lunedì 26 gennaio 2009

G. Genchi - "So molte cose, anche del Cavaliere"

di Emanuele Lauria

PALERMO - La sua difesa l'ha affidata a Facebook, citando Camilleri: "A Berlusconi, Cicchitto, Rutelli e Gasparri consiglio di leggere "La concessione del telefono"". Gioacchino Genchi si rivede nel personaggio di Filippo Genuardi, il commerciante che nella Sicilia dell'800 chiede l'installazione di una linea telefonica e finisce per essere tacciato dal prefetto di essere un sovversivo, malgrado la difesa del questore Monterchi che sarà trasferito. Nella metafora del perito informatico, l'ex pm di Catanzaro De Magistris è il questore e lui, semplicemente, "spera di non fare la fine di Genuardi". Che, per inciso, nel romanzo viene ucciso: "Ma io so che questo non accadrà - chiosa Genchi - Perché sto ricevendo la solidarietà di tante persone perbene".

Eccola, la "spia" additata da Berlusconi, il protagonista dello "scandalo enorme" pronosticato dal premier. A mezzogiorno il poliziotto in aspettativa che ha lavorato con le procure di mezz'Italia è seduto in tuta da ginnastica nel salotto della sua abitazione-bunker di Palermo, protetta da telecamere e codici d'ingresso. Il famigerato archivio con 350 mila nomi? Genchi precisa, chiarisce, corregge. Ribadisce di non aver mai intercettato alcuna conversazione nell'ambito del processo Why Not ma di avere lavorato sui tabulati, incrociando numeri di telefono, date e orari dei colloqui: "I tabulati sono 792, le utenze controllate solo 641. Assimilare le intercettazioni ai tabulati equivale a ipotizzare un reato di violenza sessuale per chi dà uno sguardo a una bella donna. Per rimanere a una materia di cui Berlusconi si intende".

Genchi ammette che fra i nomi del suo archivio figura quello dell'ex capo del Sismi Nicolò Pollari "ma si tratta della replica di tabulati già fatti dalla Procura di Milano. De Gennaro? No, lui non c'è. Quella è una cattiveria". Non nega, l'esperto informatico, "di sapere tanto di tanti, anche di Berlusconi. Ma come i pm, gli avvocati e i medici, io ho il dovere della segretezza". Genchi lamenta una "vile aggressione": "Vogliono colpirmi perché sono uno scomodo testimone delle malefatte di alcuni magistrati di Catanzaro e di quanto stava emergendo dall'inchiesta Why Not: un intreccio affaristico che coinvolge imprenditori, politici, giornalisti, uomini dei servizi segreti".

Maggioranza e opposizione litigano sul caso-intercettazioni. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, parla di una "manipolazione della vita politica del Paese". Tesi che non convince Antonio Di Pietro: "L'allarme di Berlusconi è una bufala". Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, rilancia: "Lo scandalo Genchi-De Magistris esca dal Copasir e approdi in Parlamento e in Procura". E Francesco Rutelli, presidente del comitato per la sicurezza, smorza i toni: "Lavoreremo con equilibrio e severità sul caso-Genchi. Ma non c'è un'emergenza democratica".

da repubblica.it


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