mercoledì 10 dicembre 2008

"Colletti sporchi" ovvero "Alfa e Beta" ovvero "Berlusconi e Dell'Utri"

di Benny Calasanzio

Lunedì mattina all'aeroporto di Bari, alle 9 non c'era ancora. Alle 10.30 a quello di Roma Fiumicino nemmeno: "Colletti de chè?, un c'è!". Ho aspettato, ho rifiutato di leggerlo in anteprima, perchè volevo averlo tra le mani. Ho atteso e devo dire che anche questa volta Ferruccio Pinotti mi ha "appagato", ha firmato l'ennesima inchiesta "bollente" con un partner d'eccellenza. Colletti Sporchi va molto oltre quello che potevo credere, e solo ora capisco perchè il titolo, come volevano gli autori, avrebbe dovuto essere "Stato Mafia", almeno moralmente.

Chi non conosce Luca Tescaroli, come me, pensava che la co-paternità di un volume con un magistrato perennemente nell'occhio del ciclone fosse un freno, una moderazione. Bene, è stato esattamente il contrario. Ferruccio Pinotti si conferma tra i migliori inchiestiti italiani e conferma anche il suo stile molto "american" nel condurre le sue inchieste, e Luca Tescaroli, tra i più esperti magistrati che hanno indagato sull'anima nera della Repubblica Italiana, dalla mafia nello Stato (mandanti occulti) allo Stato nella mafia (processo Calvi) hanno dato alla luce un libro che mi auguro susciterà reazioni forti. Senza girarci troppo attorno, il pezzo forte di Colletti Sporchi è proprio la parte dedicata esclusivamente alle indagini sui mandanti occulti delle stragi del 92-93. Altrimenti, non poteva essere. Non lesina dettagli, particolari, attacchi frontali la scrittura del dott. Tescaroli, che con questo libro sicuramente andrà a rinfoltire la già satura schiera di "amici" che lo vorrebbero altrove, chi sempre sul pianeta terra ma ad occuparsi di furti di polli, chi un pò più in sù. Gioca in casa Tescaroli quando racconta le parole dei vari pentiti, da Ganci ad Aglieri, da Giuffrè a Brusca, tutti concordi nell'affermare quanto Alfa e Beta, ovvero Dell'Utri e Berlusconi, fossero in saldo contatto con Cosa Nostra, prima direttamente con Bontate, poi tramite Vittorio Mangano e infine, a quanto pare, proprio con Totò Riina in persona. La parte più amara dell'inchiesta sui mandanti occulti, come racconta il magistrato, è quella della spaccatura della Procura di Caltanissetta sull'archiviazione di Alfa e Beta (altro nome che avrebbe potuto avere il libro). Tutti concordavano che si archiviasse, perchè non c'erano certo gli elementi per istruire un processo, ma Tescaroli si oppone al proscioglimento dei due, insistendo perchè si mettesse in risalto, nel provvedimento di archiviazione, quanto acquisito durante le indagini, e cioè informazioni preziosissime che gettavano ombre pesantissime sui due politici "in mano" alla mafia. E' disarmante quando Tescaroli scrive: "Erano emersi questi fatti provati, cosa dovevamo fare? Fare finta di nulla? Non indagare? Esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, per fortuna, e allo stesso modo della legge italiano, non posso guardare in faccia nessuno". Ferruccio Pinotti, invece, come da sua cifra stilistica, sviluppa la seconda parte del libro passando il microfono in mano a magistrati come Gratteri ed Ingroia, a banchieri che raramente parlano con i giornalisti, come Giovanni Bazoli, non risparmiando mai domande scomode e dirette. Dedica anche un paio di pagine a Paolo e Giuseppe Borsellino, imprenditori uccisi a Lucca Sicula, indicandoli come esempio di chi resiste ai "colletti sporchi". In sintesi, questo libro racconta come e perchè sia pericoloso il crimine dei colletti bianco-sporco, di come e quanto sia invasivo nella nostra economia, nella nostra politica. E la coppia inedita individua colpe precise anche nella società civile, che non punisce con la giusta riprovazione sociale questi reati, perchè alla fine, "cosa ci perdo io se un'azienda falsifica il bilancio, se una banca ricicla denaro sporco, se Mediaset ha i paradisi fiscali?". Niente, è proprio per questo che la nostra democrazia diventa, giorno dopo giorno, sempre più labile ed imperfetta, e la guerra tra Procure, o meglio, la guerra che la Procura di Catanzaro ha illeggitimamente dichiarato a quella di Salerno, gira sempre al solito, semplicissimo concetto: hanno bei vestiti, belle camice, colletti inamidati e bianchissimi, ma sono criminali come e quanto chi ha i polsini sporchi di polvere da sparo. Infine, mi consentano i due autori di dire che la prefazione di questo libro poteva essere affidata a Tommaso Buscetta, che dopo il pentimento raggiunse una moralità che oggi i nostri white collar criminals non hanno:

“Sento spesso parlare di politica e giustizia. E ogni volta che un politico viene accusato, sento dire che in questo modo si attaccano le istituzioni. Mi pongo allora questa domanda: chi attacca le istituzioni? Il politico amico della mafia o il giudice che, indagando su di lui, lo sta scoprendo? È questo il mondo contraddittorio, confuso e complice che vedo dall'America. Lo trovo un mondo nauseante. In America una situazione del genere sarebbe inconcepibile ancor prima che inaccettabile”.

www.19luglio1992.com

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