venerdì 5 dicembre 2008

Maxi-sequestro della GdF in Sicilia agli eredi dei supermercati Sisa

di Nino Amadore


L'ultimo provvedimento è quello di stamattina ed è stato eseguito dagli uomini della Guardia di Finanza di Palermo. Ma già un mese fa i carabinieri del capoluogo siciliano avevano messo a segno un altro sequestro milionario. Due atti che hanno in comune la base normativa introdotta dal cosiddetto pacchetto sicurezza in materia di misure patrimoniali contro esponenti mafiosi: la possibilità di eseguire il sequestro anche in danno degli eredi dell'accusato e hanno portato a un totale sequestrato di 350 milioni in poco meno di un mese.
I finanzieri guidati da Carlo Ricozzi hanno messo a segno, con l'operazione Goldmine, un sequestro da 250 milioni (15 beni immobili, quattro società commerciali con relativo complesso di beni, 86 rapporti bancari) nei confronti degli eredi dell'imprenditore Paolo Sgroi morto il 5 ottobre e già presidente e amministratore delegato del Ce.Di Sisa Sicilia e a suo tempo indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Le indagini della Guardia di finanza di Palermo, coordinate dai magistrati Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo e Gaetano Paci, hanno condotto al provvedimento della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ma anche alla segnalazione all'autorità giudiziaria di 14 persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio aggravato, estorsione, intestazione fittizia dei beni e altro. Gli uomini del Gico del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Palermo ha approfondito i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche tra mafiosi. Lo stesso Sgroi in un colloquio intercettato avrebbe confermato a un suo interlocutore che in un pizzino sequestrato a Bernardo Provenzano si faceva riferimento a lui. Gli accertamenti bancari hanno consentito di individuare invece il flusso finanziario che da una filiale di banca di Carini (il paese di Sgroia nel palermitano) arrivava , con il tradizionale utilizzo di "spalloni" per trasportare il denaro, su un conto cifrato in una banca svizzera. Il procuratore aggiunto Scarpinato ha messo in luce, nel corso della conferenza stampa, i limiti degli strumenti di lotta ai patrimoni mafiosi: «Manca ancora un sistema che ci consenta di individuare in tempo reale in quali filiali si trovano conti correnti sospetti. Spesso, per questo, quando arriviamo a individuare le agenzie giuste, i conti sono già stati azzerati. L'anagrafe bancaria introdotta dalla legge Bersani è sprovvista di un dettaglio specifico: quello relativo all'ubicazione dei conti nelle varie agenzie bancarie. In questi casi, invece, la tempestività nell'individuazione dei conti è fondamentale».
«Registro con soddisfazione un'altra importante affermazione dello Stato sulla mafia, ottenuta grazie ai nuovi strumenti investigativi di cui abbiamo dotato magistrati e forze dell'ordine con il pacchetto sicurezza, approvato recentemente dal Parlamento – ha invece detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano – è l'ennesima dimostrazione che, grazie alle nostre norme, è stata individuata la strada giusta per annientare definitivamente il potere economico mafioso».

da Il Sole 24 ore

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