mercoledì 3 dicembre 2008

Si comincia, la recessione è in atto

segnalato Marco Pittone

Crisi, anche Telecom taglia: altri 4 mila esuberi in Italia

Il piano industriale di Telecom Italia prevede un ulteriore intervento di riduzione degli organici sul perimetro domestico pari a 4000 unità, oltre alla già prevista riduzione di 5000 risorse entro il 2010.

Il piano industriale individua sette aree di intervento secondo un modello Lean Company, per l`aumento dell`efficienza che porteranno a una riduzione complessiva di costi ed investimenti, a livello di gruppo, di circa 2 miliardi di euro nel 2011, con il conseguimento di oltre il 40% delle efficienze già nel corso del 2009. Il piano prevede, inoltre, tre programmi relativi alle infrastrutture: It, Network Operations, Building & Energy che riguardano interventi di semplificazione e razionalizzazione, con efficienze complessive per circa 0,8 miliardi di euro di cash cost.

Sono previsti nel piano industriale anche tre programmi relativi all`area commerciale: Sales & Distribution, Customer Operations e Delivery & Assurance che riguardano il re-engineering dei processi in logica customer centric, con efficienze complessive per circa 0,9 miliardi di euro. Il piano industriale prevede anche il lancio di un programma di semplificazione organizzativa e razionalizzazione dei processi e delle funzioni di supporto, con efficienze per circa 0,3 miliardi di euro.

Mercoledì la borsa di New York ha terminato la giornata di contrattazioni in netto rialzo. Alla fine della seduta a Wall Street e prima delle operazioni di compensazione, il Dow Jones ha guadagnato 282,11 punti(+3,46%), a quota 8.431,20 punti, mentre il Nasdaq è cresciuto di 51,73 punti (+3,67%), a 1.449,80 punti. In rialzo anche lo S&P 500, che ha guadagnato 32,97 punti (+4,04%), a 849,01 punti.

Ha così trascinato Tokyo che ha chiuso la seduta di giovedì con l'indice Nikkei +1,79 per cento.

Il mercato continua a essere influenzato dalla Borsa statunitense. I "big three", i giganti dell'automobile General Motors, Ford e Chrysler, hanno promesso al Congresso di ristrutturarsi in profondità, come esigono i parlamentari che ne hanno fatto una condizione per sbloccare l'aiuto finanziario indispensabili per evitar loro il deposito del bilancio.

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