mercoledì 31 dicembre 2008

Auguri di Buon Anno

La redazione del Blog con tutti i suoi collaboratori vi augura un Buon Anno, sperando in un 2009 ricco di salute e felicità per tutti. Un augurio speciale va a tutte quelle persone che lavorano in tutti i settori e direzioni nel combattere l'illegalità e tutte le mafie, vi assicuro che sono tante. Speriamo in un 2009 di pace con un fresco profumo di libertà (termine tanto caro a Borsellino) e tutti insieme facciamo in modo che pezzi dello stato e non come Borsellino, Falcone, Cassarà, Chinnici, Antiochia, Dalla Chiesa, Costa, Alfano, Basile, tutti gli uomini delle scorte e tanti altri ancora non siano morti invano, anzi il loro sacrificio deve essere e sarà un segno indelebile in ognuno di noi che quotidianamente ci aiuterà a vivere nella legalità e nella normalità partendo da piccoli gesti, perché la mafia va combattuta anche con l'educazione quotidiana che abbiamo quasi dimenticato.

Grazie

Dario Campolo

Stampa Estera - Silvio vuole il potere e la gloria

di Dario Campolo

Da oggi inserisco nel blog la rubrica "Stampa Estera", un sorta di traduzione dei principali quotidiani on line esteri con relativi link riguardanti articoli sul nostro paese Italia, quindi sarà mia cura postare l'articolo tradotto più interessante, spero utile al miglioramento del nostro paese, anche se a volte per certi versi noi siamo meglio degli altri. Di seguito un articolo inglese del quotidiano The Independent, naturalmente il tema è il solito: Silvio Berlusconi. Molto interessante è uno dei tanti post che gli Inglesi hanno inserito e che vi posto in originale per evitare di essere di parte, quindi traducetelo voi.

Silvio vuole il potere e la gloria

di Peter Popham - The Independent
link articolo in lingua originale

Era un’osservazione buttata lì alla fine di una conferenza stampa ma risuona ancora nelle nostre orecchie: Silvio Berlusconi vuole trasformare la forma di governo dell’Italia in una repubblica presidenziale, come quella francese o americana.

Proposta tutto sommato innocua, si potrebbe pensare. Oggi la figura del presidente della repubblica italiana è per lo più cerimoniale. Nessuno potrebbe sostenere che il governo italiano sia il massimo dell’ efficacia. Un comandante in capo potrebbe risollevare le sorti del paese.

Il problema è che nessuno ha dubbi sul candidato preferito di Berlusconi per l’incarico: se stesso.

Da tempo è risaputo che Berlusconi vuole terminare la sua carriera come presidente ma si dava per scontato che si sarebbe accontentato di essere una figura rappresentativa.

La proposta del “presidenzialismo” (in italiano nel testo, N.d.T.) è stata immediatamente silurata sia dagli alleati sia dagli avversari. Ma ha confermato la paura che da 15 anni attanaglia molti italiani: l’uomo che chiamano “Il Cavaliere” non sarà soddisfatto se non con il potere dittatoriale.

E la scomoda verità è che è questa la direzione in cui si sta muovendo, anche senza mettere le mani sulla costituzione. I suoi alleati nella coalizione danno molti meno problemi rispetto all’ultima volta. Il motivo, dicono, è che sono tutti sul suo libro paga. Sono i vantaggi dell’essere un miliardario al potere.

Nel frattempo l’opposizione si trova nel caos più totale, con i politici di centrosinistra di tutto il paese sotto inchiesta per casi di presunta corruzione.

Poi, nel weekend, un improvviso raggio di speranza. Forse Berlusconi preferirebbe invece passare i suoi ultimi anni in un paradiso tropicale come Bettino Craxi, il suo ultimo mentore caduto in disgrazia.

Durante una riunone di giornalisti nel suo appartamento di Roma Berlusconi ha denunciato il debole degli investigatori italiani per le intercettazioni telefoniche. “Se certe mie conversazioni dovessero essere intercettate me ne andrò all’ estero. Era davvero serio?

Un piano “lunatico”

Se lo era, potrebbe spingersi oltre e diventare il primo politico sulla luna. Una compagnia italiana, Team Italia, è in gara per il premio di 30 milioni di dollari messo in palio da Google per la prima azienda privata che riuscirà a mandare sulla luna un veicolo esplorativo e a riportarlo sulla terra. Il turismo spaziale di lusso e alberghi orbitanti sono il passo successivo. Se il Presidente del Consiglio si offrisse volontario per salire a bordo farebbe un gran favore al suo paese.

La risposta zen alle catastrofi

Come comportarsi di fronte a una catastrofe? I monaci tibetani hanno un modo tutto loro. Il centro di meditazione di un importante monastero buddista vicino a Pisa è stato ridotto in cenere da un incendio in cui sono andati distrutti l’altare, testi e icone. Il lama Dagri Rinpoche ha detto semplicemente ai monaci: “Ogni grande monastero ha avuto grandi problemi”.

da Italianidallestero.info

Come anticipatovi prima vi posto uno dei tanti commenti che gli inglesi hanno rilasciato riguardo l'articolo su Silvio:

In Italy there is no information. Media are paid by Berlusconi... no good. Poor, poor Italy.
Berlusconi should be in jail...not at the government. Just search for "Mangano", for "Miller"... Berlusconi has a really good curriculum vitae.

A sad italian young man.


Posted by Luigi | 30.12.08, 00:27 GMT
Pubblica post


martedì 30 dicembre 2008

20 Maggio 1981- Scoppia lo Scandalo P2

di Dario Campolo

Ebbene si, non sono pazzo e non voglio essere petulante ma un motivo ci sarà se perdo molto tempo in letture e ricerche sulla P2. Navigando ho trovato uno spaccato molto interessante sullo scandolo scoppiato nel 1981 e mi sembra utlie postarlo.

Buona lettura

IL 20 MAGGIO 1981 SONO PUBBLICATI GLI ELENCHI DELLA LOGGIA MASSONICA DI LICIO GELLI. L’ITALIA SCOPRE L’ESISTENZA DI UN INQUIETANTE POTERE PARALLELO


AREZZO
Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di una inchiesta sul presunto rapimento di Michele Sindona, ordinano la perquisizione di Villa Wanda, la residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, presso Arezzo. Gli agenti della Guardia di Finanza, guidati dal colonnello Bianchi, scoprono una lista di 953 iscritti alla loggia massonica P2 (leggi l'elenco). Tra gli affiliati c’è il comandante generale dello stesso Corpo Orazio Giannini (tessera n. 832). Cinque giorni dopo la magistratura spicca un ordine di cattura a carico di Licio Gelli per violazione dell'art. 257 del codice penale (Spionaggio politico e militare). Il Gran Maestro scappa in Uruguay.

BERLUSCONI, SILVIO
Tessera numero 1816. L’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è uno degli affiliati alla P2 più noti. A cosa può essergli servita l’iscrizione alla P2? La commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi fece a suo tempo un esempio molto dettagliato. Per le sue prime attività in campo edile, Berlusconi ottiene credito dalla Banca nazionale del lavoro (nei cui vertici ci sono 8 affiliati alla P2) e dal Monte dei Paschi di Siena (il direttore generale Giovanni Cresti è anch’egli piduista). Ferruccio De Lorenzo (affiliato alla P2) acquista per conto dell’Enpam (l’Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani, di cui è presidente) due hotel a Segrate e decine di appartamenti di Milano 2. L’Enpam affida poi a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano. Gli affiliati alle loggia sono tenuti al sostegno reciproco, a privilegiare l’interesse dei confratelli a qualunque altro principio. Questo avviene in tutte le logge massoniche. Ma la P2 ha un progetto ben più ampio. Molti degli affiliati sono stati protagonisti delle trame più misteriose della stagione dell’eversione e delle stragi. È il caso di Vito Miceli, Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giuseppe Santovito, solo per fare qualche nome. In un’intervista all’Indipendente del 1996 Gelli afferma che Berlusconi “ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”.

CRISI POLITICA
Il 20 maggio 1981 il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rende pubblici gli elenchi della P2. Li ha ricevuti quasi due mesi prima, il 25 marzo, dai magistrati Turone e Colombo. Inizialmente sostiene che spetti ai giudici togliere il segreto dagli elenchi. Ma della P2 si parla ormai da tempo e la tensione sul caso sale. Quando rende pubblica la lista, Forlani scatena un terremoto politico. Tra gli affiliati ci sono 2 ministri, 44 parlamentari (di tutti i partiti a parte quello comunista), alti ufficiali dei Carabinieri, dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, oltre a moltissimi magistrati, banchieri, imprenditori e giornalisti di primo piano. Forlani si dimette. Al suo posto Sandro Pertini chiama il repubblicano Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano nella storia della Repubblica. Viene varata una commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi. Il sospetto – più che fondato – è che la loggia di Gelli abbia tramato contro le istituzioni democratiche fino a realizzare un vero e proprio potere parallelo. Il 25 gennaio 1982 una nuova legge scioglie la P2 e vieta le associazioni segrete.

DEMOCRATICA, PIANO DI RINASCITA
È il manifesto programmatico ritrovato tra le carte di Gelli. Punta a una serie di interventi nella politica e nella società per “rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori”. L’informazione ha un ruolo centrale. Va abolito il monopolio della Rai. La tv via cavo deve essere “impiantata a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese”. Devono essere pagati sotto banco giornalisti dei maggiori quotidiani nazionali, in modo da non avere mai contro nessuna voce autorevole. La magistratura deve essere messa sotto il controllo del potere politico. Il ruolo del presidente del Consiglio deve essere rafforzato a spese delle prerogative del Parlamento. I sindacati devono essere resi innocui. Una sorta di golpe bianco, da attuare nel rispetto formale della legalità ma con assoluta intransigenza nei confronti degli oppositori. Attraverso l'indebolimento dei sindacati, il controllo dei giornali e dei politici dei partiti di governo, del Movimento sociale italiano e la distruzione del monopolio Rai, si puntava a un mutamento della repubblica in senso presidenziale, al fine di indebolire l'opposizione di sinistra e impedirne l'ingresso nel governo. È quanto afferma Licio Gelli in un'intervista rilasciata il 5 ottobre del 1980 a Maurizio Costanzo (tessera 1816) sul Corriere della Sera. Leggi il documento integrale del Piano di Rinascita democratica.

EVERSIONE
Golpe o non golpe?
Nel 1974 i gruppi che in precedenza avevano pensato a una svolta autoritaria in chiave anticomunista (Leggi Golpe Borghese), optano per una svolta più morbida. Bisogna occupare i gangli della società fino a creare un doppio Stato. La P2 è parte centrale di questo progetto.


FORLANI, ARNALDO
Democristiano delle corrente “Dorotea”, Forlani si dimette da Presidente del Consiglio quando scoppia lo scandalo P2. Gli avversari lo accusano di reticenza per non aver rivelato subito l’esistenza degli elenchi. Dopo un periodo di appannamento, Forlani verrà eletto nel 1989 segretario Dc, carica che aveva già ricoperto dal 1969 al 1973. Negli ultimi anni della Prima Repubblica, formerà con Andreotti e Craxi un’alleanza politica chiamata Caf, dalle iniziali dei tre. Il progetto che lo voleva Presidente della Repubblica sfuma per pochi voti nel 1992. L’anno successivo Forlani sarà travolto da Tangentopoli e abbandonerà la politica.

GELLI, LICIO
Chi è il venerabile maestro della potentissima loggia? Nato a Pistoia nel 1919, fascista repubblichino nella Seconda Guerra Mondiale, Gelli diventa poi collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani e agente segreto della Repubblica italiana. Nel 1965 entra nella massoneria. Cinque anni dopo, Lino Salvini, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia (la loggia italiana più potente) gli affida la gestione della Loggia P2. Gelli diventa un personaggio potentissimo. La P2 ha affiliati in Uruguay, Brasile e soprattutto Argentina, dove Gelli arruola nella loggia l’ammiraglio Emilio Massera, capo di Stato maggiore della Marina, Josè Lopez Rega, ministro del Benessere sociale di Juan Domingo Peron, Alberto Vignes, ministro degli Esteri, l’ammiraglio Carlos Alberto Corti e altri militari. Il ruolo della P2 nel golpe argentino del 1976 è determinante. Durante tutti gli anni Settanta Gelli costruisce un impero nemmeno tanto occulto. Dirà: “C’era la fila per venire a parlare con me”. Quando lo scandalo P2 esplode, fugge in Sud America. La magistratura lo accusa di esseri coinvolto in vario modo in reati gravissimi, tutti legati alla P2: omicidio del giornalista Pecorelli, concorso in bancarotta per il crack del Banco Ambrosiano, omicidio del banchiere Roberto Calvi, costituzione di capitali all’estero, cospirazione politica, spionaggio, interesse privato in atti d’ufficio, rivelazione di segreti di Stato, finanziamento di gruppi armati a scopo eversivi, associazione sovversiva con finalità di strage, depistaggio di indagini, calunnia, millantato credito, associazione a delinquere e truffa aggravata. In totale, tra il 1992 e il 1994, sarà condannato a scontare 35 anni di detenzione. Nel 1987, rientrato in Italia, Gelli è prosciolto da ogni accusa penale e civile. Nel maggio 1998 scappa di nuovo dopo la sentenza passata in giudicato che lo condanna a dodici anni di carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano: catturato in Spagna cinque mesi dopo, viene estradato in Italia. Oggi vive in libertà in Italia.

IOR
Istituto per le Opere di Religione, la banca centrale della chiesa cattolica romana situata nella Città del Vaticano. Lo Ior è coinvolta nel 1982 nel crack del Banco Ambrosiano, del quale era il suo maggiore azionista. Il capo dello Ior Paul Marcinkus (il “banchiere di Dio”) viene incriminato nel 1982 in Italia come responsabile del fallimento. Va ricordato che il Banco Ambrosiano fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2. Marcinkus non sarà mai processato in Italia poiché risultava impiegato del Vaticano e quindi immune ai procedimenti penali. La Banca Vaticana non ha mai ammesso le responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma ha riconosciuto la responsabilità morale e ha pagato 241 milioni di dollari ai creditori. Marcinkus è morto negli Usa nel 2006.

LONGO, PIETRO
È divenuto, suo malgrado, l’immagine del politico piduista.
Segretario del Partito Socialdemocratico Italiano (Psdi). Travolto dallo scandalo P2, cederò la segreteria a Franco Nicolazzi. Longo sarà arrestato nel 1993 in piena bufera Tangentopoli.


MASSONERIA
Nasce in Inghilterra nel XVIII secolo come associazione filosofica e filantropica. I suoi fondatori si richiamano alle associazioni dei muratori inglese (Masons Guilds) del XIV secolo. Queste organizzazioni, impegnate nella costruzione di chiese e palazzi nobiliari, avevano un regolamento che vincolava i membri sulle tecniche edili e sui procedimenti lavorativi. Col tempo, queste associazioni diventano organizzazioni morali. La trasformazione definitiva avviene a Londra nel 1717, quando quattro si riuniscono nella “società dei liberi muratori”. Vengono allora codificati i tre gradi di appartenenza: apprendista, compagno e maestro. La massoneria diffonde in Europa e in America le idee illuministiche di tolleranza, cosmopolitismo e fratellanza universale. In Italia arriva nel 1733 nonostante la ferma opposizione della Chiesa cattolica. Nel 1908 si divide nella loggia di Palazzo Giustiniani e la Grande loggia nazionale italiana. Nel 1925 il fascismo mette al bando la massoneria, che torna già dl 1944. Nella seconda metà del Novecento la massoneria riguarda sempre meno la ricerca di solidarietà e sempre più i giochi di potere politico ed economico. Per la legge italiana la massoneria non è illegale; sono invece illegali le logge massoniche segrete (o coperte) come appunto la P2.

PONTE DEI FRATI NERI
Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars bridge, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi, iscritto alla P2. Nel 1975 Roberto Calvi era divenuto presidente del Banco Ambrosiano attraverso la creazione di una rete di “scatole vuote”: filiali off shore alle Bahamas, holding in Lussemburgo, società fantasma in America Latina, conti segreti in Svizzera. D’intesa con lo Ior di Marcinkus, crea un impero finanziario che si occupa di riciclaggio di denaro sporco, traffico d’armi e finanziamenti illeciti ai partiti. Nel 1977 la primi crisi. A novembre Michele Sindona (vedi sotto) riempie Milano di manifesti che denunciano presunte irregolarità del Banco Ambrosiano. Sindona si vendica così Calvi, che si era rifiutato di tappare i buchi delle sue banche. Il giudice Emilio Alessandrini (in seguito ucciso dai terroristi rossi di Prima linea) coordina ispezioni che in effetti portano alla luce gravi e diffuse irregolarità del Banco Ambrosiano. Ma scatta la controffensiva: il governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e il capo della vigilanza Mario Sarcinelli, che avevano ordinato le ispezioni all’Ambrosiano, sono accusati dal magistrato Antonio Alibrandi di alcune irregolarità e posti agli arresti (domiciliari per Baffi). Saranno assolti nel 1983. La crisi definitiva dell'Ambrosiano arriva nel 1981 con l’esplosione dello scandalo P2. Svanita la protezione, Calvi viene arrestato per reati valutari e in seguito condannato. Una volta in libertà provvisoria (e dopo un tentativo di suicidio in carcere), Calvi entra in contatto col finanziere Flavio Carboni, legato alla Banda della Magliana. Calvi fugge a Londra dove qualche giorno dopo viene trovato cadavere. La magistratura inglese inizialmente archivia la morte di Calvi come suicidio, ma sei mesi dopo l'Alta Corte annulla la sentenza per vizi formali e sostanziali. Nel 1988 inizia in Italia una causa civile che stabilisce che Roberto Calvi è stato ucciso. È ancora in corso un processo penale con Flavio Carboni e il boss di Cosa Nostra Pippo Calò accusati di omicidio. Un mistero (si fa per dire) irrisolto

ROBERTO ROSONE
Roberto Rosone, direttore generale del Banco Ambrosiano, nel 1981 esprime dubbi su alcuni finanziamenti concessi dal Banco al faccendiere Flavio Carboni senza le dovute garanzie. Il 27 aprile 1982 Rosone scampa miracolosamente a un attentato a Milano. Un uomo lo ferisce alla gambe, ma la sua guardia del corpo interviene e uccide il killer. Si tratta di Danilo Abbruciati, uno dei capi della Banda della Magliana. L’episodio svela i legami tra la malavita romana, la P2 e il mondo della finanza.

SEQUESTRO MORO
Il comitato di crisi del ministero dell’Interno che gestisce l’emergenza del sequestro di Aldo Moro da parte delle Br (16 marzo – 9 maggio 1978), è interamente formato da membri della P2. Non è un mistero che Gelli e i suoi non gradiscano le aperture Moro ai comunisti. La segretaria di Gelli sostiene che la mattina del 16 marzo il venerabile avrebbe commentato il rapimento di Moro con una frase inquietante: “Il più è fatto”. Il giornalista Mino Pecorelli (tessera P2 n. 235) dala sua rivista Osservatorio politico (Op) lancia accuse precise sotto forma di messaggi in codice. In un clamoroso articolo intitolato “Vergogna, buffoni!”, sostiene che il generale Dalla Chiesa (lui lo chiama “Amen”) era andato da Andreotti dicendogli che aveva individuato la prigione di Moro e chiedeva l’autorizzazione per il blitz. Ma il presidente temporeggiò – secondo Pecorelli – perché doveva chiedere il permesso alla “loggia di Cristo in paradiso”, chiara allusione alla P2. Pecorelli allude poi a una “amnistia che tutto verrà a cancellare in cambio del silenzio” e promette nuove clamorose rivelazioni. Ma il 20 marzo 1979 Pecorelli viene ucciso a colpi d’arma da fuoco. Nel 1992 il pentito di mafia Tommaso Buscetta sosterrà che il delitto venne eseguito dalla mafia per “fare un favore ad Andreotti”, preoccupato per certe carte su Moro in possesso di Pecorelli. Il processo a carico di Andreotti si è concluso nell’ottobre 2003 con il giudizio della Cassazione che sancisce l’estraneità del senatore a vita al delitto.

SINDONA, MICHELE
“Il salvatore della lira”. Così lo definisce Giulio Andreotti da presidente del Consiglio nell’aprile 1973. Sindona è uno dei personaggi più inquietanti della storia italiana del Novecento. È indagando su di lui che i magistrati arrivano a Gelli. Iscritto alla P2 e sospettato di collusioni mafiose, nel 1980 è condannato negli Stati Uniti per la bancarotta della Franklin National Bank. Mette in scena un finto sequestro per tornare clandestinamente in Italia. È lui il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso a Milano l’11 luglio 1979 da un killer americano. Arrestato, nel 1986 Sindona viene condannato all’ergastolo. Pochi mesi dopo muore avvelenato da un caffè al cianuro nel supercarcere di Voghera. Sindona se ne va coi suoi segreti.

ZITTI TUTTI
La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi dichiara che le liste della P2 sono incomplete. Il sospetto è che i fratelli non identificati abbiano continuato a tramare nell’ombra. Nel 1983 una sentenza del tribunale di Roma proscioglie gli imputati appartenenti alla loggia, che non viene ritenuta un'associazione a delinquere. Nel 1994 la Corte d'Assise di Roma assolve la loggia P2 dall'accusa di cospirazione politica ai danni dello stato. Molti dei 953 noti non sono affatto spariti dalla circolazione. Alcuni sono parlamentari (Gustavo Selva), altri sono stati ministri (Publio Fiori e Antonio Martino), altri ancora sono personaggi pubblici più o meno influenti (Roberto Pervaso e Maurizio Costanzo). Ma, al di là della sorte dei singoli, il Piano di rinascita democratica di Gelli sembra essersi effettivamente realizzato in diversi punti.

da ilcassetto.it

Piano di Rinascita - Loggia P2 - Parte 4

di Dario Campolo

Con la quarta parte termina il viaggio all'interno del programma originale della loggia massonica creata da Licio Gelli, devo dire che ho ricevuto molte mail di gratitudine per questo argomento trattato ove mi si chiede di approfondire questa parte scura che il nostro paese ha affrontato e forse sta riaccarezzando ma di questo ne parleremo in un altro post. Di seguito l'organigramma che il programma "vedeva".

ORGANIGRAMMA

ECONOMIA E FINANZA

Governatore Banca d'Italia
Direttore Generale B.ca It.
Presidente IRI (e finanziarie dipendenti)
Dir. Gen. - "
Presidente ENI (e finanziarie dipendenti)
Dir. Gen. "
Presidente e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM-EFIM- Cinema - Terme)
Presidente Cassa Mezzog
Dir. Gen. "
Presidente IMI
Dir. Gen. "
Presidente Mediobanca
Dir. Gen. "
Presidente Mediocredito Centrale
Dir. Gen. "
Presidente ICIPU
Dir. Gen. "
Presidente INA
Dir. Gen. "
Presidente INPS
Dir. Gen. "
Presidente INAM
Dir. Gen. "
Presidente INADEL
Dir. Gen. "

MAGISTRATURA

Primo Pres. Corte Cass.

Proc. Gener. " "

Avv. Gerer. " "

Pres. C.A.

Proc. Gen. C.A.

Pres. Trib.

Proc. Repubbl.

Cons. Istrutt. Bologna di:

Roma

Venezia

Torino

Milano

Firenze

Napoli

Bari

Catanzaro

Palermo

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Presidente Consiglio di Stato
Presidente Corte dei Conti
Procuratore Generale Corte dei Conti
Ragioniere generale dello Stato
Segretario Generale Ministero Affari Esteri
Segretario Generale Programmazione
Capo della Polizia
Direttore Generale FF.SS
Direttore Generale PP.TT
Direttore Generale ANAS
Direttore Generale Tesoro
Direttore Generale II.DD.
Direttore Generale II. Indiri.
Direttore Generale UTE
Direttore Generale fonti d'energia
Direttore Generale produzione industriale
Direttore Generale produzione industriale
Direttore Generale valute
Direttori Generali istruzione (elementare secondaria 1° grado superiore tecnica professionale universitaria)

CORPI MILITARI

Capo S.M. Difesa
Capo S.M. Esercito
Capo S.M. Marina
Capo S.M. Aeronautica
Com.te Arma CC.
Capo S.M. Guardia Fin.
Com ti Regioni Territoriali Eserc
Com.ti Zone Aeree
Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.
Com.te Guardie PS
Com.te Guardie Forestali
Com.te Guardie Carcerarie
Com.te Sid.

Piano di Rinascita - Loggia P2 - Parte 3

di Dario Campolo

Eccoci alla terza parte del programma della P2, di seguito i tempi per l'attuazione del progetto in tutte le parti da andare a modificare anche costituzionalmente parlando, dategli una letta e vedrete che molti temi sono oggi rispolverati e ripresi dal governo e opposizioni, unica differenza è che negli anni 80 il clamore era stato notevole, oggi invece ci troviamo Licio Gelli in Tv.


MEDIO E LUNGO TERMINE

Nel presupposto dell'attuazione di un programma a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l'avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d'ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l'elencazione di problemi e relativi rimedi.

a) Provvedimenti istituzionali
a1) Ordinamento Giudiziario
I - unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione - articoli 107 e 112 ove il P.M. e' distinto dai giudici);
II - responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del P.M. (modifica costituzionale);
III - istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;
IV - riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
V - riforma dell'ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;
VI - esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I - modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio e' eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore;
II - modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari;
III - revisione della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato (per modificarne la natura da competenza in cassa);
IV - revisione della legge sulla finanza locale per stabilire - previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni - che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti;
V - riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le province e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;
a3) Ordinamento del Parlamento
I - nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.);
II - modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III - stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV - stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
I - Corte Costituzionale: sancire l'incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);
II - Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l'ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
III - Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici. Provvedimenti economico sociali.
b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);
b2) Nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l'obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo: il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità; il controllo rigido sulle pensioni di invalidità; l'eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati limitando il diritto di sciopero nel senso di:
I - introdurre l'obbligo di preavviso dopo aver spedito il concordato;
II - escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
III - limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione (modello tedesco);
b8) nuova legislazione sull'assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica - borse di studio ai non abbienti - scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.
c) Stampa - Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV.


Maroni: "La Russa è ai Tropici. Io affronto l'emergenza Lampedusa"

segnalato da Arturo Pali

ROMA - All'emergenza clandestini si risponde con misure d'emergenza: già da martedì partiranno così i primi rimpatri di migranti direttamente da dove sono sbarcati, da Lampedusa. A gennaio, inoltre, via ai pattugliamenti congiunti nelle acque libiche. Ad annunciarlo il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, mentre l'atteggiamento da tenere con la Libia diventa la scintilla dell'ennesima polemica con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

SCINTILLE MARONI-LA RUSSA - È La Russa, in un'intervista al Corriere della Sera, a consigliare il collega Maroni ad avere "pazienza" nella trattativa con i libici ed entrare nella loro mentalità: fare i duri non serve a niente. Secca la replica del titolare del Viminale. "Lui - dice Maroni - è più fortunato di me. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania. Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare le eventuali emergenze e quella di Lampedusa è una emergenza". Non si fa attendere la controreplica del ministro della Difesa. "Alzare la voce senza prima avere noi adempiuto ai nostri compiti, cioè la ratifica in Parlamento del Trattato di amicizia con la Libia siglato lo scorso agosto - per La Russa - può servire a livello interno, ma se si vuole veramente affrontare il problema degli sbarchi non serve a nulla". Quanto alla frecciata sui Tropici, il titolare della Difesa la restituisce al mittente plaudendo a Maroni "lodevolmente impegnato in Italia con il suo staff anche in questi giorni a svolgere i compiti tipici del ministro dell'Interno, mentre molti di noi possono invece dedicare qualche giorno alla famiglia". Bacchetta i due litiganti il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, secondo cui "non servono le punzecchiature fra i diversi ministri interessati, ma occorre un ripensamento della politica in materia".

VIA AD ESPULSIONI DA LAMPEDUSA - Dalle polemiche alle misure concrete, Maroni annuncia poi che "chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani. Ho dato disposizioni per attivare un centro idoneo al riconoscimento e all'espulsione. Domani o al massimo dopodomani ci saranno i primi voli di rimpatrio". In questi giorni l'isola è meta di un flusso ininterrotto di carrette del mare che scaricano migranti ed il centro di accoglienza dell'isola scoppia. Oggi 280 clandestini sono stati trasferiti in altre strutture. A Lampedusa ne restano circa 1.300 (la capienza è di 800).

A GENNAIO PATTUGLIAMENTI COSTE LIBICHE - Ma la vera soluzione finale per l'emergenza sbarchi il ministro dell'Interno la individua nei pattugliamenti congiunti delle coste libiche, che dovrebbero partire a gennaio con sei motovedette messe a disposizione dall'Italia, ad oltre un anno dall'accordo in merito siglato siglato dall'allora ministro dell'Interno, Giuliano Amato, con il suo collega libico. Con l'avvio dei pattugliamenti, secondo Maroni, "potremo dire addio una volta per tutte al problema degli sbarchi a Lampedusa".

PD E ASSOCIAZIONI ATTACCANO MARONI - La linea dura annunciata dal ministro non piace al Pd ed alle associazioni. "Falliti gli accordi con la Libia per mancata ratifica da parte del Parlamento - attacca Jean-Leonard Touadi, deputato del Pd - ora Maroni annuncia i rimpatri di massa da Lampedusa. Anche questo è un annuncio che resterà senza effetto perchè i rimpatri sono contrari alle norme internazionali e alla dignità delle persone, oltre che incredibilmente onerosi per le casse dello Stato". Analoga la posizione di Filippo Miraglia, dell'Arci, che ricorda come "l'Italia sia stata già condannata dalla Corte europea di Strasburgo per un'analoga iniziativa varata dell'ottobre 2005 dell'allora ministro Pisanu". Mentre la portavoce in Italia dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, mette in guardia dal rischio di "espulsioni generalizzate" e ricorda che "devono essere tutelati i diritti dei richiedenti asilo".

GLI SBARCHI - Intanto gli sbarchi continuano nonostante le condizioni meteo non siano buone. Un barcone con circa 140 migranti, tra cui 10 donne incinte, è stato soccorso dalla marina maltese. Le persone sono state trasbordate su una motovedetta. Gli extracomunitari, provenienti da Ghana, Somalia e Nigeria sono stati intercettati a circa 40 miglia a Sud dell'isola-Stato. Il barcone era stato segnalato domenica a 80 miglia a Sud di Lampedusa. L'imbarcazione è stata individuata dopo che uno dei passeggeri ha telefonato a un parente in Italia con satellitare.

da Corriere.it


Senza commento

di Salvatore Borsellino

LETTERA DI MANFREDI BORSELLINO A PAOLO MIELI

Gent.mo Direttore,

ritengo opportuno riportarle qui appresso quanto ho scritto ieri sera al giornalista Felice Cavallaro, autore di un articolo avente per oggetto la visita di mia madre, la vedova del giudice Paolo Borsellino, a Salemi, pubblicato tra le pagine di cronaca sull'edizione di Domenica 28 del giornale da Lei diretto.

Quantunque conosca da tempo il giornalista non credevo che lo stesso, in maniera del tutto gratuita ed ingiustificata, potesse scrivere un pezzo su quello che è stato e rimane un incontro del tutto causale tra mia madre e Sgarbi dai contenuti fortemente offensivi nei riguardi della mia famiglia ed inutilmente polemici.

Purtoppo in passato CAVALLARO si è reso protagonista di iniziative del genere, causando non poche amarezze ai miei familiari, ed in particolare a mia madre. In questa circostanza è andato ben oltre: ha fatto intendere al lettore che mia madre avesse programmato e voluto un incontro con SGARBI per poterne elogiare ed ividenziare virtù e meriti, quando mia madre quel giorno, ospite di parenti di mia moglie, aveva innocentemente espresso il desiderio di fare un giro per il centro del Paese e di visitare il presepe vivente che proprio quel giorno è stato inaugurato. Che poi SGARBI, venuto a sapere poche ore prime della sua presenza a Salemi, abbia colto al volo l'occasione per incontrarLa e per farla accogliere festosamente da tutta la cittadinanza è un altro discorso.

La ringrazio per l'attenzione che ha voluto riservare alla presente e colgo l'occasione per inviarLe gli Auguri più sentiti di un Felice Anno nuovo!

Manfredi Borsellino

LETTERA DI MANFREDI BORSELLINO A FELICE CAVALLARO

Caro Felice,
oggi non c'è stato un amico o collega di Paolo Borsellino con cui abbiamo commentato il tuo articolo che ne abbia apprezzato o condiviso il contenuto, peraltro intriso di tue considerazioni personali.
Premesso che mi piacerebbe sapere da te quali "amici di Paolo Borsellino" avrebbero definito - o meglio avrebbero avuto il coraggio di definire - "uno scandalo" le parole pronunciate da mia madre, non capisco, ma soprattutto non capiscono mia madre e le mie sorelle, il perchè di questo articolo. Se è vero che un fatto meritevole di cronaca debba essere riportato, perchè "ricamarci" sopra provocando amarezze gratuite in chi, mi riferisco a mia madre ma anche e soprattutto a mia sorella Lucia, nella vita credo abbiano sofferto anche sin troppo.
Lucia, che con te in passato credo abbia avuto un piccolo scontro, è letteralmente inferocita nei riguardi della tua persona e, in questo caso, del tuo modo di fare giornalismo.
Chi ti scrive, da par sua, ti ha già detto al telefono tutto quello che ti doveva dire prima che dessi alle stampe il tuo pezzo, non ho altro da aggiungere.
A presto e buon anno!
Manfredi

BORSELLINO: I FRATELLI, VEDOVA DICA NO A PROPOSTA SGARBI
PALERMO
(ANSA) - PALERMO, 29 DIC - Rita e Salvatore Borsellino prendono le distanze dalla cognata Agnese, vedova del magistrato ucciso dalla mafia, e la invitano a non accettare la cittadinanza onoraria offertale dal sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. "Apprendiamo dalla stampa con stupore e disappunto - scrivono in una nota - che nostra cognata avrebbe accettato l'offerta della
cittadinanza onoraria della città di Salemi da parte del sindaco Vittorio Sgarbi, personaggio dai comportamenti non certamente limpidi né eticamente corretti, condannato anche per aver definito assassini dei magistrati, e a cui quindi non si addice certamente il termine di 'missionario'. Chiediamo per questo a nostra cognata, proprio per il cognome che porta, di declinare l'offerta ricevuta". A chi parlava di "sdoganamento" della città natale dei famigerati esattori mafiosi Nino e Ignazio Salvo, ieri Manfredi Borsellino, figlio del magistrato non presente a Salemi, sottolineava che la madre aveva solo ringraziato per l'accoglienza, aggiungendo che "non si può vivere nell'incubo di essere strumentalizzati". (ANSA)
BORSELLINO: SGARBI ANNUNCIA QUERELA PER FRATELLI MAGISTRATO
(V. 'BORSELLINO: I FRATELLI, VEDOVA...', DELLE ORE 12:44 CIRCA)
SALEMI (TRAPANI)
(ANSA) , 29 GEN - Vittorio Sgarbi, "indignatissimo", annuncia che querelerà Rita e Salvatore Borsellino "per le gravissime frasi diffamatorie". La loro reazione, "dimostra che Sciascia aveva ragione: sono dei professionisti dell'antimafia che, per esistere,f anno vivere la mafia anche dove non c'é". Sgarbi smentisce di aver definito assassini i magistrati: "L'ho solo detto a Fabio De Pasquale, che ha lasciato morire in carcere Gabriele Cagliari". Sulla cittadinanza ad Agnese Borsellino, Sgarbi, ribadisce che "la vedova del magistrato è venuta a Salemi per sua espressa volontà" e che "ha avuto parole di apprezzamento sincere nei miei confronti, addirittura cogliendo in me una somiglianza con Paolo Borsellino; credo che più di chiunque altro abbia conosciuto bene il marito". Sgarbi puntualizza che "tutto quanto affermato dalla signora Agnese e diffuso dall'ufficio stampa è registrato. Rita e Salvatore Borsellino, offendono non solo me, ma anche la cognata, perché la ritengonoincapace di intendere e di volere. Si vergognino". (ANSA).

BORSELLINO: SGARBI, GIUNTA SALEMI SARA' PARTE CIVILE
(V. 'BORSELLINO: SGARBI ANNUNCIA QUERELA...' DELLE 13.38 CIRCA)
PALERMO
(ANSA) - PALERMO, 29 DIC - La giunta comunale di Salemi, che si è da poco riunita, ha deciso di costituirsi parte civile nell'eventuale processo nei confronti di Rita e Salvatore Borsellino, "perché la città - dice il sindaco Vittorio Sgarbi - è stata ingiustamente infangata". "L'insinuazione dei fratelli Borsellino - aggiunge - sulla mia etica è assolutamente diffamatoria e può essere ribaltata: che meriti hanno loro per parlare in nome di un morto sulla base di stereotipi che insultano Salemi e la Sicilia intera? Perché puntano il dito contro di me e non contro gli errori di Caselli per cui hanno pagato diversi innocenti? Anche la vedova Tina Montinaro avrà cittadinanza e casa a Salemi". Intanto, l'Associaziona nazionale femiliari vittime di mafia, presieduta da Sonia Alfano, invita "Agnese Borsellino a non prendere decisioni avventate e a riflettere sulla proposta di Sgarbi". (ANSA).=

BORSELLINO: SGARBI, QUERELO ANCHE SONIA ALFANO

SALEMI (TRAPANI)
(ANSA) - SALEMI (TRAPANI), 29 DIC - "E' mia intenzione querelare anche Sonia Alfano. Io non devo proprio ripulire nessuna immagine. Si vergogni. Di diffamarmi, e soprattutto della mancanza di rispetto nei confronti della vedova Borsellino. Forse la ritiene incapace di intendere e di volere? Sono indignato da questi 'professionisti dell'antimafià nel cui albo iscrivo anche Sonia Alfano che vorrebbero la Sicilia in mano alla mafia per potere continuare a fingersene vittima". Lo dice il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. "Non penso proprio che le vittime della mafia sarebbero felici di essere rappresentate da una intimidatrice come si sta rivelando - aggiunge - per le parole da lei pronunciate, la Alfano che rivelano un atteggiamento, nei fatti, oggettivamente, 'mafioso'. Perché mai la Borsellino non dovrebbe accettare la cittadinanza della città di Salemi? Forse perché la Alfano la considera città della mafia? Che titoli ha per dare patenti e per mandare 'avvisi'?". (ANSA).

BORSELLINO: SINDACO AGRIGENTO,SOLIDALE CON VEDOVA E SGARBI

AGRIGENTO
(ANSA) - AGRIGENTO, 29 DIC - "Esprimo solidarietà ad Agnese Borsellino, ritenuta incapace di intendere e di volere e a Vittorio Sgarbi che abbiamo avuto ospite ieri sera e che è stato vittima di una aggressione incivile. E lo ringraziamo per avere con la sua azione difeso l'immagine di una Sicilia onesta contro le strumentalizzazioni di quanti vogliono piegarla nello stereotipo mafia-antimafia". Lo dice il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto. "Ci chiediamo perché invece di suggerire ad Agnese Borsellino di rifiutare la cittadinanza di una importante città come Salemi, - aggiunge - i fratelli Borsellino non si preoccupino di indicare gli spazi della nuova mafia nella scellerata impresa del rigassificatore". (ANSA).

da 19luglio1992.com


La vedova Borsellino elogia Sgarbi: un missionario

di Cavallaro Felice

Polemica. Visita a Salemi. Gli amici del magistrato ucciso: uno scandalo quelle parole



SALEMI (Trapani) - L' effetto calamita di quel mattatore che, da sindaco, cattura a Salemi folle e personaggi eccellenti ha trainato nella città delle case a un euro perfino Agnese Borsellino, la vedova del magistrato ucciso dalla mafia dopo Falcone. E lei, compiaciuta, s' è ritrovata accanto a Vittorio Sgarbi estasiata dal miracolo di un paese che rinasce, pronta a sbilanciarsi con gli aggettivi, a definire il diavolo dal ciuffo ribelle "un missionario". Cosa forse poco gradita a tanti che si considerano gli eredi di Paolo Borsellino, spesso in contrasto con lo Sgarbi denunciato, processato e condannato per aver definito "assassini" alcuni togati, a cominciare da Caselli. E per questo combattuto strenuamente cinque mesi fa in campagna elettorale dai fans di Rita Borsellino, la sorella del giudice, leader del movimento più agguerrito in quest' angolo siciliano. Chissà, forse si apre così una nuova linea di dialogo per cancellare le contumelie del passato. Ma non tutti sembrano d' accordo con un' operazione che potrebbe sdoganare Sgarbi nel pianeta antimafia, o almeno nella componente militante sempre in guardia da impostori e infiltrati. Timori estranei ad Agnese Borsellino che, passando due giorni di vacanza a Salemi in una villa di parenti, s' è lasciata convincere a fare un giro col nuovo sindaco, accompagnata dalla nuora ma non dal figlio Manfredi, commissario di polizia, rimasto in casa. Un' ovazione al suo ingresso in una chiesa sconsacrata. Con Sgarbi, vice sindaco e assessori pronti a offrirle la cittadinanza onoraria. E lei, lieta nel definirsi "felicissima della scelta di Sgarbi che ha scelto di fare il sindaco in una cittadina siciliana". Sorrisi, foto e applausi fino alla frase cruciale finita in un comunicato stampa: "Vedo nel lavoro di Sgarbi un' azione missionaria. Convinta che, grazie anche lui, comincerà una nuova stagione... Auguriamoci che ci siano tanti Vittorio Sgarbi che possano portare qualcosa di nuovo in altre realtà della Sicilia". Avrebbe preferito vedere abbattere uno tsunami su Salemi Franco Giglio, il pensionato Enel che ad ogni competizione ha lavorato notte e giorno per Rita Borsellino, spendendo tutto se stesso nel gruppo "Un' altra storia", definendo Sgarbi "il burattino di un puparo democristiano come Pino Giammarinaro", adesso sfibrato: "E' scandaloso. Così la Borsellino sdogana Sgarbi e spiazza noi che lavoriamo contro. E' pazzesco, mortificante...". E' come distinguere fra le parole di Agnese e l' impegno della cognata, a sua volta ignara e sorpresa da questo "caso Salemi" dove il sindaco esulta "perché si parla finalmente della città che rinasce e non del paese dei Salvo". Un riferimento colto da Manfredi che giura sulla casualità dell' incontro: "Mia madre non sdogana nessuno. E' gentile e ringrazia per l' accoglienza...". Ma invita tutti a evitare gli stereotipi: "Non si può vivere nell' incubo di essere strumentalizzati".

da Corriere.it

lunedì 29 dicembre 2008

Dalla Francia: Un patto tra Berlusconi e la mafia?

Pubblicato Mercoledì 4 Dicembre 2002 in Francia

Il “numero due” della mafia siciliana, Antonino Giuffré, oggi pentito, ha rivelato che un patto è stato siglato tra Cosa Nostra e Forza Italia, nel 1993, quando Berlusconi ha deciso di creare tale partito sulle ceneri della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, che fino ad allora erano stati i “referenti politici” dell’organizzazione mafiosa.

Gennaio 1993. Neanche qualche mese dopo gli eclatanti omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, “colpevoli” agli occhi di Cosa Nostra d’aver fatto condannare all’ergastolo quasi tutti i boss della mafia siciliana, il “numero uno” di Cosa Nostra viene a sua volta arrestato. Totò Riina ed il suo sostituto Bernardo Provenzano (latitante da quasi trent’anni) si rendono conto che la loro organizzazione è più che mai in pericolo di estinzione. Dal momento che i loro due “referenti politici” - la Democrazia Cristiana di Andreotti ed il Partito Socialista di Craxi - sono molto indeboliti dall’operazione “mani pulite” dei giudici milanesi e, più grave, sono incapaci di “rispettare i patti” siglati con Cosa Nostra.
A causa di ciò, due capi democristiani vicini ad Andreotti ed alla mafia, vengno assassinati.

Ma non basta: sono necessari altri “referenti” ed altri “garanti”, a Roma come a Milano o Torino; ma è anche necessario aprire un’altra “stagione”, cambiando metodo: abbandonare la “strategia degli attentati” a 360 gradi contro lo Stato ed i suoi rappresentanti a vantaggio di un ritorno alla “strategia del silenzio” e dell’omertà. Per continuare a controllare i traffici ed i mercati più redditizi dell’isola del mediterraneo.

Nel frattempo, alcuni democristiani e socialisti, letteralmente decimati dai giudici milanesi che indagano sui casi di corruzione, pensano dal canto loro di creare un nuovo partito centrista, incentrato sul ricchissimo imprenditore Silvio Berlusconi, che non può ormai più contare né su Bettino Craxi (in esilio ad Hammamet) né su Giulio Andreotti (inquisito a Palermo dai magistrati che indagano su Cosa Nostra).

Una coincidenza molto preoccupante

Tale coincidenza, piuttosto inquietante, non era sfuggita agli specialisti della mafia, ma costoro non disponevano dell’anello mancante. Apparentemente è cosa fatta dall’8 novembre scorso, quando Antonino Giuffré, il “numero due” di Cosa Nostra arrestato lo scorso aprile grazie ad una denuncia anonima, vuota il sacco e racconta, con dovizia di dettagli, come Bernardo Provenzano abbia stabilito un nuovo “patto”, questa volta con Forza Italia.

Tramite una persona molto vicina a Berlusconi: Marcello Dell’Utri, palermitano oggi senatore di Forza Italia, dopo essere stato il creatore ed il presidente della compagnia più redditizia di Berlusconi, Publitalia, che controlla più della metà della pubblicità televisiva italiana. Dell’Utri è attualmente inquisito, a Palermo, per “associazione mafiosa”, ed in tale processo i giudici avrebbero avuto piacere ad interrogare anche lo stesso Silvio Berlusconi, ma il capo del governo italiano ha rifiutato di rispondere alle loro domande - come permesso dalla legge - il 26 novembre scorso.

Sempre secondo il pentito Giuffré, Cosa Nostra, prima di siglare un patto con Forza Italia, aveva considerato l’idea di creare un proprio partito: Sicilia libera, una sorta di Lega del Sud, ricalcata sulla Lega Nord diretta da Umberto Bossi.

Ma Cosa Nostra alla fine ha abbandonato tale progetto, per non essere costretta ad ingaggiare politici siciliani già “in odore di mafia” e quindi poco credibili, nel momento in cui optava per un ritorno alla strategia del silenzio e “dell’immersione negli affari”, ed evitava ormai ogni attentato troppo clamoroso.
Per questo Cosa Nostra ha preferito stabilire tre canali differenti tra i suoi affiliati e Silvio Berlusconi per mettere a punto - ma anche far rispettare - una patto da onorare in dieci anni e incentrato su questioni essenziali: revisione di tutti i grandi processi antimafia, abolizione della legge che confisca i beni dei mafiosi, considerevole ammorbidimento del regime carcerario dei boss in cella.

Dal canto loro Provenzano ed i suoi seguaci hanno preso l’impegno formale di far eleggere i candidati di Forza Italia, chiedendo al contempo ai propri uomini d’evitare di mostrarsi accanto ai candidati della coalizione di Berlusconi, per “non sporcarli” agli occhi degli elettori e per non attirare l’attenzione dei giudici nei loro confronti.
“D’ora in poi siamo in buone mani”, ha detto Provenzano agli altri membri della “cupola” di Cosa Nostra.

Apparentemente le consegne di Provenzano sono state rispettate alla lettera, durante le ultime elezioni, nel maggio del 1999: i 61 candidati presentati dalla coalizione di Berlusconi nelle liste proporzionali sono stati tutti eletti! Un successo al 100% che nemmeno la Democrazia Cristiana era stata capace di ottenere in quasi cinquant’anni di “collaborazione” con Cosa Nostra.
Al contrario, se si crede a certi boss, la coalizione al comando non ha rispettato i patti. Dall’anno scorso tre dei principali detenuti mafiosi - Riina, Bagarella e Aglieri - hanno manifestato in più occasioni il loro disappunto. Secondo un documento ufficiale dei servizi segreti italiani reso pubblico quest’estate, gli rinfacciano di fare nuove leggi a suo vantaggio che “proteggono” solo i suoi principali collaboratori. “Iddu pensa solo a iddu” (”Pensa solo a sè stesso”) hanno fatto sapere, secondo questo documento. Nella stessa occasione, questi boss hanno chiaramente lasciato capire di poter rilasciare dichiarazioni compromettenti per Silvio Berlusconi.

Significa forse che le rivelazioni di Giuffré, in occasione dell’ennesimo processo che riguarda persone vicine a Berlusconi, sono state “programmate” dalla stessa Cosa Nostra, lo scorso aprile, quando ha apparentemente deciso di far arrestare il proprio “numero due”, nell’intento di ringiovanirsi ed imporre più che mai la “legge dell’omertà”?


Traduzioni a cura di Italia dall'estero

Morto Claudio Vitalone - Coinvolto in vari procedimenti, dal caso Pecorelli al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro

di Gianluca Appeso

Ciao Dario, complimenti per il blog, oggi vorrei che tu pubblicassi le dichiarazioni del segretario della Democrazia cristiana per le autonomie e ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi (mi pare che alle ultime votazioni abbia avuto uno 0,3% in tutta Italia, ma alleato con Berlusconi) fatte sul magistrato ed ex senatore Dc Claudio Vitalone morto la notte scorsa a Roma:

"PEZZO PREGIATO DELLA DC - Un altro pezzo di Dc oggi se n'è andato", ha commentato il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie e ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi. "Vitalone faceva parte di un'anima importante della nostra tradizione, quella andreottiana. Ha sofferto tanto, accusato ingiustamente, ha sempre reagito con il suo stile defilato: un uomo integerrimo, mai una frase sopra le righe".

Dario, vorrei ricordare al Ministro Rotondi che dovrebbe informasi di più sulla storia del nostro paese, ricordandogli che se il governo Berlusconi non avesse eliminato politicamente parlando grazie anche all'appoggio del centro sinistra la procura antimafia di Palermo guidata da Giancarlo Caselli forse oggi avremmo avuto un po' più di verità, senza Caselli non avremmo avuto neanche un processo per Andreotti e Vitalone, non è un caso che la procura di Caselli nel periodo da lui guidata ha indagato su politici che in passato hanno anche ostacolato Giovanni Falcone, è davvero impressionante leggere l'elenco dei ministri del governo in carica al momento della morte di Falcone, e constatare quanti di essi sono oggi stati processati: Giulio Andreotti, che era Presidente del Consiglio, accusato di associazione mafiosa e di omicidio, insieme a Claudio Vitalone, ex ministro del commercio estero; Cirino Pomicino (bilancio) e Conte (aree urbane), accusati di legami con la camorra; Antonio Gava (già ministro dell'interno, e quindi capo della polizia...) è stato anche arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico; Martelli (giustizia), De Lorenzo (sanità), Prandini (lavori pubblici), Andò (difesa) ed altri sono accusati di corruzione o di finanziamento illecito dei partiti. Certo, può essere fatto il discorso che la nostra giustizia ha 3 gradi di giudizio, ma mi si consenta di incitare la verifica della conclusione di ogni singolo processo come per esempio il Senatore a Vita Giulio Andreotti colpevole del reato ma assolto in prescrizione.

Concludo con una domanda da giornalista, ma vorrei che qualcuno la facesse questa domanda al segretario Dc Rotondi: Come mai vi siete inventati a suo tempo un cavillo legislativo sull'età per ostacolare Caselli alla superprocura Antimafia?

Grazie, G. Appeso

La Giustizia è una priorità, Berlusconi preme. Perchè?

di Dario Campolo

Chivasso - Il nuovo anno è alle porte e il premier Berlusconi detta già i tempi per l'agenda di governo del 2009, "sono tutti d'accordo con me" dice Berlusconi "anche la Lega" ma dopo neanche 1 giorno Bossi rinnega, ma questa è un'altra storia. Analizziamo il perché il premier vuole metter mano alla giustizia (oltre a quello che già conosciamo e quindi lodo Alfano, blocca processi e così via quindi lui è sistemato, adesso bisogna pensare agli altri compari), innanzitutto ribadisco con coscienza che la giustizia sicuramente va migliorata, ma con criterio e soprattutto va fatto un tavolo legislativo con tutte le figure interessate per renderlo più equilibrato possibile, ma ovviamente così non è e non così non può essere. Dunque, il premier Berlusconi accelera ma questa volta con giudizio, prima il federalismo e poi la giustizia, evidentemente Bossi ha colpito e quindi Berlusconi deve cercare di essere il più diplomatico possibile, ma le intercettazioni sui politici e i reati per la pubblica amministrazioni vanno tolte, "assolutamente" e, continua il premier "se si pubblicassero le intercettazioni di alcune mie telefonate io me ne andrei dall'Italia perché tutto ciò sarebbe antidemocratico" e allora mi chiedo, perché Berlusconi vuole togliere la possibilità ai giudici di tenere sotto controllo con le intercettazioni (in caso di presunto reato ovviamente) tutte le parti che comprendono le pubbliche amministrazioni (comuni, regioni e politici di ogni colore e genere)? Per quale ragione? Basta analizzare quello che emerso in questi giorni a Napoli e a Pescara per citarne alcune, ma vi assicuro che in tutte le regioni e città d'Italia ci sono indagini in corso nei confronti di amministratori locali, persino nella mi cittadina Chivasso che tanto grande non è, per quale motivo? Io un'idea me la sono fatta e si avvicina molto al "progetto di rinascita" denominato "P2", ma potrei sembrare ripetitivo e\o forse logorroico, ma carta canta e quindi basta andarsi a leggere i testi della P2 per capire che la similitudine c'è, per capire anche che Berlusconi vuole e deve difendere tutte quelle parti in causa che come accennavo prima fanno parte di tutti i colori politici ma con un unico interesse: "il business" che l'amministrazione pubblica può far generare con quel mix di società volute legislativamente pubbliche\private garantendone il profitto. Questo è il mio pensiero che pubblico sul mio diario on line finché la democrazia me lo permetterà, ma mi chiedo perplesso, con tutte le cose da fare per fronteggiare questa crisi che si mostrerà nel suo lato peggiore nel primo semestre del 2009 si può perdere tempo sulle intercettazioni? Certo che si, è il momento migliore, i cittadini hanno altro da pensare, e poi il premier dice di avere il 75% degli Italiani con lui così come i suoi alleati ma abbiamo già visto che Bossi dice il contrario, sarà così anche per il 75% degli italiani? Io spero di si. Concludo con un concetto ispiratomi dalla lettura del libro "il ritorno del Principe" di Roberto Scarpinato e Saverio Lodato, "In Italia il precariato tiene al guinzaglio tanti lavoratori che devono obbedire al proprio datore di lavoro, questa forma di caporalato del lavoro è la più concreta e inaccettabile azione antidemocratica che un paese dovrebbe combattere, ovviamente un paese che democratico lo vuole essere.


Dario Campolo

Sulle coste delle isole minori della Sicilia continuano gli sbarchi A Sud di Lampedusa avvistata un'altra imbarcazione, una terza soccorsa

di Arturo Panitti

Continua a Lampedusa lo sbarco di clandestini, in questi mesi sono aumentati a dismisura gli immigrati in arrivo dalla Libia, a questo punto caro Dario dovremmo affrontare questo tema sul tuo blog, la Lega e il Pdl che tanto hanno criticato il governo Prodi dove sono? come mai Bossi non si esprime? Forse sono ostaggi della Libia e di Ghedaffi? Quindi finché non avranno i 5 miliardi di euro promessi da Berlusconi per i danni subiti dalla guerre coloniche e che il parlamento non ha ancora approvato saremo sotto ricatto con l'afflusso degli immigrati? Parliamone, perché i record con il governo Berlusconi si stanno superando su ogni tema,

Ah, dimenticavo, a parte l'ICI.

Berlusconi: «Il presidenzialismo non è all'ordine del giorno»

segnalato da Antonio Lanna


ROMA - Sono stati ancora una volta i giornali a "montare la panna": il presidenzialismo "non è all'ordine del giorno". Lo ha detto Silvio Berlusconi in una intervista a Sky Tg24. Il presidente del Consiglio ha sottolineato che nella conferenza stampa di fine anno aveva già chiarito che il presidenzialismo non era tra i temi da affrontare in questa fase, e che lo sarebbe stato "eventualmente nella seconda parte della legislatura", ma sempre "con il concorso di tutti". "Ma i direttori dei giornali si sono telefonati e hanno deciso di montare la panna e hanno fatto disinformazione". Tornando alla scala delle priorità il presidente del Consiglio ha aggiunto: "Prima il federalismo poi la giustizià. A seguire - ha aggiunto - faremo le altre importanti riforme".

MODIFICHE ALLA COSTITUZIONE - "Una parte specifica della Costituzione si può cambiare ma si deve avere il consenso di tutte le forze politiche" ha poi precisato il premier. "Lo faremo da soli se vi saremo costretti per un comportamento irragionevole dell'altra parte" ha concluso.

OTTIMISMO, NESSUN CALO NEI CONSUMI - Per affrontare la crisi, secondo Berlusconi "l'importante è essere ottimisti e far sì che questa annunciata crisi non sia terribile, ma sia una cosa che tutti insieme possiamo superare e bene. E per fare questo dobbiamo avere fiducia e dobbiamo continuare nel nostro stile di vita e casomai aiutare chi può meno". "Ho sentito il presidente dei Carlo Sangalli commercianti - ha aggiunto Berlusconi - e mi ha detto che non c'è stato nessun calo per gli alimentari. E gli altri generi si sono mantenuti sui livelli degli altri anni".

INTERCETTAZIONI. C'E' L'ACCORDO CON LA LEGA. "SE NE ESCE UNA MIA LASCIO IL PAESE" - Berlusconi ha poi affrontato altri temi in serata, durante un incontro con la stampa a Palazzo Grazioli. Tra questi quello delle intercettazioni: "Le sfumature all'interno della maggioranza stanno scomparendo perché lo stesso Maroni, dopo che ho parlato con Bossi, mi ha detto che è giusto escludere le intercettazioni nel caso di reati contro la pubblica amministrazione". "Se ne esce una mia - ha poi aggiunto il Cavaliere - cambio paese. Se venissero intercettate mie telefonate di un certo tipo, me ne vado in un altro Paese. Io continuo a parlare normalmente al telefono, perché se venissero intercettate mie telefonate di un certo tipo, me ne vado in un altro Paese. Non accetterei di vivere in un Paese in cui non è rispettata la privacy, che è il primo diritto». La riforma dell'uso delle intercettazioni, unitamente alla necessità di combattere "'imbrattamento dei muri e la separazione dei ruoli fra magistrati giudicanti e avvocati dell'accusa, sono i tre argomenti - ha detto - su cui raccolgo un consenso plebiscitario". Anche per questo, ha proseguito "non vedo perchè anche la sinistra non debba essere d'accordo con noi".

BRAMBILLA E FAZIO MINISTRI - Silvio Berlusconi ha poi anche annunciato che i sottosegretari alla sanità, Ferruccio Fazio, e al Turismo, Michela Vittoria Brambilla, diventeranno prossimamente ministri nelle rispettive competenze. E tutto ciò senza aumentare il numero dei componenti della squadra di governo, che rimarranno in totale 60.

da Corriere.it

Arrestato boss della 'ndrangheta. Era tra i 30 latitanti più pericolosi

segnalato da Luca Arlacco

Pietro Criaco, è stato bloccato all'alba dalla squadra mobile di Reggio Calabria
. Era ricercato da 11 anni. Ha una condanna definitiva a 14 anni. Grasso: "Un sanguinario"


REGGIO CALABRIA - Il presunto appartenente alla 'ndrangheta Pietro Criaco, inserito da undici anni nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, è stato arrestato stamane dagli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria, guidati da Renato Cortese, in collaborazione con i commissariati di Siderno e Bovalino.

Criaco, 36 anni, nativo di Africo, è ritenuto dagli inquirenti uno dei più pericolosi killer in circolazione, organico alla cosca Cordì di Locri. Era ricercato dal 1997 per una serie di reati che vanno dall'omicidio all'associazione di tipo mafioso, alla detenzione di armi. Dal marzo del 2007 le sue ricerche erano state estese al dominio internazionale. Deve scontare una condanna definitiva a 14 anni.Nell'ambito della stessa operazione, condotta all'alba, tre persone, accusate di favoreggiamento, sono state arrestate dalla polizia.

Secondo il racconto degli inquirenti, l'arresto è avvenuto in modo rocamboleesco. Criaco era ancora in pigiama, quando gli uomini della mobile sono arrivati nelle vicinanze della mansarda dove era nascosto, e ha anche tentato di sfuggire alla cattura dai tetti,
Il tentativo di fuga del latitante è stato sventato dagli agenti, che hanno illuminato la zona con le fotoelettriche. Criaco è stato bloccato e condotto immediatamente nel commissariato di Bovalino. Si temeva una reazione da parte delle persone che lo nascondevano che però non c'è stata.

"E' un pericoloso latitante, un sicario del quale i pentiti raccontano che si lavava le mani nel sangue delle proprie vittime - è stato il commento di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, sull'arresto di Criaco. "A questo risultato importante - afferma Grasso - si è arrivati grazie al sacrificio di investigatori della poliza che hanno lavorato anche a Natale. L'impegno nella lotta alla 'ndrangheta dipende anche da queste persone che si privano degli affetti dei loro familiari pur di aggiungere un nuovo tassello per rafforzare la legalità".

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in una telefonata al Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, ha espresso compiacimento per l'operazione. "La cattura di Criaco costituisce uno degli arresti più importanti effettuati nel 2008 - ha commentato il ministro - e non poteva esserci un segnale migliore per concludere l'anno".

da Repubblica.it

mercoledì 24 dicembre 2008

Buone feste dalla Redazione


La redazione del Blog Vi augura a tutti Buon Natale e felice anno nuovo. Il Blog tornerà operativo il 27 dicembre.

Dario Campolo

martedì 23 dicembre 2008

"Dobbiamo ricattare il figlio di Di Pietro" Così volevano 'tenere sotto' il ministro

segnalato da Silvio Pandari

Da una informativa della Direzione investigativa antimafia emerge il tentativo del provveditore Mario Mautone, ora agli arresti per il caso Global Service

NAPOLI - "Buttala sul ricatto al figlio, è l'unico sistema". Così, nell'estate del 2007, la moglie dell'ex provveditore alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, suggeriva al marito la strada da percorrere per evitare il trasferimento dal ruolo di vertice ricoperto Napoli a un incarico al ministero. "Tu non ti devi muovere da Napoli - dice la donna - il potere che tieni qua non lo puoi tenere a Roma".

Il "figlio" da ricattare è Cristiano Di Pietro, erede dell'allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. "Ma scusa, tu ti sei messo così a disposizione con questo cr... con il figlio. Ma allora non serve a niente?", prosegue la donna. In quel periodo il leader dell'Italia dei Valori aveva impresso un'accelerazione a un giro di poltrone ai piani alti del dicastero destinato a riguardare anche Mautone sul quale si cominciavano ad addensare le prime nubi poi sfociate nel coinvolgimento del dirigente nell'inchiesta sugli appalti condotta dalla Procura di Napoli. Mautone si trova agli arresti domiciliari da mercoledì scorso, nell'ambito del filone sul Global Service per la manutenzione delle strade di Napoli.

Il dirigente, assistito dall'avvocato Salvatore Maria Lepre, è stato interrogato sabato mattina e ha respinto tutte le accuse. Negli atti depositati a sostegno dell'ordinanza cautelare (che vede tuttora in carcere l'imprenditore Alfredo Romeo e ai domiciliari, fra gli altri, quattro ex assessori della giunta Iervolino) è riportata una lunga informativa della Dia nella quale viene disegnata la rete di rapporti intrecciati da Mautone in ragione del sui ruolo istituzionale ma che, è la tesi degli investigatori, avrebbe proiettato l'ex provveditore "al centro di un sistema di potere molto forte", trasformandolo nel "volano di una serie di raccomandazioni in tutti i settori pubblici e naturalmente in quello degli appalti".

L'informativa ripercorre le relazioni tra Mautone e una serie di esponenti politici e istituzionali (tutti non indagati) che si sarebbero rivolti a lui per segnalazioni: sono citati fra gli altri i nomi del parlamentare Gennaro Coronella di An, del senatore Nello Di Nardo, dell'Idv, del consigliere regionale della Campania Pietro Diodato, di An, di monsignor Ugo Dovere, della Curia di Napoli. Un altro capitolo riguarda i contatti con il senatore dipietrista Nello Formisano, che nei giorni scorsi ha spiegato in una nota di aver avuto con Mautone rapporti di esclusiva natura istituzionale. Agli atti è riportata una telefonata nella quale l'ex provveditore si rivolge all'allora questore di Napoli, Oscar Fioriolli, per chiedergli interessarsi in favore del figlio che era stato portato in questura dopo un diverbio fra ragazzi. Anche Formisano e Fioriolli non sono indagati.

E poi c'è il capitolo dei contatti fra l'ex provveditore e Cristiano Di Pietro che secondo la Dia "tendenzialmente potrebbero rientrare nell'ambito dei ruoli istituzionali" ma che avrebbero assunto "nel corso delle indagini un contenuto alquanto ambiguo" con riferimento a presunte richieste di affidamento di incarichi e presunti interessamenti del figlio dell'ex ministro, che non è sotto inchiesta, "in alcuni appalti e alcuni fornitori". Ma quando Mautone cade in disgrazia presso Di Pietro (la Dia ipotizza a seguito di una fuga di notizie, il leader dell'Italia dei Valori ha più volte ripetuto di aver appreso dalle agenzie di stampa dei problemi giudiziari del dirigente) e viene trasferito, le telefonate intercettate registrano colloqui dai quali gli investigatori evincono la volontà di "ricattare il figlio del ministro".

Non solo la moglie di Mautone, ma anche un suo amico gli danno qualche consiglio. "Quello che è fondamentale è parlare con il figlio, perché quando un figlio parla con il padre e dice: "papà tu mi devi mettere a questo qua là, voglio vedere il padre cosa dice". E Mautone risponde: "Ma tu non hai capito, io tengo tutto sistemato in un certo modo che se non resto a Napoli salta tutto. E si frega prima lui con tutti gli impegni che avevo preso". Nella sintesi riportata agli atti, l'interlocutore di Mautone sottolinea che "è importante tenere il ministro sotto". In un'altra conversazione, la moglie di Mautone suggerisce al marito di "provare di nuovo con il ragazzo", che gli investigatori ritengono sia il figlio di Di Pietro. "Ricattalo sul fatto che lui ha bisogno di te su tante cose", afferma la donna. Il tentativo non andò in porto, Mautone lasciò il Provveditorato. Il resto è cronaca di questi giorni.

da Repubblica.it

lunedì 22 dicembre 2008

Il Buon Governo: Tutto, il contrario di Tutto


di Dario Campolo



Il Buon Governo di Silvio Berlusconi è arrivato al paradosso, i tempi stanno cambiando come anche i fatti. Ci dobbiamo abituare a vedere tutto e il contrario di tutto, vi sareste mai immaginati che il nostro premier un giorno avrebbe fatto la morale al Partito Democratico? Certo in Italia è usanza dire rubano tutti, sono tutti uguali, ma che Berlusconi faccia la morale e non la subisca, già la dice lunga. Fino a poco tempo fa era una virgola nel linguaggio di Berlusconi il dire giudici comunisti, oggi cosa dice a quegli stessi giudici che i comunisti li stanno indagando? Nulla, è arrivata l'ora di cambiare la Giustizia, questo è il momento, non mi sono mai sbagliato, l'altra sera questo ha detto, dobbiamo metterci in testa che la giustizia va cambiata così come le intercettazioni troppo usate, certo, ma i magistrati hanno già fatto sapere che senza sarà impossibile indagare, quindi? Nessun problema, l'obbiettivo è questo, e il momento migliore è adesso che il partito democratico è all'angolo, è debole, ha subito l'abbraccio mortale di Di Pietro così definito da Berlusconi. Ahimè siamo alla frutta, e come se non bastasse sempre Berlusconi ha fatto sapere che è arrivato il momento di cambiare la costituzione e trasformare l'Italia come nella Francia, "il Presidenzialismo", solo così Berlusconi potrà essere come un SOVRANO, comandare e avere poteri che adesso non ha, solo così potrebbe evitare i ricatti degli alleati, ed infatti chi l'avrebbe mai detto che un giorno saremmo finiti nelle mani diplomatiche di Bossi, anzi sperare che Bossi fermi il premier, lo stesso Bossi che voleva dividere l'Italia oggi è diventato il nostro Salvatore, solo lui può fermare il Silvio!!! L'avreste mai detto? Ascoltando sempre il nostro Premier ci si dimentica la crisi, la crisi che nel 2009 ci farà veramente capire cosa ci dovremmo aspettare, la crisi che ha messo in ginocchio tutto il mondo non preoccupa affatto il nostro Premier tanto da indurlo a ragionamenti di cambiamento sulla giustizia e sulla costituzione; e allora mi chiedo: è normale tutto ciò? NO.
L'ultima news del buon governo però è di oggi, arriva dal Ministro Sacconi e riguarda le ore di lavoro, si lavorerà di meno e si guadagnerà di meno ma lavoreremo tutti, certo a parte i precari che non stanno a cuore a NESSUNO, la settimana lavorativa sarà più corta, che strano vero,? Pensate che i comunisti l'avevano proposta negli anni settanta e per non andare tanto lontano Bertinotti qualche anno fa aveva proposto la riduzione delle ore, ma erano parole di comunisti e che oggi il governo Berlusconi fa proprie, la mia sensazione è sempre la stessa: siamo in mano a gente incapace che sta affrontando la crisi in maniera dilettantistica. Vi pongo un esempio semplice, la Fiat mette in cassa perché ha tutte le auto ferme nei parcheggi, non vende, con la proposta di Sacconi cosa dovrebbe fare la Fiat produrre altre auto per parcheggiarle insieme alle altre? Assolutamente no, il problema è affrontare il potere d'acquisto che da gennaio non ci sarà più e che adesso sta resistendo grazie al traino delle vacanze natalizie, gennaio è già un periodo fisiologicamente fermo immaginiamocelo con l'aggiunta della crisi. Non voglio sembrare catastrofista ma realista si, in questo momento ci sarebbe bisogno di un tavolo di crisi formato da tutte le forze parlamentari, maggioranza e opposizione, cercando di rimanere uniti per affrontare questa crisi che solo nel 2009 scopriremo in tutta la sua completezza, solo così ne possiamo uscire. Concludo, suggerendo a tutta la classe politica di dare un segnale forte sulla riduzione dei costi e stipendi che egli stessa comporta, certo sarebbe un goccia d'acqua in un mare ma comunque un segnale, magari portando i loro stipendi da € 15.000,00 a € 7.500,00 mensili, la metà.

In Italy? You Can!!!
Dario Campolo

Questione morale, il Pd nell’angolo

di Alessio Magro

Diverse inchieste aperte in tutt’Italia, da Napoli a Pescara, da Potenza a Firenze. Via al ricambio. Ma la democrazia è a rischio
.

Bombe ad orologeria? La tangentopoli bis? Lo scioglimento forzoso di un partito o ancora la messa in mora dell’opposizione politica italiana? O semplicemente la giustizia, che colpisce adesso i giustizialisti? In ogni caso la bufera che si è abbattuta sul Partito democratico, le diverse inchieste scoppiate in sincronia mettono a dura prova la tenuta della democrazia in Italia. Con un singolare rimescolamento delle posizioni sulla cosiddetta questione morale.

Perché nel Pd si apre la caccia alle mele marce, a quei dirigenti pur eletti di recente col metodo delle primarie. Il Pdl, solo sfiorato dagli scossoni giudiziari degli ultimi giorni, cavalca l’onda giustizialista come e meglio dei dipietristi, con il premier Berlusconi dimentico della teoria delle toghe rosse. Ragionando a quel modo, oggi quelle toghe sarebbero di certo nero-azzurre. E Di Pietro rispolvera la verve degli anni ruggenti di Mani pulite, riuscendo a restare ancora una volta immacolato – ed è certo che anche uomini di Idv sono finiti sotto la lente della magistratura - nella percezione dell’opinione pubblica.

La Campania

Due assessori del Pd arrestati, la giunga Iervolino agli sgoccioli (anche se la normativa non prevede la possibilità di scioglimento anticipato della legislatura), il precedente accerchiamento del governatore Antonio Bassolino, anche in Campania il partito riformista è già al palo. La recente inchiesta della Dia e dei carabinieri ha svelato intrecci perversi attorno alla delibera “Global service” approvata dal comune. Sono 12 gli indagati,tra i quali ci sono anche due ex assessori, quindi l’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo, il coinvolgimento di Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (An), l’apparizione dell'ex Dc Cirino Pomicino. I magistrati parlano di “saccheggio sistematico delle risorse pubbliche”. Nel provvedimento incriminato era compreso l'affidamento di appalti relativo a manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico, nonché la gestione di mense scolastiche. Un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. Al centro dell’inchiesta la figura di Romeo, considerato un faccendiere, da tempo a conoscenza dell’indagine sul suo conto perché informato da talpe.

L’Abruzzo

Nei mesi scorsi l’arresto di Ottaviano Del Turco e i sospetti sui vertici regionali del partito di Veltroni, adesso le elezioni che hanno segnato il crollo del Pd, e soprattutto lo scandalo che ha visto scattare le manette ai polsi del sindaco Luciano D’Alfonso. Le accuse sono pesanti: tangenti incassate dal patron di AirOne, il potente Carlo Toto, corruzione e concussione attraverso il braccio destro Guido Dezio, un fondo nero di 150mila euro. Secondo i magistrati, il flusso di denaro in nero intercettato sarebbe solo una piccola parte, ma le prove sarebbero in ogni caso robuste. Per l’ormai ex sindaco sono almeno altre quattro le inchieste in corso. E arriva l’annuncio del ministro dell’Interno Maroni: scioglimento per il consiglio comunale di Pescara.

La Basilicata

Il petrolio, le tangenti, gli arresti. Torna alla carica il focoso pm Henry John Woodcock, con un’inchiesta che ha portato in cella l’ad della Total Italia, Lionel Levha. Stessa sorte sarebbe toccata ad un altro piddino, il deputato Salvatore Margiotta, ma la Camera ha negato l’autorizzazione. La tesi dell’accusa: un accordo da 15 milioni di euro tra la Total, assegnataria della concessione petrolifera in Basilicata, e gli imprenditori interessati agli appalti per le estrazioni. E di duecentomila euro sarebbe la somma promessa all'onorevole Margiotta da Francesco Ferrara, uno degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta.

La Calabria e la Lucania

Resta aperto il caso clamoroso che vede coinvolti i magistrati catanzaresi e lucani, i primi indagatori, i secondi indagati che hanno indagato a loro volta sui loro indagatori perseguendo un presunto reato di associazione per diffamazione. E’ il verminaio di Toghe lucane, di cui si stanno occupando i pm salernitani. Sullo sfondo anche le inchieste Why not e Poseidone, che hanno svelato l’esistenza di comitati d’affari attivi tra la Calabria e la Basilicata. Anche in questo caso il Pd, ma non solo, non è esente da sospetti.

La Toscana

Bufera anche sul sindaco di Firenze Leonardo Domenici, in croce per il coinvolgimento di due assessori pd della sua giunta nell’inchiesta sull’area del Castello. Tra i due c’è Graziano Cioni, che è costretto adesso ad uscire di scena nelle primarie per la scelta del candidato sindaco. Si parla di corruzione riguardo la destinazione d’uso della zona, e di un ruolo assunto dallo stesso Domenici. Che finisce nella gogna mediatica insieme agli altri dirigenti pd sparsi nell’Italia della corruzione.

da liberainformazione.org