martedì 16 dicembre 2008

Mafia, maxi blitz in Sicilia

segnalato da Anna Taruffo

Novantaquattro fermi tra capi, reggenti e gregari. Ramificazioni anche in Toscana
Grasso: "Stavano creando una struttura per organizzare 'cose gravi'"

PALERMO - Dalle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando provinciale di Palermo stanno eseguendo 94 fermi nei confronti di capimafia, reggenti di mandamenti e gregari di Cosa nostra, anche in alcune province della Toscana. Nella maxi operazione, che gli investigatori definiscono "storica", sono impegnati oltre 1200 carabinieri, elicotteri ed unità cinofile. L'operazione, denominata "Perseo", è il risultato di oltre nove mesi d'indagini, che hanno permesso di decapitare la nuova cupola di Cosa nostra. "Se con l'operazione Gotha del giugno 2006 Cosa nostra era in ginocchio - commenta il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso - con questa operazione le si è impedito di rialzarsi, recidendo tutte le teste strategicamente pensanti di una nuova struttura di comando che avrebbe dovuto deliberare, come una volta, su 'cose gravi'".

Secondo i magistrati della Dda, i mafiosi, insieme a decine di gregari, stavano tentando di ricostruire la "Commissione provinciale" con il progetto più abizioso, sostenuto dal boss latitante Matteo Messina Denaro, di riportare in vita l'intera Cupola mafiosa. In passato la Commissione, guidata da Totò Riina, ha deliberato i fatti di sangue più tragici nella storia di Cosa nostra ed è l'organismo deputato a prendere le decisioni più importanti.

Tra i reati contestati, oltre all'associazione per delinquere di stampo mafioso, anche quelli di estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti. L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, e dai sostituti della Dda Maurizio De Lucia, Marzia Sabella, Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene, ha subìto nelle ultime settimane un'accelerazione a causa del pericolo di fuga di alcuni degli indagati e per evitare un omicidio, già progettato.

Grazie alle intercettazioni, gli investigatori hanno documentato la decisione dei nuovi boss di procedere al ripristino, a 15 anni di distanza dall'arresto di Totò Riina, della Commissione provinciale. Ma l'inchiesta ha permesso anche di registrare "un'aspra e pericolosa contrapposizione" all'interno di Cosa nostra sulla nomina del futuro capo dell'organismo deputato ad assumere le più gravi decisioni.

"Sono stati ricostruiti - spiegano dal Comando provinciale dei carabinieri di Palermo - gli attuali organigrammi dell'organizzazione mafiosa nel palermitano ed è stata così annientata la direzione strategica". Durante le indagini, il Nucleo radiomobile di Monreale ha acquisito riscontri anche su un traffico internazionale di stupefacenti, confermando in tal modo l'interesse di Cosa nostra nel settore.

da Repubblica.it

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