lunedì 24 novembre 2008

Procura acquisisce video Di Matteo

Ansa

Palermo. La procura di Caltanissetta ha predisposto l'acquisizione della copia dell'intervista al Tg1 al collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, trasmessa ieri sera, in cui annuncia che presto farà i nomi dei killer della strage di via d'Amelio.

"Anche se io lo so - dice il pentito - in questo momento non posso dire nulla". Di Matteo è il padre del piccolo Giuseppe, strangolato e sciolto nell'acido su ordine di Cosa nostra come ritorsione nei confronti del collaboratore che stava rivelando i segreti delle cosche, in particolare quelli sulle stragi di Falcone e Borsellino. Il pentito nell'ottobre 1993 aveva fatto cenni su via D'Amelio ("per ora sono stanco, ne parlerò in seguito"), ma poi subisce il sequestro del figlio e abbandona l'argomento. Solo dopo avere appreso della morte del bimbo, il collaboratore riprende a parlare indicando alcune circostanze relative alla preparazione dell'attentato coinvolgendo Pietro Aglieri e Carlo Greco, che sarebbero stati avvertiti da Giovanni Brusca. I magistrati erano convinti che Di Matteo avrebbe potuto dire ancora molto sulla strage e per questo lo avevano citato più volte nei processi, ma lui si era rifiutato di deporre.

"Da quando collaboro con lo Stato non ho paura di essere ucciso, quando stavo li' dentro con la mafia avevo paura".

Lo ha detto il collaboratore di Giustizia, Santino Di Matteo, detto 'mezzanasca' (mezzo naso) ai microfoni del Tg1. L' uomo, uno degli stragisti di Capaci, faceva parte della cosca di Altofonte, in provincia di Palermo, padre di Giuseppe, il bambino di 11 anni rapito dai mafiosi nel novembre '93 su ordine del boss Giovanni Brusca (oggi anche lui collaboratore), per convincere il pentito a interrompere la sua collaborazione.
Giuseppe venne ucciso dopo circa tre anni di prigionia e il corpo fu sciolto nell'acido. "Giocava con mio figlio quasi ogni sera - ricorda Di Matteo parlando di Brusca - Una persona che gioca con un bambino e poi lo ammazza che cos'e'? E' un carnefice". Il collaboratore ha ribadito di non essersi mai pentito della sua scelta e rispondendo ad una domanda su una dichiarazione fatta alcuni giorni fa dalla moglie Franca Castellese, "Giuseppe ha vinto e la mafia ha perso", ha ribadito: "Si' quel tipo di mafia, quella di Riina, ha perso.
"E' un dolore difficile da togliersi, forse se ne andra' quando muoio" ha detto Di Matteo ricordando il piccolo Giuseppe.
Infine, la promessa di fare, a breve, i nomi dei killer della strage Via D'Amelio, dove morirono il giudice Paolo Borsellino con la moglie e la scorta: "Anche se lo so al momento - dice - non vi posso dire nulla".