martedì 20 gennaio 2009

Caso De Magistris: il Csm sospende Apicella e trasferisce Nuzzi e Verasani


Roma - L’epilogo della vicenda era tanto scontato quanto inquietante: la sezione disciplinare del Csm, poco meno di due ore fa, ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il procuratore di Salerno Luigi Apicella e trasferito d’ufficio i due pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Insieme - ma solo in fede alla solita logica cerchiobottista - al pg di Catanzaro Enzo Jannelli e al suo sostituto Alfredo Garbati. La vicenda in questione è ovviamente quella ormai nota come “caso De Magistris”, nello specifico la parte relativa alla richiesta del ministro della Giustizia Alfano di trasferire sia i pubblici ministeri salernitani che avevano sequestrato le carte dell’inchiesta Why Not (avocata a De Magistris), sia quelli di Catanzaro che avevano controindagato i colleghi campani e controsequestrato le carte appena sequestrate. L’istanza del ministro era stata raccolta dal Pg della Cassazione Vitaliano Esposito che, forse più “coerentemente”, aveva chiesto soltanto il trasferimento dei pm di Salerno. Perché l’operazione, è chiaro, mirava a fermare proprio quei magistrati, che con una richiesta di archiviazione e un decreto di sequestro probatorio avevano dimostrato che il Dott. De Magistris era rimasto vittima di un complotto ordito ad arte al solo fine di fermare le sue pericolose inchieste. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui il Consiglio Superiore della Magistratura non abbia tenuto conto della sentenza emessa il 9 gennaio scorso dal Tribunale del Riesame di Salerno. L’unico in questa Repubblica abilitato per legge a stabilire se il contestato decreto fosse o meno legittimo. Ebbene, nel silenzio totale di pressoché tutti i mezzi di informazione, quel Tribunale aveva giudicato il documento conforme alle legge, descrivendolo come ben motivato a riguardo dei reati di corruzione giudiziaria e altri che si ipotizzano essere stati commessi in Catanzaro dalle persone perquisite.
Il che significa che le perquisizioni all’origine del trasferimento dei giudici di Salerno erano in realtà non solo legittime, ma necessarie per condurre a buon fine le indagini, contrariamente alle insinuazioni di quanti avevano definito il provvedimento “abnorme” e “inquietante”. Tra questi lo stesso ministro Alfano che tra i propri compiti istituzionali non avrebbe in teoria quello di stabilire ragioni o torti dei pm. Pena la fine della separazione dei poteri e della democrazia.
Non se ne sono accorti al Csm. O forse sì. Ma se è vero che nelle inchieste di De Magistris i membri dei consiglieri laici e togati del Consiglio Superiore della Magistratura non si fanno mancare - a partire dal vicepresidente Nicola Mancino il cui nome è emerso nell’ambito dell’inchiesta “Toghe Lucane” - avranno preferito, ancora una volta, “chiudere un occhio”.

da antimafia2000.com

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