venerdì 14 novembre 2008

7 Gennaio 1992 Giovanni Falcone già prevedeva

di Dario Campolo


Il week-end è arrivato e nulla è ancora cambiato, la rima c'è come la realtà dei fatti che continua a essere frustante, l'impressione che continuo ad avere aumentando giorno dopo giorno è quella di un paese sempre più diviso, spezzato, avete presente il ricco e il povero? la differenza inizia a essere evidente. Un paese che comincia a zoppicare e un paese che invece vive nell'indifferenza più totale come se nulla stia accadendo ma in realtà un cancro sta crescendo a dismisura nel nostro magnifico paese. Come di consueto non voglio cadere nella classica polemica che quasi ogni giorno viviamo nei confronti del nostro "amato" premier Berlusconi ma ahimè non posso non elencare una serie di esternazioni significative, tutti i giorni il premier è estraneo all'operato del suo governo, ma sarà vero? oppure come qualcuno ricorda nel 2007 a tavolino il premier organizza e dirige tutto, perché il "capo" come lo chiama Saccà nelle intercettazioni pubblicate sull'espresso (ad esclusione di quelle che si sono dovute distruggere per via delle nuove leggi) e che a me hanno provocato un certo imbarazzo per le strategie sull'acquisto di alcuni senatori del centro sinistra per permettere, anzi accelerare la caduta del governo Prodi, ma che volete nel nostro paese è tutto permesso. Oggi quanti ricordano quello che è successo con Saccà & C.? Pochi, molto pochi, e quanti ricordano cosa ha fatto il Governo Berlusconi al suo insediamento quando la crisi era alle porte e si poteva e doveva gestirla subito visto l'aumento vertiginoso che il petrolio stava subendo? Il lodo Alfano e il Blocca processi, 3 mesi, per ben 3 mesi il parlamento è stato bloccato per fare queste leggi, ma che volete in Italia è di moda: yes you can.
Ma vediamo nel dettaglio cosa Berlusconi dice e diceva sui giudici:

04 settembre 2003 - Corriere della Sera - Berlusconi "per far i giudici bisogna essere mentalmente disturbati."

20 giugno 2008 - Repubblica - Berlusconi: "Vogliono sovvertire l'esito del voto - Denuncerò la magistratura che vuole sovvertire la democrazia."

25 giugno 2008 - La Stampa - Berlusconi: "I giudici sono un cancro."

17 giugno 2008 - Il Giornale - Berlusconi: "Giudici di sinistra contro di me."

E potremmo andare avanti ancora per molto, ma penso basti per capire il concetto, io mi chiedo e vi chiedo oggi uno come Paolo Borsellino se per caso avesse indagato su Berlusconi cosa gli avrebbe detto ? Giudice di Sinistra? Comunista? sicuramente, quando invece non lo era, perché per chi ha letto molti libri su Paolo Borsellino sa molto bene che la sua idea politica era molto vicina all'allora MSI.

Di seguito pubblico un'articolo scritto di pugno da Giovanni Falcone dove ritrae un'Italia molto simile a quella di oggi, parla dell'omicidio mafioso del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa, per poi analizzare con uno spaccato molto toccante. Leggiamolo tutti e riflettiamo, è importante.

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IL LENTO PASSO DELLA LEGGE
di Giovanni Falcone

(Prima pagina dal La Stampa del 07/01/1992)


NON sono ancora sbiadite le immagini dell'ennesimo funerale di Stato, toccato questa volta al sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e alla sua sventurata moglie, uccisi dalla mafia. Immagini, e' doloroso doverlo ammettere, che ci hanno rimandato una chiara sensazione di "gia' visto". Come se fosse stato riproposto un copione scritto da tempo e "buono" per tutti gli omicidi eccellenti, abbiamo sentito autorevoli opinionisti sollevare pesanti interrogativi sull'efficacia con cui le istituzioni combattono, cosi' si dice, la criminalita' organizzata nel nostro Paese. Il Presidente della Repubblica, in particolare, interpretando lo sdegno dell'intera collettivita', ha rimarcato la necessita' di affrontare in modo serio il problema, prima di dover cedere alla tentazione di ricorrere a leggi eccezionali. Eventualita' gia' "bocciata" da piu' di un esponente delle istituzioni e della cultura e definita rimedio peggiore del male. Nel bozzetto di prammatica non sono mancate le diatribe tra politici locali e la "ferma e incrollabile decisione" di perseguire esecutori e mandanti della efferata esecuzione mafiosa, rivendicata dalle autorita' centrali. Tutto previsto, dunque. Anche il fatto che tra pochi giorni nessuno si ricordera' piu' del sovrintendente Salvatore Aversa, come e' gia' stato rimosso dalla memoria collettiva il nome di Antonino Scopelliti o di Rosario Livatino, giudici assassinati soltanto qualche mese fa, e i nomi di tutti gli altri magistrati e investigatori caduti, come si suole dire con pudica metafora, nell'adempimento del proprio dovere. L'indignazione, cosi', cede progressivamente il passo all'assuefazione verso crimini indegni di un Paese civile e ci si rassegna all'idea che zone sempre piu' vaste del territorio nazionale ubbidiscano a regole che non sono quelle imposte dalla legge dello Stato. Nello stesso tempo, tranne isolate eccezioni che rasentano e spesso raggiungono l'eroismo, cresce la disaffezione di magistrati e forze di polizia verso il proprio lavoro. Perde efficacia l'azione di contrasto verso la criminalita', che, di contro, da questa certezza di impunita', riceve sempre piu' vigore. Eppure c'e' chi continua a meravigliarsi ipocritamente della scarsa efficienza dell'azione dell'apparato repressivo, fingendo di dimenticare le quotidiane intimidazioni e le rappresaglie cui vengono ogni giorno sottoposte le forze dell'ordine. Tutto nella piu' totale e generale indifferenza. Anzi, qualche volta, nella ipocrita negazione di una verita': la lotta alla criminalita' non e' piu' un problema di alcune aree del Meridione ma una delle emergenze prioritarie del nostro Paese. Come non ricordare quanto accade, per esempio, in Puglia, regione fino a poco tempo fa ritenuta immune dal contagio mafioso. Due attentati in pochi giorni contro il palazzo di giustizia di Lecce, che poco allarme hanno suscitato; e, ieri infine, la notizia dell'esplosivo sui binari alle porte della citta' barocca, che altri lutti non ha provocato solo per un caso. Gli investigatori attribuiscono alla mafia locale la paternita' di tali intimidazioni. Continua a mancare, a nostro avviso, una risposta istituzionale adeguata che faccia comprendere a tutti, e principalmente alla malavita, che quanti, magistrati, poliziotti o anche semplici cittadini si oppongono allo strapotere mafioso, non sono soli ma godono della solidarieta' delle istituzioni e di quella societa' civile alla quale pure si chiede una reazione, per esempio di fronte al dilagare della piaga delle estorsioni. Ma non si puo' ignorare che, per ottenere una "nuova" solidarieta' dai cittadini, lo Stato deve cambiare registro, abbandonando la mentalità burocratica e le tecniche obsolete con cui finora si sono affrontati i problemi legati alla lotta alla mafia per approdare soprattutto ad una "nuova professionalità". Le modifiche recentissime dell'ordinamento delle forze di polizia e degli uffici del pubblico ministero sono state adottate appunto per creare organismi agili e moderni in grado di opporre alla malavita efficaci strategie di lotta. Ma bisogna dire con chiarezza che siamo soltanto all'inizio, basti pensare, d'altra parte, che la riforma degli uffici del pubblico ministero non ha ancora esaurito l'iter legislativo. Con queste iniziative si e' appena colmato, e solo in parte, il grave ritardo nell'adozione di indispensabili strumenti legislativi per la lotta alla mafia. Sbaglia, dunque, chi ritiene siano stati compiuti decisivi passi in avanti. Adesso viene la parte più difficile: dotare gli uffici di adeguati mezzi logistici e formare le "nuove professionalità". Certamente non si parte da zero, ma non si può nemmeno parlare di situazione soddisfacente, come confermano i risultati poco esaltanti degli ultimi anni. La strada e' lunga e in salita e non servono scorciatoie di alcun tipo: neppure il ricorso ad eventuali leggi eccezionali. Probabilmente accadrà' di trovarsi ancora a dover piangere per lutti di mafia, ma guai se dovessimo lasciarci andare al senso di frustrazione e di impotenza che finora hanno accompagnato le tante, troppe, uccisioni di persone per bene.
GIOVANNI FALCONE

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