lunedì 22 dicembre 2008

Questione morale, il Pd nell’angolo

di Alessio Magro

Diverse inchieste aperte in tutt’Italia, da Napoli a Pescara, da Potenza a Firenze. Via al ricambio. Ma la democrazia è a rischio
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Bombe ad orologeria? La tangentopoli bis? Lo scioglimento forzoso di un partito o ancora la messa in mora dell’opposizione politica italiana? O semplicemente la giustizia, che colpisce adesso i giustizialisti? In ogni caso la bufera che si è abbattuta sul Partito democratico, le diverse inchieste scoppiate in sincronia mettono a dura prova la tenuta della democrazia in Italia. Con un singolare rimescolamento delle posizioni sulla cosiddetta questione morale.

Perché nel Pd si apre la caccia alle mele marce, a quei dirigenti pur eletti di recente col metodo delle primarie. Il Pdl, solo sfiorato dagli scossoni giudiziari degli ultimi giorni, cavalca l’onda giustizialista come e meglio dei dipietristi, con il premier Berlusconi dimentico della teoria delle toghe rosse. Ragionando a quel modo, oggi quelle toghe sarebbero di certo nero-azzurre. E Di Pietro rispolvera la verve degli anni ruggenti di Mani pulite, riuscendo a restare ancora una volta immacolato – ed è certo che anche uomini di Idv sono finiti sotto la lente della magistratura - nella percezione dell’opinione pubblica.

La Campania

Due assessori del Pd arrestati, la giunga Iervolino agli sgoccioli (anche se la normativa non prevede la possibilità di scioglimento anticipato della legislatura), il precedente accerchiamento del governatore Antonio Bassolino, anche in Campania il partito riformista è già al palo. La recente inchiesta della Dia e dei carabinieri ha svelato intrecci perversi attorno alla delibera “Global service” approvata dal comune. Sono 12 gli indagati,tra i quali ci sono anche due ex assessori, quindi l’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo, il coinvolgimento di Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (An), l’apparizione dell'ex Dc Cirino Pomicino. I magistrati parlano di “saccheggio sistematico delle risorse pubbliche”. Nel provvedimento incriminato era compreso l'affidamento di appalti relativo a manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico, nonché la gestione di mense scolastiche. Un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. Al centro dell’inchiesta la figura di Romeo, considerato un faccendiere, da tempo a conoscenza dell’indagine sul suo conto perché informato da talpe.

L’Abruzzo

Nei mesi scorsi l’arresto di Ottaviano Del Turco e i sospetti sui vertici regionali del partito di Veltroni, adesso le elezioni che hanno segnato il crollo del Pd, e soprattutto lo scandalo che ha visto scattare le manette ai polsi del sindaco Luciano D’Alfonso. Le accuse sono pesanti: tangenti incassate dal patron di AirOne, il potente Carlo Toto, corruzione e concussione attraverso il braccio destro Guido Dezio, un fondo nero di 150mila euro. Secondo i magistrati, il flusso di denaro in nero intercettato sarebbe solo una piccola parte, ma le prove sarebbero in ogni caso robuste. Per l’ormai ex sindaco sono almeno altre quattro le inchieste in corso. E arriva l’annuncio del ministro dell’Interno Maroni: scioglimento per il consiglio comunale di Pescara.

La Basilicata

Il petrolio, le tangenti, gli arresti. Torna alla carica il focoso pm Henry John Woodcock, con un’inchiesta che ha portato in cella l’ad della Total Italia, Lionel Levha. Stessa sorte sarebbe toccata ad un altro piddino, il deputato Salvatore Margiotta, ma la Camera ha negato l’autorizzazione. La tesi dell’accusa: un accordo da 15 milioni di euro tra la Total, assegnataria della concessione petrolifera in Basilicata, e gli imprenditori interessati agli appalti per le estrazioni. E di duecentomila euro sarebbe la somma promessa all'onorevole Margiotta da Francesco Ferrara, uno degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta.

La Calabria e la Lucania

Resta aperto il caso clamoroso che vede coinvolti i magistrati catanzaresi e lucani, i primi indagatori, i secondi indagati che hanno indagato a loro volta sui loro indagatori perseguendo un presunto reato di associazione per diffamazione. E’ il verminaio di Toghe lucane, di cui si stanno occupando i pm salernitani. Sullo sfondo anche le inchieste Why not e Poseidone, che hanno svelato l’esistenza di comitati d’affari attivi tra la Calabria e la Basilicata. Anche in questo caso il Pd, ma non solo, non è esente da sospetti.

La Toscana

Bufera anche sul sindaco di Firenze Leonardo Domenici, in croce per il coinvolgimento di due assessori pd della sua giunta nell’inchiesta sull’area del Castello. Tra i due c’è Graziano Cioni, che è costretto adesso ad uscire di scena nelle primarie per la scelta del candidato sindaco. Si parla di corruzione riguardo la destinazione d’uso della zona, e di un ruolo assunto dallo stesso Domenici. Che finisce nella gogna mediatica insieme agli altri dirigenti pd sparsi nell’Italia della corruzione.

da liberainformazione.org

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