si riesce a capire perché il governo abbia deciso di smontare un pilastro portante della lotta alla mafia destinando i soldi dei beni confiscati, un miliardo di euro, alle spese correnti. È sempre un fatto importante - ribadisce Russo, che è anche vicesegretario del Pd siciliano - quando lo Stato dimostra di saper restituire il maltolto al territorio che ne era stato illecitamente depredato". Ancora la Dia ha sequestrato beni per 500mila euro a Leonardo Baucina, boss di Partinico, la cittadina del palermitano attraversata da una faida che ha fatto già diversi omicidi negli ultimi mesi.

da repubblica.it


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