lunedì 15 dicembre 2008

Pronta una legge allunga-processi se la Consulta boccia il lodo Alfano

segnalato da Luca Manni

Veltroni: "Tavolo condiviso e riforma in due mesi". Nel ddl più potere agli avvocati difensori, norma "utile" per le cause milanesi del premier.


AVVOCATI più potenti, anzi potentissimi. Capaci di allungare a dismisura i tempi di un processo con un nuovo strumento nelle loro mani: "interrogare" tutte le persone che vogliono e "convocare" i testi a difesa "nelle stesse condizioni dell'accusa". Non basta: "acquisire" ogni altro mezzo di prova ritenuto necessario. Non più come semplice optional, ma come "obbligo" al quale il giudice non può sottrarsi. È l'ultima trovata degli uomini del Cavaliere per salvare il "capo" comunque vada a finire il lodo Alfano. Un articolo del futuro disegno di legge del Guardasigilli, messo a punto e curato nei minimi dettagli dal suo ufficio legislativo e dal consigliere giuridico del premier Niccolò Ghedini, finora strettamente riservato, cambia un articolo del codice di procedura penale (il 190 sul diritto alla prova) e c'infila dentro pari pari il dettato costituzionale sul giusto processo. Le parole del famoso articolo 111, riscritto, discusso e approvato (era il 5 gennaio del 2000) negli anni del centrosinistra con plauso bipartisan, da principio a caratura generale, diventano un potente strumento nelle mani di chi vuole fare melina nei processi e si pone l'obiettivo non di ottenere giustizia in tempi rapidi, ma al contrario allontanare il più possibile nel tempo una sentenza. Una a caso? No, quella dei processi contro Berlusconi, Mills e diritti televisivi attualmente fermi a Milano, se lo scudo del lodo Alfano dovesse fallire il suo appuntamento con la Corte costituzionale.

Dicono alla Consulta che la delicatissima decisione sull'ombrello protettivo, la pronuncia sulla coerenza costituzionale della legge che blocca i processi per le quattro più alte cariche dello Stato (in realtà solo i due del Cavaliere), non potrà arrivare prima della tarda primavera visto che la questione s'intreccia con il referendum promosso da Antonio Di Pietro il quale, solo il 7 gennaio, depositerà in Cassazione le firme raccolte. Toccherà poi alla Suprema corte valutarne l'effettiva correttezza e all'Alta corte spetterà la sentenza definitiva sull'ammissibilità del quesito. Per una volta, le mosse dell'ex pm giovano al Cavaliere che ha di fronte a sé un lasso di tempo più lungo, qualora la Corte dovesse bocciare il lodo (ipotesi non peregrina considerati i pareri "contro" di tanti costituzionalisti) e a Milano dovessero di conseguenza riprendere i suoi due processi fermi dall'autunno, per attrezzare norme e leggine che fanno al caso suo. Ecco perché Berlusconi non ha alcuna intenzione di sprecare l'occasione del disegno di legge sul processo penale che, previsto prima di Natale, è slittato a dopo l'Epifania.

Top secret il testo, tranne sommarie indiscrezioni. Tra cui non figurano proprio gli articoli che ampliano il diritto alla prova e che calzano a pennello per i suoi processi e gli consentiranno, all'eventuale ripresa, di rovesciare sul tavolo del giudice una lista testi che non finisce mai. Sarà per questo che il Cavaliere non investe un centesimo di euro sul dialogo con l'opposizione e non crede alla formula delle "riforme condivise" pur sponsorizzata dai suoi alleati Fini e Bossi. Che, quando conosceranno nel dettaglio l'articolato del ministro della Giustizia Angelino Alfano in cui, ancora una volta, non ci sarà un rigo per garantire l'efficienza e accelerare i processi, saranno i primi a restare basiti. Quando poi ne prenderanno contezza quelli dell'opposizione c'è da giurare che esploderà di nuovo il tormentone delle leggi ad personam.

Dichiarava in aula, a Milano, l'avvocato Ghedini, lo scorso 9 maggio, durante un'udienza del processo Mills: "Ancora una volta riteniamo sia stato precluso il diritto di difesa in quanto non solo è stata falcidiata la lista dei testimoni, ma non ci è neppure consentito di sentire in maniera diretta uno dei pochi testi che abbiamo potuto citare (era l'armatore napoletano Diego Attanasio, ndr.)". Lo stesso Ghedini, in questi mesi, si è più volte lamentato di un "buco" nel codice di procedura: "L'articolo 111 della Costituzione c'è, ma in realtà è come se non ci fosse, perché le difese vengono massacrate nei processi". Detto fatto: ecco l'articolo 190 riveduto e corretto ad uso del premier, pronto per presentare elementi di prova e una lista testi infinita che il giudice dovrà accettare pena l'accusa di ledere irrimediabilmente i diritti della difesa. Egli dovrà limitarsi a verificarne la pertinenza col giudizio in atto, ma le motivazioni sull'ammissibilità o meno dovranno essere assolutamente stringenti. Una pacchia che allontana nel tempo l'incubo di due sentenze che potrebbero mettere in crisi il Berlusconi quater e tutto il suo futuro politico.

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