mercoledì 21 gennaio 2009

Bracardi, in arte Tremonti

di Marco Travaglio

Ha detto proprio così: “In galera”. Come il grande Giorgio Bracardi di “Alto gradimento”. Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha dichiarato a “Che tempo che fa” che “bisogna riscrivere le regole” del sistema finanziario e poi “mandare a casa o in galera chi ha abusato”. Noi giustizialisti ci accontentiamo che vada a casa qualcuno. Lui, ministro del noto governo garantista, preferisce la galera. Ma non sottilizziamo e approfittiamone, prima che cambi idea come per i condoni (li giudicava roba da “governi golpisti sudamericani”, poi ne firmò una dozzina in un giorno). Dunque, galera per i reati finanziari. Come in America e nel resto del mondo. Ma allora bisogna ripristinare il reato di falso in bilancio, di fatto depenalizzato dal suo governo, con la sua firma, nel 2002. Ok? Ok. Poi bloccare la legge Alfano sulle intercettazioni varata dal suo governo, con il suo voto: quella che le proibisce anche per truffa, usura, rialzo fraudolento dei prezzi e quasi tutti i delitti economici, finanziari, societari e tributari (abuso di informazioni privilegiate, bancarotta anche fraudolenta non aggravata, ostacolo alle autorità di vigilanza, frodi fiscali, false relazioni delle società di revisione, abusi in intermediazioni finanziarie, falsi prospetti per quotazioni in Borsa). E naturalmente ritirare qualunque tentativo di ridurre la custodia cautelare e di aumentare gli influssi della politica sui magistrati, affinchè possano continuare a indagare sui reati dei colletti bianchi senza timori di rappresaglie dall’alto. Che fa, lo dice lei ad Al Tappone o lo avvertiamo noi?

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