martedì 4 novembre 2008

Senatore Marcello Dell'Utri

di Dario Campolo

Ci risiamo, in questi giorni assistiamo a tutto e a tutti, Licio Gelli che si pouò permettere di dire quello che pensa in Tv come se fosse un allenatore in conferenza stampa prima di un evento importante, Fabrizio Cicchitto che parla ai vari Tg come se lui non fosse mai stato in una loggia massonica (fascicolo n. 945, tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980) quadno invece era un iscritto alla P2 e poi come se non bastasse oggi si leggono su Repubblica le parole di un senatore doc di Forza Italia: Marcello Dell'Utri che dice la sua sull'Antimafia. Che cosa penso?, penso che i poveri Falcone, Borsellino, Cassarà si staranno rigirando nelle tombe per le dichiarazioni di tale tizio, e sapete perchè? Perchè fa i conti in tasca all'antimafia e dice che le spese non producono quello che si spende, ecco io vorrei ricordare al tizio sopra citato che la magistratura non è un impresa che deve portare profitto economico, profitto legale quello si ma a tale tizio volgio ricordare che la P2 aveva come obbiettivo la sminuizione della magistratura quando fastidiosa con l'obbiettivo del controllo completo, non a caso il nostro Premier l'ha sempre trattata come una pazza di manicomio incontrollabile e come tale da trattare con le dovute azioni. Facciamo un esempio, transliamo ad oggi 2008 l'ultima intervista di Paolo Borsellino su Berlusconi, Mangano e Dell'Utri (la trovata sul sito) rilasciata ai giornalisti Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo facendo finta che oggi Polo Bonrsellino sia ancorca vivo (MAGARI!!!), ecco, penso che l'avrebbero massacrato mediaticamente e poi professionalmente senza pietà, partendo dal senatore e finendo al Premier, comprendendo anche la sinistra perchè in questi casi ci si unisce, di seguito i punti più salienti delle dichiarazioni del Senatore che lascerò giudicare a Voi:

"L'Antimafia non è finita". C'è e ci sarà finchè esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia 'fanno politica'". Così il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, durante una conversazione con Klaus Davi nel corso di KlausCondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell'Utri - eletto nelle file del Popolo della libertà nonostante una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e una condanna in Cassazione per frode fiscale - replica a Gian Carlo Caselli che aveva sostenuto l'impossibilità, per i giudici, di processare i politici collusi con la mafia.

"Sì antimafia ma senza fare politica". Secondo Dell'Utri " è giusto che l'Antimafia faccia il suo lavoro e si impegni. Certamente tra le tante richieste e accuse che ha lanciato, alcune sono finite nel nulla. Ad esempio, io ero certo dell'innocenza di Calogero Mannino. Antimafia sì, insomma, ma evitando di fare politica. Questo per me è un must".

"Mangano? Un eroe". Lo aveva già detto qualche mese fa, ora lo ribadisce: lo stalliere di Arcore, pluricondannato e accusato di reati di mafia, era "un eroe": "Era tra le tante persone assunte alle dipendenze di Berlusconi, io lo conoscevo e sapevo che era bravo nella conduzione degli animali, e lì c'erano cani e cavalli. Fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo". E ancora: "Malato com'era (Mangano è morto in carcere nel 2000 a causa di un tumore) sarebbe potuto uscire dal carcere se avesse detto solo una parola contro di me o Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo".

Antifascismo, "concetto obsoleto". "Ogni qual volta si tocca questo tasto - sostiene Dell'Utri - ecco l'insurrezione, e questo accade perché la situazione non è mai stata chiarita del tutto, la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti". E conclude: "C'è anche da dire che il concetto di antifascismo, di per sé obsoleto, torna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione, e si finisce con il rivangare sempre gli stessi".

"Quando c'era Lui... "Mussolini sbagliò, non c'è dubbio, ma quando era al potere lo Stato era più presente di quanto non lo sia adesso. Aveva dato al paese, ed è stato l'unico, un senso di patria non c'era prima e non c'è stato dopo". Dopo l'elogio di Mangano, anche alcune considerazioni sul ruolo di Mussolini. Dell'Utri parla anche sulla scorta della scoperta di alcuni diari del Duce, risalenti agli anni tra il '35 e il '39, e di una agenda del '42 da cui "viene fuori l'immagine di un uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale. Mussolini cita spesso le classi deboli e più bisognose. Molti provvedimenti in loro favore e diverse leggi sociali risalgono proprio al famigerato Ventennio".

Il Tg3 e lo scarso appeal dei conduttori. Dell'Utri osserva che in Rai ci sarebbero "ancora dirigenti messi dalla sinistra e che rispondono a logiche di sinistra". Per questo "è difficile cambiare la televisione e pensare che migliori la qualità della comunicazione quando a guidarla c'è gente che alimenta una visione negativa della vita". Qualcosa, continua, "si sta già facendo", ci pensa Berlusconi "a diffondere ottimismo". Ma perché qualcosa cambi davvero serve "un nuovo approccio stilistico: le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c'è modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli. Al Tg3 ci sono degli anchormen con una faccia un po' gotica, dark. Credo che il direttore del tg dovrebbe mostrare un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione...".

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