venerdì 16 gennaio 2009

Cantone, necessario un salto di qualità Setola? Restano liberi pericolosi latitanti

di Stefano Fantino

Dopo l'arresto del camorrista Setola, esponente di spicco dell'ala stragista dei Casalesi e le minacce al magistrato della Dda Raffaello Falcone, Libera Informazione ha contattato Raffaele Cantone, ex magistrato della Dda di Napoli, attualmente magistrato di Cassazione. Dalle minacce da non sottovalutare alla necessità di non sopravvalutare certi traguardi fino alla profonda necessità di cambiamenti legislativi in campo giudiziario, un quadro ancora poco nitido che necessita di applicazione e impegno prima di cominciare a delinearsi chiaramente.

Buongiorno, dottor Cantone, ieri una operazione delle forze dell'ordine ha tratto in arresto il latitante Setola...

Nello specifico le posso dire che rappresenta un grandissimo evento, in un periodo molto particolare, nel momento in cui i Casalesi avevano adottato una strategia stragista, che non sempre compete loro.

In questi giorni oltre agli episodi relativi alla fuga e cattura di Setola si è parlato spesso di camorra. Ad esempio per le minacce al suo collega Raffaello Falcone. Cosa pensa dei proiettili a lui recapitati e come inquadra la vicenda in sé?


Io credo che le minacce non siano da sottovalutare, e questo soprattutto perché il collega Falcone si è occupato a lungo della situazione di Marcianise e delle indagini su un clan, quello dei Belforte, che è autonomo rispetto ai Casalesi.

«Vediamo già dei grandi funerali con bandiere e grandi discorsi. E poi sarete dimenticati. Non siete e non sarete mai nessuno, soprattutto a Marcianise». Questa è un parte del testo che corredava le minacce a Falcone. Pensa sia indicativo della situazione angusta in cui, ora, rispetto a un tempo si trova la camorra?

Sicuramente Falcone lavorando sulla zona di Marcianise aveva raccolto grandi e importanti risultati, nella lotta contro i clan locali, anche loro erano stati messi alle strette e la situazione che si è venuta a creare è di grande fibrillazione.

Quale merito ha la magistratura nell'aver reso il camorrista, notoriamente pronto all'ostentazione, a rifugiarsi e sentirsi braccato. Se questa inversione di tendenza c'è stata lei a cosa pensa sia dovuta?
La situazione giudiziaria riguardante i clan li ha indotti a un mutamento significativo. Per loro si è reso necessario condurre una vita totalmente diversa. E loro si adeguati a queste nuove esigenze. I boss vedendo limitati i loro spostamenti hanno cambiato la loro strategia. Questo non ha fatto altro che amplificare la tendenza, peraltro già presente, di utilizzare per i loro affari le prestazioni dei colletti bianchi.

Eppure nel caso di alcune procure (vedi S.Maria Capua Vetere) ci sono state delle vere e proprie fughe. Un magistrato come Anna Canepa, magistrato della Dda di Genova ha chiesto di essere applicata alla procura di Gela. Cosa pensa sia necessario per contrastare queste situazioni ?

Ritengo la decisione del magistrato Canepa un grande segno e gesto di generosità. Con franchezza le posso dire che è necessario proprio un salto di qualità nella gestione della Giustizia. Si tratta di fare grandi investimenti e di andare incontro a grandi modifiche legislative. Negli uffici giudiziari il personale è in larga parte vecchio poiché manca il necessario ricambio e anche le risorse interne sono assai limitate. In Italia, inoltre, sarebbe necessario e urgente modificare le procedure non solo dei procedimenti penali, ma anche di quelli civili. Purtroppo infatti, siamo, a livello europeo sempre condannati per le lungaggini della nostra macchina giudiziaria. Sarebbe ora di evitarle e dare una reale svolta, senza incorrere in sterili slogan che sono totalmente inutili.

Quanto è stato importante accendere i fari su Setola e quanto invece sarebbe utile focalizzare su altri aspetti della camorra? L' arresto di Setola può oscurare altri aspetti, economico, finanziario, delle connivenze, che molto spesso non riesco no a decollare, almeno sul piano "mediatico"?

Premetto che io ritengo fondamentale la stampa, come presidio di controllo democratico. Tuttavia a volte amplifica dei simboli per farli diventare cartine di tornasole di una ipotetica vittoria. Così sta accadendo con il caso di Setola. La sua cattura è stata importante, significativa, ma non indispensabile. Setola non era nessuno rispetto ai latitanti storici dei Casalesi. E durante l'emergenza non si deve credere a determinati specchietti per le allodole. Sono certo risultati importanti ma focalizzare mediaticamente su Setola ha evitato che per molto tempo si parlasse di Iovine e Zagaria, i due latitanti di spicco dei Casalesi. Se aveste chiesto un anno e mezzo fa alla Polizia chi fosse Setola, in pochi vi avrebbero risposto. Si tratta di andare oltre a quelli che sono visti come simboli di una vittoria e continuare la lotta ai latitanti rimasti liberi.

Come ha vissuto la sua dipartita dalla Dda di Napoli? Perchè questa scelta, oltre a una intima esigenza personale?

Sulla mia dipartita dalla Dda di Napoli penso abbia inciso una mia iperesposizione, anche mediatica, ma tuttavia non ritengo di dover dare la colpa alla stampa. Questo mi ha però creato alcuni problemi interni ed esterni alla magistratura. Ritengo che però tutto questo rientri in un più grande quadro di rinnovamento e ricambio della giustizia, che ritengo importante e necessario.

Commissione Antimafia insediata ma al momento ancora non protagonista. Pensa che si possa, durante questa legislatura, partire con significative innovazioni necessarie in alcuni campi fondamentali, come la gestione dei sequestri dei beni dei mafiosi?

La Commissione Antimafia è bene che sia insediata e funzioni. Ma il suo scopo è quello di proporre e monitorare. Penso che invece siano da tradurre in legge molte riforme che venivano esposte nei lavori della Commissione presieduta da Francesco Forgione. Bisognerebbe ripartire da quel testo. Le proposte riguardanti lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose sono da portare avanti così come la costituzione di una Agenzia preposta alla gestione e all'assegnazione dei beni confiscati. Quello dei beni confiscati è un campo importante. Molto spesso questi beni perdono la loro funzione, dopo la confisca, e diventano inoltre un peso, una zavorra per lo Stato. Risultano quindi socialmente inutili, perché non utilizzati per finalità civili e nemmeno utilizzabili come simboli. Penso che il momento dell'affidamento sia, inoltre, quello saliente: si tratta di individuare accuratamente chi possa rendere quel bene un reale servizio alla società. E anche nell'affidarlo occorre grande attenzione, perché esistono associazioni e associazioni, occorre dunque analizzare con cura chi entrerà in possesso del bene.
Si parla molto del film Gomorra agli Oscar. Si è parlato del libro. Il merito è stato quello di aver reso "nazionale" un tema relegato spesso all'ambito localistico? Pensa che ora ci sia una esatta percezione del fenomeno?

Dopo l'uscita del libro di Saviano c'è stato un cambiamento. Almeno finora si, devo dire che c'è stato un cambio netto di percezione. Vedremo se in futuro continuerà così e si potrà dunque dire che c'è stato un salto di qualità. Certamente vedere in televisione notizie sui Casalesi, servizi su Gomorra e tutta la realtà campana è un segno importante: queste cose prima in effetti non succedevano.

A volte ci si stupisce dell'organizzazione imprenditoriale della Camorra extraurbana. In realtà vi è sempre stata questa differenziazione tra camorra urbana e camorra "rurale". Non pensa che si analizzi spesso anche a livello politico tutto come un problema di mero ordine pubblico?

Guardi penso che anche qui come in altri campi il problema sia sempre quello di fare un necessario salto di qualità. Anche nel contrasto, dunque. Mi sembra assolutamente riduttivo affrontare la lotta ai Casalesi, alla camorra nel modo in cui si affronta un mero problema di ordine pubblico. La chiave anche in questo caso è colpire i gangli vitali del fenomeno camorristico e agire quindi su alcuni meccanismi generatori : la creazione di un consenso vasto, ciò che sta alla base del potere camorrista, e le connivenze che ne permettono la permanenza.

Che parte ha per l'uomo Raffaele Cantone nella lotta alla camorra le iniziative di responsabilizzazione che una parte della società porta da sempre avanti?

Penso che la società civile e la lotta antimafia, sebbene presenti in alcune sue forme, sia tuttavia ancora in una fase iniziale Io penso sia una esperienza fondamentale che non debba essere messa in secondo piano rispetto all'antimafia dei giudici e dei tribunali. Tuttavia in alcune realtà rimane ancora rudimentale e necessità di un salto di qualità. Una cosa su cui vorrei porre l'attenzione è quella di non creare miti. Il mito è pericoloso e la lotta, anche quella civile alla mafia, non è immagine.

da liberainformazione.org

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