sabato 6 dicembre 2008

La mafia, i media e i tornei di Yo Yo

di Nicola Tranfaglia

Lunedì uno dei più diffusi quotidiani del nostro paese, la Repubblica, ha dedicato una pagina intera a un’intervista con i due figli di Bernardo Provenzano, il capo mafia arrestato l’11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza.

Che cosa emerge da quella intervista? Nulla di nuovo, purtroppo. I due figli difendono il padre, come è naturale, avanzano dubbi a volte assai discutibili sulla natura della mafia e rifiutano, addirittura l’idea, ormai consolidata tra gli storici e nell’opinione pubblica internazionale,che si tratti, prima di tutto, di un’organizzazione criminale. Ma l’aspetto più preoccupante è che i due figli di Provenzano tendono a vedere in Falcone e Borsellino non due eroici servitori dello Stato ma due martiri “immolati sulla ragion di Stato” e la storia della mafia come un grande segreto che nessuno conosce.
Insomma, i figli del capomafia Provenzano non accettano la storia documentata della mafia che ormai conosciamo e ne propongono una nuova che ripropone, ahimé, le vecchie idee che sulla mafia dominavano cinquant’anni fa in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia (la mafia come mafiosità e pura mentalità culturale). E questo peraltro serve a non condannare il padre ma anche a non riconoscere il significato morale e storico della lotta che giudici, politici, società civile hanno condotto contro Cosa Nostra.
È strano questo atteggiamento dei due intervistati o corrisponde piuttosto ai tempi assai bui in cui viviamo? All’eclisse drammatica che ormai ha subito in Italia il problema della mafia e della lotta contro di essa? Io propendo per questa diagnosi. Se i due figli di Provenzano possono parlare così, senza che il quotidiano che dà loro la parola replichi in maniera contestuale o successiva alle loro tesi bislacche, è perché di mafia e di lotta alla mafia in Italia non si parla purtroppo più da molti anni e si sta perdendo il senso di quella battaglia. Del “grande silenzio” che è sceso negli ultimi quindici sul fenomeno mafioso nei mezzi di comunicazione televisivi e non (anche se, per fortuna, continuano a uscire nel nostro paese saggi e ricerche di buono od ottimo livello) abbiamo prove continue e sempre più insistenti.
L’ultimo caso è capitato sabato scorso 29 novembre scorso a Casalecchio di Reno. Quella sera nel comune emiliano c’erano due avvenimenti: una manifestazione contro la mafia con personaggi come Rita Borsellino, Gian Carlo Caselli e Pier Luigi Vigna e una partita dei campionati nazionali di yo yo.
Il TG1, il più diffuso della Rai, si è collegato con Casalecchio sul Reno quella sera ma ha parlato del campionato di yo yo, non della manifestazione contro la mafia a pochi metri della partita.

da: L'UNITA'

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