giovedì 29 gennaio 2009

Commissione Parlamenteare Antimafia - Se ci sei, batti un colpo

di Roberto Morrione

Se ci sei, batti un colpo. L’antico adagio potrebbe adattarsi bene alla nuova Commissione Parlamentare Antimafia. Costituita l’11 Novembre scorso, con l’elezione di Beppe Pisanu a presidente, frutto di un accordo che ha visto l’astensione dell’opposizione e l’intesa per la nomina “bipartisan” dei vice-presidenti, dopo due mesi non solo non abbiamo ancora visto concreti progetti operativi, ma neppure un indirizzo di fondo, uno di quegli atti forse simbolici, ma che attestano di fronte al parlamento e all’opinione pubblica la precisa volontà di sviluppare quanto la precedente Commissione aveva intrapreso. Non vogliamo qui risollevare le polemiche che segnarono il faticoso avvio dell’impegno nella precedente legislatura, con una presenza di alcuni personaggi inquisiti e al centro di vicende giudiziarie, pur non mancando anche nel nuovo organismo bicamerale alcuni nomi per lo meno opinabili e sindacabili…Il fatto che nonostante i dubbi iniziali la Commissione guidata da Francesco Forgione in poco più di un anno abbia lavorato bene e in modo unitario sgombra di per sé il campo da polemiche pregiudiziali, che devono però essere seguite da atti concreti. A partire dalla richiesta di piena attuazione da parte di tutti i partiti di quel Codice Etico allora approvato per la formazione delle liste elettorali, con l’esclusione di imputati per procedimenti di mafia e di condannati in vicende giudiziarie, che rappresenta un rilevante segnale di discontinuità nel rapporto fra la politica e la società, la riaffermazione di una responsabilità pubblica di trasparenza che escluda ogni contiguità affaristica e di scambio con interessi di origine illegale. Le imminenti elezioni europee e soprattutto quelle amministrative costituiscono un obiettivo che la Commissione Antimafia deve riproporre con determinazione. Così le numerose inchieste giudiziarie aperte in Regioni e grandi Comuni, che coinvolgono trasversalmente amministratori di diversa estrazione politica, in una contaminazione e a volte complicità fra settori dell’amministrazione pubblica e imprese, mentre la corruzione è dilagante in forme più sottili e complesse di quelle che risalgono a “tangentopoli”, non possono vedere assente l’organismo parlamentare, sia pure nel rispetto dell’autonomia del potere giudiziario. Per non parlare della necessità per lo meno morale, se non istituzionale, di prendere posizione su casi estremi quale quello della permanenza nel governo del sottosegretario Nicola Cosentino, nonostante le concomitanti accuse di collegamenti con esponenti di clan camorristici da parte di pentiti ritenuti giudizialmente attendibili…Ma è soprattutto nell’attacco frontale alle ricchezze illegali delle mafie e alla loro immersione nell’ economia legale, che è improrogabile la concreta ripresa d’attività della Commissione Antimafia. E’ sotto gli occhi di tutti il dilagare in Italia, in Europa e nel mondo, di investimenti di origine mafiosa debitamente riciclati attraverso le maglie del sistema bancario e finanziario, che l’aggravarsi della crisi economica e della recessione su una miriade di imprese renderà ancora più agevole, considerata l’enorme capacità di liquidità di cui dispongono le mafie attraverso il pizzo e soprattutto i traffici internazionali di droga, armi, rifiuti tossici, esseri umani. Gli arresti che si susseguono nel cuore della capitale, ormai invasa da camorra e ‘ndrangheta che rilevano esercizi commerciali e supermarket, come le inchieste aperte nelle altre regioni italiane o i rischi che si intravedono già negli investimenti sull’Expo di Milano, dicono quanto sia urgente riprendere le proposte della precedente Commissione in tema di riciclaggio, anche in chiave di normativa europea, come sul costituire subito l’Agenzia per la gestione dei beni sequestrati, su più incisive norme in materia di controllo degli appalti pubblici e di scioglimento dei consigli comunali collusi, colpendo anche gli apparati burocratici. Si avverte infine la necessità di un intervento sulla controversa riforma della Giustizia, se non altro per denunciare l’inquietante impoverimento della presenza numerica dei PM nelle procure delle zone ad alta densità mafiosa, frutto di norme sbagliate che risalgono al precedente governo Berlusconi e i rischi derivanti dal decreto sulle intercettazioni ancora in discussione.

Per arrivare a unificare in un unico testo di legge la complessa e ramificata normativa antimafia, per dare un indirizzo unitario all’azione di contrasto nei procedimenti, certo encomiabili per l’impegno di tanti magistrati e delle forze investigative, ma scoordinati e frammentati.
C’è qualcuno, almeno all’interno della Commissione istituzionalmente preposta, che si pone la domanda se ci sono le condizioni di costruire su scala nazionale un modello e un quadro unitario di riferimento che si rifaccia all’azione straordinaria che il pool di Caponnetto, Falcone e Borsellino impressero a Palermo contro Cosa Nostra? Questa sì che sarebbe un vero passo avanti nella riforma della Giustizia, all’altezza della sfida lanciata dalle mafie e dai loro complici dai colletti bianchi, sfida che lo Stato, purtroppo, sta finora perdendo.

da liberainformazione.org

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