martedì 30 dicembre 2008

20 Maggio 1981- Scoppia lo Scandalo P2

di Dario Campolo

Ebbene si, non sono pazzo e non voglio essere petulante ma un motivo ci sarà se perdo molto tempo in letture e ricerche sulla P2. Navigando ho trovato uno spaccato molto interessante sullo scandolo scoppiato nel 1981 e mi sembra utlie postarlo.

Buona lettura

IL 20 MAGGIO 1981 SONO PUBBLICATI GLI ELENCHI DELLA LOGGIA MASSONICA DI LICIO GELLI. L’ITALIA SCOPRE L’ESISTENZA DI UN INQUIETANTE POTERE PARALLELO


AREZZO
Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell'ambito di una inchiesta sul presunto rapimento di Michele Sindona, ordinano la perquisizione di Villa Wanda, la residenza di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, presso Arezzo. Gli agenti della Guardia di Finanza, guidati dal colonnello Bianchi, scoprono una lista di 953 iscritti alla loggia massonica P2 (leggi l'elenco). Tra gli affiliati c’è il comandante generale dello stesso Corpo Orazio Giannini (tessera n. 832). Cinque giorni dopo la magistratura spicca un ordine di cattura a carico di Licio Gelli per violazione dell'art. 257 del codice penale (Spionaggio politico e militare). Il Gran Maestro scappa in Uruguay.

BERLUSCONI, SILVIO
Tessera numero 1816. L’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è uno degli affiliati alla P2 più noti. A cosa può essergli servita l’iscrizione alla P2? La commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi fece a suo tempo un esempio molto dettagliato. Per le sue prime attività in campo edile, Berlusconi ottiene credito dalla Banca nazionale del lavoro (nei cui vertici ci sono 8 affiliati alla P2) e dal Monte dei Paschi di Siena (il direttore generale Giovanni Cresti è anch’egli piduista). Ferruccio De Lorenzo (affiliato alla P2) acquista per conto dell’Enpam (l’Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani, di cui è presidente) due hotel a Segrate e decine di appartamenti di Milano 2. L’Enpam affida poi a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano. Gli affiliati alle loggia sono tenuti al sostegno reciproco, a privilegiare l’interesse dei confratelli a qualunque altro principio. Questo avviene in tutte le logge massoniche. Ma la P2 ha un progetto ben più ampio. Molti degli affiliati sono stati protagonisti delle trame più misteriose della stagione dell’eversione e delle stragi. È il caso di Vito Miceli, Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giuseppe Santovito, solo per fare qualche nome. In un’intervista all’Indipendente del 1996 Gelli afferma che Berlusconi “ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”.

CRISI POLITICA
Il 20 maggio 1981 il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rende pubblici gli elenchi della P2. Li ha ricevuti quasi due mesi prima, il 25 marzo, dai magistrati Turone e Colombo. Inizialmente sostiene che spetti ai giudici togliere il segreto dagli elenchi. Ma della P2 si parla ormai da tempo e la tensione sul caso sale. Quando rende pubblica la lista, Forlani scatena un terremoto politico. Tra gli affiliati ci sono 2 ministri, 44 parlamentari (di tutti i partiti a parte quello comunista), alti ufficiali dei Carabinieri, dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, oltre a moltissimi magistrati, banchieri, imprenditori e giornalisti di primo piano. Forlani si dimette. Al suo posto Sandro Pertini chiama il repubblicano Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano nella storia della Repubblica. Viene varata una commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi. Il sospetto – più che fondato – è che la loggia di Gelli abbia tramato contro le istituzioni democratiche fino a realizzare un vero e proprio potere parallelo. Il 25 gennaio 1982 una nuova legge scioglie la P2 e vieta le associazioni segrete.

DEMOCRATICA, PIANO DI RINASCITA
È il manifesto programmatico ritrovato tra le carte di Gelli. Punta a una serie di interventi nella politica e nella società per “rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori”. L’informazione ha un ruolo centrale. Va abolito il monopolio della Rai. La tv via cavo deve essere “impiantata a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese”. Devono essere pagati sotto banco giornalisti dei maggiori quotidiani nazionali, in modo da non avere mai contro nessuna voce autorevole. La magistratura deve essere messa sotto il controllo del potere politico. Il ruolo del presidente del Consiglio deve essere rafforzato a spese delle prerogative del Parlamento. I sindacati devono essere resi innocui. Una sorta di golpe bianco, da attuare nel rispetto formale della legalità ma con assoluta intransigenza nei confronti degli oppositori. Attraverso l'indebolimento dei sindacati, il controllo dei giornali e dei politici dei partiti di governo, del Movimento sociale italiano e la distruzione del monopolio Rai, si puntava a un mutamento della repubblica in senso presidenziale, al fine di indebolire l'opposizione di sinistra e impedirne l'ingresso nel governo. È quanto afferma Licio Gelli in un'intervista rilasciata il 5 ottobre del 1980 a Maurizio Costanzo (tessera 1816) sul Corriere della Sera. Leggi il documento integrale del Piano di Rinascita democratica.

EVERSIONE
Golpe o non golpe?
Nel 1974 i gruppi che in precedenza avevano pensato a una svolta autoritaria in chiave anticomunista (Leggi Golpe Borghese), optano per una svolta più morbida. Bisogna occupare i gangli della società fino a creare un doppio Stato. La P2 è parte centrale di questo progetto.


FORLANI, ARNALDO
Democristiano delle corrente “Dorotea”, Forlani si dimette da Presidente del Consiglio quando scoppia lo scandalo P2. Gli avversari lo accusano di reticenza per non aver rivelato subito l’esistenza degli elenchi. Dopo un periodo di appannamento, Forlani verrà eletto nel 1989 segretario Dc, carica che aveva già ricoperto dal 1969 al 1973. Negli ultimi anni della Prima Repubblica, formerà con Andreotti e Craxi un’alleanza politica chiamata Caf, dalle iniziali dei tre. Il progetto che lo voleva Presidente della Repubblica sfuma per pochi voti nel 1992. L’anno successivo Forlani sarà travolto da Tangentopoli e abbandonerà la politica.

GELLI, LICIO
Chi è il venerabile maestro della potentissima loggia? Nato a Pistoia nel 1919, fascista repubblichino nella Seconda Guerra Mondiale, Gelli diventa poi collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani e agente segreto della Repubblica italiana. Nel 1965 entra nella massoneria. Cinque anni dopo, Lino Salvini, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia (la loggia italiana più potente) gli affida la gestione della Loggia P2. Gelli diventa un personaggio potentissimo. La P2 ha affiliati in Uruguay, Brasile e soprattutto Argentina, dove Gelli arruola nella loggia l’ammiraglio Emilio Massera, capo di Stato maggiore della Marina, Josè Lopez Rega, ministro del Benessere sociale di Juan Domingo Peron, Alberto Vignes, ministro degli Esteri, l’ammiraglio Carlos Alberto Corti e altri militari. Il ruolo della P2 nel golpe argentino del 1976 è determinante. Durante tutti gli anni Settanta Gelli costruisce un impero nemmeno tanto occulto. Dirà: “C’era la fila per venire a parlare con me”. Quando lo scandalo P2 esplode, fugge in Sud America. La magistratura lo accusa di esseri coinvolto in vario modo in reati gravissimi, tutti legati alla P2: omicidio del giornalista Pecorelli, concorso in bancarotta per il crack del Banco Ambrosiano, omicidio del banchiere Roberto Calvi, costituzione di capitali all’estero, cospirazione politica, spionaggio, interesse privato in atti d’ufficio, rivelazione di segreti di Stato, finanziamento di gruppi armati a scopo eversivi, associazione sovversiva con finalità di strage, depistaggio di indagini, calunnia, millantato credito, associazione a delinquere e truffa aggravata. In totale, tra il 1992 e il 1994, sarà condannato a scontare 35 anni di detenzione. Nel 1987, rientrato in Italia, Gelli è prosciolto da ogni accusa penale e civile. Nel maggio 1998 scappa di nuovo dopo la sentenza passata in giudicato che lo condanna a dodici anni di carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano: catturato in Spagna cinque mesi dopo, viene estradato in Italia. Oggi vive in libertà in Italia.

IOR
Istituto per le Opere di Religione, la banca centrale della chiesa cattolica romana situata nella Città del Vaticano. Lo Ior è coinvolta nel 1982 nel crack del Banco Ambrosiano, del quale era il suo maggiore azionista. Il capo dello Ior Paul Marcinkus (il “banchiere di Dio”) viene incriminato nel 1982 in Italia come responsabile del fallimento. Va ricordato che il Banco Ambrosiano fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2. Marcinkus non sarà mai processato in Italia poiché risultava impiegato del Vaticano e quindi immune ai procedimenti penali. La Banca Vaticana non ha mai ammesso le responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma ha riconosciuto la responsabilità morale e ha pagato 241 milioni di dollari ai creditori. Marcinkus è morto negli Usa nel 2006.

LONGO, PIETRO
È divenuto, suo malgrado, l’immagine del politico piduista.
Segretario del Partito Socialdemocratico Italiano (Psdi). Travolto dallo scandalo P2, cederò la segreteria a Franco Nicolazzi. Longo sarà arrestato nel 1993 in piena bufera Tangentopoli.


MASSONERIA
Nasce in Inghilterra nel XVIII secolo come associazione filosofica e filantropica. I suoi fondatori si richiamano alle associazioni dei muratori inglese (Masons Guilds) del XIV secolo. Queste organizzazioni, impegnate nella costruzione di chiese e palazzi nobiliari, avevano un regolamento che vincolava i membri sulle tecniche edili e sui procedimenti lavorativi. Col tempo, queste associazioni diventano organizzazioni morali. La trasformazione definitiva avviene a Londra nel 1717, quando quattro si riuniscono nella “società dei liberi muratori”. Vengono allora codificati i tre gradi di appartenenza: apprendista, compagno e maestro. La massoneria diffonde in Europa e in America le idee illuministiche di tolleranza, cosmopolitismo e fratellanza universale. In Italia arriva nel 1733 nonostante la ferma opposizione della Chiesa cattolica. Nel 1908 si divide nella loggia di Palazzo Giustiniani e la Grande loggia nazionale italiana. Nel 1925 il fascismo mette al bando la massoneria, che torna già dl 1944. Nella seconda metà del Novecento la massoneria riguarda sempre meno la ricerca di solidarietà e sempre più i giochi di potere politico ed economico. Per la legge italiana la massoneria non è illegale; sono invece illegali le logge massoniche segrete (o coperte) come appunto la P2.

PONTE DEI FRATI NERI
Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars bridge, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi, iscritto alla P2. Nel 1975 Roberto Calvi era divenuto presidente del Banco Ambrosiano attraverso la creazione di una rete di “scatole vuote”: filiali off shore alle Bahamas, holding in Lussemburgo, società fantasma in America Latina, conti segreti in Svizzera. D’intesa con lo Ior di Marcinkus, crea un impero finanziario che si occupa di riciclaggio di denaro sporco, traffico d’armi e finanziamenti illeciti ai partiti. Nel 1977 la primi crisi. A novembre Michele Sindona (vedi sotto) riempie Milano di manifesti che denunciano presunte irregolarità del Banco Ambrosiano. Sindona si vendica così Calvi, che si era rifiutato di tappare i buchi delle sue banche. Il giudice Emilio Alessandrini (in seguito ucciso dai terroristi rossi di Prima linea) coordina ispezioni che in effetti portano alla luce gravi e diffuse irregolarità del Banco Ambrosiano. Ma scatta la controffensiva: il governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e il capo della vigilanza Mario Sarcinelli, che avevano ordinato le ispezioni all’Ambrosiano, sono accusati dal magistrato Antonio Alibrandi di alcune irregolarità e posti agli arresti (domiciliari per Baffi). Saranno assolti nel 1983. La crisi definitiva dell'Ambrosiano arriva nel 1981 con l’esplosione dello scandalo P2. Svanita la protezione, Calvi viene arrestato per reati valutari e in seguito condannato. Una volta in libertà provvisoria (e dopo un tentativo di suicidio in carcere), Calvi entra in contatto col finanziere Flavio Carboni, legato alla Banda della Magliana. Calvi fugge a Londra dove qualche giorno dopo viene trovato cadavere. La magistratura inglese inizialmente archivia la morte di Calvi come suicidio, ma sei mesi dopo l'Alta Corte annulla la sentenza per vizi formali e sostanziali. Nel 1988 inizia in Italia una causa civile che stabilisce che Roberto Calvi è stato ucciso. È ancora in corso un processo penale con Flavio Carboni e il boss di Cosa Nostra Pippo Calò accusati di omicidio. Un mistero (si fa per dire) irrisolto

ROBERTO ROSONE
Roberto Rosone, direttore generale del Banco Ambrosiano, nel 1981 esprime dubbi su alcuni finanziamenti concessi dal Banco al faccendiere Flavio Carboni senza le dovute garanzie. Il 27 aprile 1982 Rosone scampa miracolosamente a un attentato a Milano. Un uomo lo ferisce alla gambe, ma la sua guardia del corpo interviene e uccide il killer. Si tratta di Danilo Abbruciati, uno dei capi della Banda della Magliana. L’episodio svela i legami tra la malavita romana, la P2 e il mondo della finanza.

SEQUESTRO MORO
Il comitato di crisi del ministero dell’Interno che gestisce l’emergenza del sequestro di Aldo Moro da parte delle Br (16 marzo – 9 maggio 1978), è interamente formato da membri della P2. Non è un mistero che Gelli e i suoi non gradiscano le aperture Moro ai comunisti. La segretaria di Gelli sostiene che la mattina del 16 marzo il venerabile avrebbe commentato il rapimento di Moro con una frase inquietante: “Il più è fatto”. Il giornalista Mino Pecorelli (tessera P2 n. 235) dala sua rivista Osservatorio politico (Op) lancia accuse precise sotto forma di messaggi in codice. In un clamoroso articolo intitolato “Vergogna, buffoni!”, sostiene che il generale Dalla Chiesa (lui lo chiama “Amen”) era andato da Andreotti dicendogli che aveva individuato la prigione di Moro e chiedeva l’autorizzazione per il blitz. Ma il presidente temporeggiò – secondo Pecorelli – perché doveva chiedere il permesso alla “loggia di Cristo in paradiso”, chiara allusione alla P2. Pecorelli allude poi a una “amnistia che tutto verrà a cancellare in cambio del silenzio” e promette nuove clamorose rivelazioni. Ma il 20 marzo 1979 Pecorelli viene ucciso a colpi d’arma da fuoco. Nel 1992 il pentito di mafia Tommaso Buscetta sosterrà che il delitto venne eseguito dalla mafia per “fare un favore ad Andreotti”, preoccupato per certe carte su Moro in possesso di Pecorelli. Il processo a carico di Andreotti si è concluso nell’ottobre 2003 con il giudizio della Cassazione che sancisce l’estraneità del senatore a vita al delitto.

SINDONA, MICHELE
“Il salvatore della lira”. Così lo definisce Giulio Andreotti da presidente del Consiglio nell’aprile 1973. Sindona è uno dei personaggi più inquietanti della storia italiana del Novecento. È indagando su di lui che i magistrati arrivano a Gelli. Iscritto alla P2 e sospettato di collusioni mafiose, nel 1980 è condannato negli Stati Uniti per la bancarotta della Franklin National Bank. Mette in scena un finto sequestro per tornare clandestinamente in Italia. È lui il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso a Milano l’11 luglio 1979 da un killer americano. Arrestato, nel 1986 Sindona viene condannato all’ergastolo. Pochi mesi dopo muore avvelenato da un caffè al cianuro nel supercarcere di Voghera. Sindona se ne va coi suoi segreti.

ZITTI TUTTI
La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi dichiara che le liste della P2 sono incomplete. Il sospetto è che i fratelli non identificati abbiano continuato a tramare nell’ombra. Nel 1983 una sentenza del tribunale di Roma proscioglie gli imputati appartenenti alla loggia, che non viene ritenuta un'associazione a delinquere. Nel 1994 la Corte d'Assise di Roma assolve la loggia P2 dall'accusa di cospirazione politica ai danni dello stato. Molti dei 953 noti non sono affatto spariti dalla circolazione. Alcuni sono parlamentari (Gustavo Selva), altri sono stati ministri (Publio Fiori e Antonio Martino), altri ancora sono personaggi pubblici più o meno influenti (Roberto Pervaso e Maurizio Costanzo). Ma, al di là della sorte dei singoli, il Piano di rinascita democratica di Gelli sembra essersi effettivamente realizzato in diversi punti.

da ilcassetto.it

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