venerdì 7 novembre 2008

Il Passato che ritorna

scritto da Dario Campolo


Ci risiamo, il clima è quello giusto ma si pera il contrario, l'aria è la stessa, i soggetti cambiano e le tecniche risultano le solite. Non si sa come, quando e da dove certe notizie arrivino ma una cosa è certa: Il Tritolo è arrivato ai Casalesi, la consegna è stata fatta, le solite fonti ignote hanno compiuto il oro mestiere egregiammente e adesso la palla passa allo Stato, si lo Stato che deve cercare di arrivare prima delle stragi.

Facciamo un passo indietro, torniamo al 1992, gli anni delle stragi Falcone e Borsellino, 19 luglio del 92 strage di via d'Amelio dove Paolo Borsellino si recava spesso a trovare le madre nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio: “è arrivato in città il carico di tritolo per me”, o ancora come scrive Salvatore Borsellino nel suo Lampi nel Buio "Sono le 7 del mattino del 19 luglio, in via Cilea, a casa del Giudice che è in piedi dalle 5, arriva una telefonata del suo capo, Pietro Giammanco. Non gli ha mai telefonato a quell’ora, e di domenica, non lo ha avvisato di un rapporto del Ros in cui si rivelava che era arrivato a Palermo un carico di tritolo per l’attentato al Giudice che ha potuto conoscere la circostanza per caso, all’aereoporto, incontrando il ministro Scotti, e che sui motivi di questa omissione con il suo capo, ha avuto un violento alterco. Non gli ha ancora concesso, da quando è rientrato da Marsala prendendo le funzioni di Procuratore Aggiunto a Palermo, la delega per condurre le indagini in corso sulle cosche palermitane e, in conseguenza, la possibilità di interrogare senza la sua espressa autorizzazione, pentiti chiave come Gaspare Mutolo. Ora, il 19 luglio, quando la macchina per l’attentato è già posteggiata davanti al numero 19 di via D’Amelio, gli telefona per dirgli che gli concede quella delega e gli dice una frase che, oggi, suona in maniera sinistra “così si chiude la partita”. La moglie del Giudice, Agnese, lo sente urlare al telefono e dire “no, la partita comincia adesso” e lo stesso giudice, qualche tempo prima, aveva confidato al maresciallo Canale, che lo affiancava nelle indagini, che “in estate avrebbe fatto arrestare Giammanco perché dicesse cosa conosceva sull’omicidio Lima”. Dal recarsi ai funerali del quale lo stesso Giammanco venne dissuaso solo all’ultimo momento da un procuratore." E allora io mi chiedo, com'è possibile che tutti ne parlano, tutti sanno e nessuno fa nulla o quasi? di seguito quello che si dice sul tritolo in questi giorni:
Tritolo. Cinquanta chilogrammi. Mette i brividi l'ultima indiscrezione che arriva dal fronte di Gomorra. Una devastante partita di esplosivo sarebbe già in possesso del gruppo stragista del clan dei Casalesi, l'ala terroristica guidata dal superlatitante Giuseppe Setola. Materiale che sarebbe già giunto a destinazione. I pubblici ministeri dell'antimafia considerano questa voce "attendibile, fondata". E si fanno domande: dov'è custodito quel tritolo? E soprattutto: a chi è destinato?

Questa è la domanda che ci poniamo tutti, a che è destinato? Saviano? il magistrato Raffaele Cantone? Il procuratore aggiunto Franco Roberti? Non lo sappiamo, ma una cosa la sappiamo, il passato insegna.

Chiedo e spero quindi che il Ministro Maroni si impegni al massimo per evitare altri stragi annunciate evitando di cadere in errori già commessi.

Concludo con un pezzo tratto da un articolo di Attilio Bolzoni del 10 luglio 1992 dove si respira l'aria delle notizie su attentati, tritolo presente a Palermo e altro ancora, riassume molto bene quello che potremmo paraganare ad oggi e quindi di voci infondate o no, speriamo di si:

".....Ma anche queste sono voci incontrollabili, come incontrollabile è quasi tutto quello che circola in queste settimane dentro Palermo. C' è qualcuno che soffia sul fuoco, c' è qualcuno che tenta di confondere quel poco che magistrati e investigatori sono riusciti a decifrare dalla morte di Lima in poi. Prima hanno ucciso, poi è ritornato il Corvo. E' importante parlare ancora del Corvo, di quella lettera anonima di otto pagine che è stata inviata ufficialmente a 39 indirizzi e poi messa in circolo a Palermo. Perché è importante l' anonimo? Non certo per la spazzatura che spande, è importante perché rivela il malessere che c' è dentro alcuni ambienti. Ambienti di mafia, ambienti contigui alla mafia. L' anonimo in pratica "spiega" che dall' altra parte della barricata non tutto fila liscio, "dice" che non tutti vanno d' accordo come prima. E' un segnale che annuncia la rottura di equilibri dentro Cosa Nostra? In ogni caso la lettera è uno dei "momenti" fondamentali di questa estate siciliana. Un crescendo di tensioni e di paure che ha portato la Rete a uscire allo scoperto con il suo appello: "C' è una sezione del vecchio sistema di potere che in Sicilia sta sperimentando prima che nel resto d' Italia forme di aggressione al cambiamento, dispiegando una vera e propria strategia della deterrenza e del terrore". E ancora: "Sentiamo un' attenzione forte sul nostro movimento, puntata su chi ne ha la massima responsabilità. Richiamiamo alle loro responsabilità il governo nazionale e quello regionale siciliano". - ATTILIO BOLZONI

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